non chiamatelo baby shower

La moda è quella della festa pre-nascita che si fa tra il VII e VIII mese di gravidanza tra sole donne.
L’idea anglosassone è quella di un party con regalini e cotillons, giochini assurdi  e imbarazzanti, chiacchiere, menù, lista invitati, un tema…
Io ero un po’ in imbarazzo a fare una cosa del genere, poi alcune amiche mi hanno convinta comunque a condividere l’arrivo di the rugrat e così ho fatto una cosa più a mia immagine: un tea pomeridiano (poco inglese e più europeo) con le amiche.
In un locale piuttosto semplice ma con una buona scelta di tea, dei dolci casalinghi e attenzione al cliente, ho preparato dei piccoli segnaposto utili e dolci ed è stato un pomeriggio splendidamente familiare, allegro, ricco di amicizia.
E questa gravidanza oggi mi fa un po’ meno paura.
Domani non si sa…

dillo alla persona giusta

Finora ho tenuto la notizia della gravidanza abbastanza circoscritta un po’ per scaramanzia, un po’ per pudore, un po’ perché – soprattutto nell’ambiente delle guide – non ci sono colleghe particolarmente empatiche.

Però adesso è arrivato il momento di renderlo abbastanza noto: sto iniziando a lavorare meno e tra un paio di mesi abbondanti avrò un passeggino sotto mano.

Sabato sono andata ad un matrimonio e l’ho detto ad un mio ex capo che notoriamente è una comare e poi ad un’altra persona che ha dato avvio al ciclo sperato: la notizia ha iniziato a diffondersi.

Restano ancora, però, molto pudore e molta scaramanzia (però è anche vero che se dovesse accadere qualcosa di brutto avrei con me anche amici e conoscenti a supporto).

io mi faccio i selfie

Non ho mai amato le fotografie, sarà che non mi piaccio e rivedermi crea un discreto disagio.
Tra le altre cose io non posseggo specchi.
Però, da quando ho iniziato questo percorso e il mio viso è meno tondo e più triangolare, i miei lineamenti non mi dispiacciono. 
Sul resto del corpo ci sto ancora lavorando.
E se un vecchio amico mi dice “dai, facciamoci un selfie e mandiamolo a C.”…non declino l’offerta.

di gite

“Non andiamo mai da nessuna parte.”
“Lunedì sono libera, e tu?”
“Io anche…”

E così con una collega e amica sono andata in gita a Milano: treno di andata all’alba e ritorno al tramonto.
Dovevamo fare una full immersion di musei, ma a quanto pare il lunedì mattina è quasi tutto chiuso e così abbiamo giocato con i gatti della colonia felina del castello sforzesco, abbiamo camminato, criticato il restauro delle guglie del duomo e visto la mostra di Frida.

Mentre eravamo in Piazza Duomo ci siamo rese conto quanto piccina sia Venezia e che, in fondo, per visitare un qualunque posto è meglio muoversi in bassa stagione.

social media manager di me stessa

Non sono mai stata particolarmente “social” né nella vita vera né in quella digitale.
Il mio angolino è questo blog che è nato tanto tempo fa su splinder, luogo nel quale ho un nick name e fondamentalmente autoreferenziale.
Il lavoro però sta cambiando, l’essere free lance mi impone una socialità più attiva e quindi, pur di evitare faccialibro, ben vengano i gruppi di whatsapp, i blog ufficiali di lavoro, i profili linkedin e poi anche instagram.
Un mio collega mi ha insegnato a modificare le immagini e a scegliere i # anche se secondo me si tende ad essere prolissi.
Un altro mi consiglia di accettare collegamenti e commentare tanto le immagini altrui.
La Bestiaccia invece dice “se è un profilo professionale posta almeno 3 volte al giorno” e al mio “ma che cosa interessa alla gente?” lei mi ha imposto un selfie.
Sul serio, ce la posso fare ad essere più “social”.

parole tabù n.1

Quest’anno non voglio avere parole tabù nel mio vocabolario.
Iniziando dai sentimenti negativi:

Odio
Risentimento
Rabbia
Invidia
Astenia
Disinteresse
Noia
Solitudine
Abbandono

Quindi se volete farmi una domanda su di me, sui miei rapporti umani, scegliete pure a caso una delle opzioni qui sopra.
Andrà bene.