ogni giorno meglio

Ieri sono rientrata in ufficio dopo due settimane di malattia.
Concentrazione pari a zero, stanchezza infinita, un’ora per trascinarmi a casa, mi sentivo un lumino consumato.
Una cosa ho imparato dal mio corpo in questi anni: io ho bisogno di idratarmi costantemente e di integrare i sali minerali.
Sembra un’emerita sciocchezza, ma io funziono così se voglio stare in piedi.
E in effetti ieri sera ho comprato un energade (piuttosto che l’unica marca presente al supermercato) e mi ha restituito lucidità.
Tant’è che oggi quello diluito in acqua sciéta (in dialetto vuol dire liscia-inodore-incolore-insapore) mi ha cambiato la giornata.
Per carità, dopo il lauto pranzo a base di vellutata di zucca mi sono comunque addormentata in sala ristoro vicino al mio collega che giocava con la playstation e se fosse stato per me mi sarei accoccolata sulla sua spalla e avrei tirato almeno le 16.
E poi Lui mi ha detto che gli manco.
Ecco, forse è stato questo a migliorare il pomeriggio.

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wonderwoman

Visita di controllo dal chirurgo.
“Allora, Amanda, niente piscina e niente addominali per un mese.”
Sorrido.
Chi non vorrebbe vedersi vietati gli addominali?
“Quindi posso tornare in palestra?”
“Con calma, sarai un po’ debole.”

Ho riso quando ha detto “sarai un po’ debole”.
Non ci credo, io sono iperattiva, ho una marea di cose da fare per rimettermi in pari, persone da incontrare…
Stamattina esco per andare a preparare una visita guidata non troppo lontano da casa.
Dopo un’ora non mi reggevo in piedi.
Mi sono dovuta sedere per recuperare energia.
E dopo il “lauto” pranzo ho dormito per dure ore.
Perchè in effetti sono un po’ debole.

l’onda delle emozioni

Sono in convalescenza a casa e, a dire il vero, speravo di non restare ferma ma di ributtarmi nel lavoro.
Uno dei miei problemi è affrontare il vuoto senza programmare migliaia di attività o in alternativa di usare il cibo come sostituto.
Ricordo di aver letto/sentito che il Disturbo Alimentare è al pari di una dipendenza, ma se un alcolista può smettere di bere alcolici, una persona normale non può smettere di mangiare. Soffrire di DCA significa lottare ogni giorno con la propria dipendenza.
Quindi stare a casa (anche se riordino i libri o spolvero) significa chiacchierare tutto il giorno con i miei demoni interiori, cavalcare quell’onda di emozioni e cercare di non farmi sopraffare.
Per carità, niente è impossibile.
Speravo solo che l’euforia post intervento durasse un po’ di più.
Ma come dicono tutti: l’intervento non era al cervello.

ora di tornare a casa

Finito il ricovero, fatte le medicazioni, sono stata dimessa.
Tutto era stato organizzato al millimetro e ovviamente tutto è stato scombinato dalla realtà.
Ma è ora di tornare nella vita vera, affrontare nuovi e vecchi demoni della mente che si rifanno vivi e sussurrano strane cose, di ricominciare di nuovo e soprattutto capire che ne sarà – ad esempio – del mio lavoro.

un pezzo di me

E’ ora di fare coming out.
Da che sono adolescente ho un DCA ovvero un Disturbo del Comportamento Alimentare. E’ una malattia dalla quale non si guarisce mai del tutto e, soprattutto, ha uno spettro di manifestazioni opposte. Il sintomo più noto è l’anoressia, mentre quelli che tutti voglio ignorare sono la bulimia, il binge-eating e l’obesità.
Nell’arco di una vita, ma anche di un solo decennio, si oscilla da una parte all’altra, senza sosta e anche quando tutto sembra andare bene in realtà si soffre e tutto è collegato, il cibo, la propria fisicità, il corpo, l’involucro nel quale viviamo diventa lo specchio di molteplici disagi.
Ci sono persone che sono in grado di affrontare le sfide della vita, altre chiedono aiuto, altre apparentemente forti che somatizzano attraverso il corpo, la bocca, la gola.
Gli ultimi 20 anni hanno visto una forte sensibilizzazione dell’anoressia, abbiamo pena delle anoressiche così tristi-sole-malate…anzi, gli altri ce l’hanno perchè io provo solo una tremenda invidia.
E questo fa parte del mio DCA: invidiare la capacità di una persona di uccidersi attraverso la rinuncia al cibo, la capacità di controllare, di modellare un corpo.
Gli occhi di chi soffre di DCA non sono mai obiettivi.
Due anni fa ho intrapreso un percorso di cura: sono andata da LaStrizza, in un ambulatorio specializzato, con una equipe multidisciplinare.
Scritto in due righe sembra facile, ma è stato un atto di fede, una ricerca, una sfida.
La terapia è cominciata riordinando l’alimentazione e lavorando sulla percezione, sul mio corpo, sulle mie sensazioni, sul fatto che io sono il mio corpo.
Non dico di aver trovato l’equilibrio perfetto, ma ho capito dove cominciare.
Ad un certo punto ho accettato un’idea che covava da diversi anni: aiutare il mio corpo attraverso un intervento chirurgico.
La chirurgia bariatrica non è una cosa dell’ultimo anno televisivo di realtime ma esiste da decenni.
Alla fine la mia angoscia è stupida: come uscirà il pezzo di stomaco che mi toglieranno? Dove andrà? E soprattutto cosa ne sarà di lui?
Ho trovato le risposte che già intuivo: avrò un’incisione di 6 cm e verrà fatto scivolare fuori, poi verrà analizzato e alla fine incenerito tra i rifiuti speciali.
Non ho mai avuto gravidanze indesiderate o interventi, quindi è la prima volta che mi confronto con l’idea che un pezzo di me se ne andrà e non lo rivedrò mai più.

Forse sono pronta.
Forse no.
E’ ora di andare sotto ai ferri.

io – personale

Io sono miope.
Eppure ho scelto di non operarmi agli occhi perché io mi piaccio con gli occhiali, sono diventati un accessorio del mio abbigliamento, del mio stato d’animo e mi fanno sentire protetta.
Io porto gli occhiali.

Io mi mangio le unghie.
Non riesco a sopportare il gel sulle unghie e tendo a strapparmelo, quindi niente french manicure o artigli affilati.
Io uso sempre smalti colorati.

Io sono pigra.
Quindi raramente mi trucco bene, ma ho sempre una trousse per le emergenze.
Sto iniziando a mettermi il mascara.

Io sono grassa.
Lo sono sempre stata. Sono stata potenzialmente magra solo quando mi inducevo il vomito tutti i giorni.
Ho imparato a convivere con il mio corpo.
Ho imparato a vivere da sola.
Ho scoperto che gli uomini guardano le ragazze magre ma poi amano anche quelle grasse.
Ho provato a dimagrire.
Negli ultimi due anni ho perso 22 kg (in realtà erano di più ma una decina li ho ripresi).
Ho deciso durante il percorso di farmi tagliare un pezzo di stomaco.
Chirurgia bariatrica, ovvero un intervento malassorbitivo.
Lo faccio per la mia salute.
Nel frattempo ho ricominciato a frequentare una persona.
E la domanda più stupida che mi sto ponendo è: e se non gli piacessi più quando sarò magra  diversa?