Archivi categoria: a volte sono cattiva

la gentilezza

Io non mi considero una persona particolarmente gentile.
O meglio cerco di ridurre al minimo l’empatia e a mettere bene in chiaro i rapporti di forza.
Sì, lo so, c’è della disfunzionalità in tutto questo.

Parlo con uno studente, gli devo dire delle cose poco piacevoli.
Chiude la porta.
Si siede.
E io cerco di tenere il tono della voce basso e morbido.
Rispondo alle domande senza saccenza.
Sorrido.
Lui ha gli occhi rossi.
No, no, non piangere altrimenti finisce che piango pure io!
Mantengo tono dolce e sorriso.
Mi sento rassicurante.
Lo sarò stata veramente?

Ecco, ora ho bisogno di qualcuno con cui essere aggressiva.
Giusto per riequilibrare la giornata.


questioni etimologiche

Stavo vomitando tutte le mie ansie e paranoie al povero Dave.

“Non mi piacciono le persone con figli…”
“Amanda, le persone con figli si chiamano famiglie

E un meteorite mi ha centrata in pieno e credo che non sarà poi così veloce la mia ripresa.


consolidare gli stereotipi

Oggi avevo una visita guidata.
Sono ventinove donne e un uomo che fa loro da capogruppo.

Il signore si presenta.
Vengono da Israele.
“Sì, però mi fa lo sconto vero?”

Ecco, appunto.


io non ho pazienza

Arriva in ufficio uno che si spaccia per tecnico informatico.
Decanta le sue doti, è logorroico e già mi irrita.
“Allora, avrei bisogno di un database. Puoi farmelo in access o con qualunque programma preferisci, anche con mac o opensource.”
“…”
“se preferisci lavorare in html, va benissimo, restiamo offline.”
“…”
“Veramente, sentiti libero di scegliere lo strumento che ritieni più opportuno.”
“…”
“Che c’è?”
“Se vuoi ti faccio un foglio word.”

E da qui è andata sempre peggio.


eufemismi

“Ci occupiamo di monitoraggio.”
“Ma io vorrei uno sterminio.”
“Monitoraggio è un termine più elegante per indicare lo sterminio.”
“Ecco, allora vorrei uno sterminio non cruento.”

L’uomo del monitoraggio ed io non stavamo programmando una strage, bensì la decimazione della comunità topesca in ufficio.
Che io poi gli abbia chiesto di prenderli vivi e di portarseli via (vivi), è un’altra storia.


il silenzio è d’oro

Se non posso andare dalla parrucchiera allora vado dall’estetista a farmi i piedi che, poi, è una cosa che io considero super rilassante.
Musica di sottofondo.
Lettino riscaldato.
Addirittura la copertina perché è inverno.
Maschera ai piedi.
Massaggio.
Silenzio.
1 ora di pace.

“Signora…” chiamami ancora signora e ti rompo una gengiva (penso)
“mmm”
“Le consiglierei…”
“Se non è per chiedermi di che colore preferisco lo smalto, preferirei il silenzio.”
E ritorno in modalità pace.

Non mi ha messo lo smalto.


bocca mia, tasi

Ah, sì, ho visto “Inside out”.

Sto tenendo a freno le dita quando scrivo su skype, conto sempre fino a 10 prima di premere invio e così cancello e mi calo in un discreto silenzio.
Meglio essere taciturne che palesemente aggressive.

Il mio capo, che mi fa periodicamente arrabbiare (e per periodicamente intendo ciclicamente ogni ora), mi dice una cosa. Sento la battuta da nervosetta/isterica/poco gentile nel mio cervello, è lì che sta per uscire, ma deglutisco e non la dico.
Ce la posso fare per un po’ ancora.
Ma poco, sia chiaro.
Forse solo per oggi.