the day after

Il giorno dopo due maree eccezionali (la prima dalle 12 alle 15 e la seconda dalle 20 alle 23) la città si ritrova paralizzata.
Paradossalmente Venezia è molto più brava a vivere il quotidiano con i piedi in ammollo piuttosto che far fronte alle necessità del giorno dopo.
O meglio i veneziani sanno convivere con la marea, ricordo ancora una delle mie prime maree eccezionali quando mi stupii che si continuava a fare la spesa ma soprattutto ad andare a bere il caffè al bar. Il vero problema sono i turisti che si tuffano (letteralmente) in acqua per un selfie.

E così il giorno dopo negozi, supermercati, bar, banche e tutto il resto chiusi per far uscire l’ultima acqua, pulire, disinfettare, sistemare, aggiustare i danni che inevitabilmente ci sono.
Il giorno dopo è quello in cui si fanno i conti con la realtà, in cui si torna letteralmente con i piedi per terra.

inizia l’autunno

I segni dell’autunno a Venezia sono semplici: meno turisti, meno corse dei mezzi pubblici la domenica, la maratona, il vento di scirocco e l’acqua alta.

Venicemarathon 2018

photo © Matteo BertolinIeri siamo sopravvissuti ai maratoneti in ammollo (foto dal web) e all’acqua alta, oggi ci prepariamo ad una marea eccezionale tant’è che musei, scuole e ospedali pubblici saranno chiusi.
Io uscirò di casa con gli stivali e un rosario!

dillo alla persona giusta

Finora ho tenuto la notizia della gravidanza abbastanza circoscritta un po’ per scaramanzia, un po’ per pudore, un po’ perché – soprattutto nell’ambiente delle guide – non ci sono colleghe particolarmente empatiche.

Però adesso è arrivato il momento di renderlo abbastanza noto: sto iniziando a lavorare meno e tra un paio di mesi abbondanti avrò un passeggino sotto mano.

Sabato sono andata ad un matrimonio e l’ho detto ad un mio ex capo che notoriamente è una comare e poi ad un’altra persona che ha dato avvio al ciclo sperato: la notizia ha iniziato a diffondersi.

Restano ancora, però, molto pudore e molta scaramanzia (però è anche vero che se dovesse accadere qualcosa di brutto avrei con me anche amici e conoscenti a supporto).

se ci sei batti un colpo

La prima volta che ho sentito the rugrat erano le 4 del mattino e temevo fosse un terremoto: il letto ha sobbalzato.
E mi ha fatto parecchia impressione.
Poi un po’ mi sono abituata a questa presenza aliena.

Spesso se sto lavorando in piedi o sono molto concentrata (che nel mio vocabolario vuol dire ansiosa) the rugrat tace.
E 8 ore di silenzio sono tante e così inizio a dire quelle cose che mai avrei pensato di fare come persona normale del tipo “buongiorno the rugrat, buongiorno mamma”, “mi dici ciao?”.
Una mattina l’ho pure svegliato con dei suoni fastidiosi.

Sì, lo so, me le farà pagare tutte.

nell’ingorgo della burocrazia

Forse ho capito perché solitamente si va in maternità due mesi prima del parto: per riuscire a seguire tutte le pratiche burocratiche legate all’aspettativa, al bonus bebè e a tutte quelle cialtronaggini che si richiedono.
e così inizia il mio gioco dell’oca…

  • l’INPS richiede, per iniziare l’iter, un certificato di gravidanza digitale
  • il mio medico di base si rifiuta di emettere il certificato digitale e mi manda dal mio ginecologo
  • il consultorio AIED che mi segue non riesce ad emetterlo perchè non abilitato
  • il consultorio pubblico mi dice: “senza un certificato dell’AIED non ti diamo niente”
  • il consultorio pubblico dice ancora: “non siamo ancora abilitati per emettere il certificato digitale, te lo diamo cartaceo e tu vai all’INPS”
  • INPS dice che accetta solo certificati digitali per avviare le pratiche della maternità
  • il CAF dice che accetta solo certificati digitali per avviare le pratiche della maternità per l’INPS
  • l’Ospedale dice di richiamare perchè c’è solo un medico abilitato al rilascio dei certificati digitali
  • … il giro ricomincia…

E nel frattempo a me è venuto un attacco di rabbia e di nervoso e prontamente the rugrat mi ha fatto notare che non gradiva il mio stato d’animo…la prossima volta mando lui per uffici.

la stanchitudine

Sì, lo so, non esiste il termine “stanchitudine”.

Fino a qualche tempo fa non credevo molto nel concetto di “stanchezza”, ho sempre pensato che fosse una forma di pigrizia e una questione mentale, per carità a volte tiravo 20-25 giorni lavorativi di fila e poi crollavo e per un giorno dormivo.
Adesso, invece, mi basta una giornata diversa dal solito, una passeggiata, sei ore in piedi in aeroporto e sono a pezzi.
Ieri, ad esempio, dopo aver camminato sono crollata: ho dormito dalle 17 alle 20 e dalle 21 alle 6 di questa mattina.
Perchè? Dove sono le mie forze?
La risposta dicono tutti sia semplice: è colpa di the rugrat.