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le certezze di primavera

2017-04-27 18.11.08Due cose sono certe a Venezia: l’acqua alta e la biennale. Entrambe rappresentano un disagio e uno svago. 

Per il disagio ci siamo quasi, ma la città darà il suo meglio ai primi di maggio, per lo svago invece ci siamo già.
In attesa delle festone ci dilettiamo con nuove e inquietanti sculture…

Ora, per descriverlo io uso la parola “silos” anche se tutti lo stiamo chiamando “il dildo gigante” che in effetti….


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C’è sempre qualcosa di profetico nelle architetture di Carlo Scarpa o forse basta guardarle dal lato giusto.

 


per fortuna non scrivo recensioni

Ieri mi armo di pazienza, mamma e scarpe buone e sono andata per isole a camminare e con l’intento di vedere una mostra.
Un’ora e mezza per arrivare…(a fine giornata avevo cambiato 6 mezzi e la maggior parte con turisti insofferenti)
Entro nello spazio…
Tutto vuoto…
Domando all’annoiato guardiano dov’è la mostra e mi risponde sbadigliando che per problemi conservativi è stata chiusa un mese prima.
Vorrei battere i piedi a terra e arrabbiarmi con qualcuno.
Poi capisco che è una scusa come un’altra, che forse la chiusura anticipata della mostra coincide con eventi poco piacevoli accaduti in seno all’amministrazione della città, che probabilmente c’erano due visitatori al giorno e la sostenibilità economica ha preso il posto della “ragione culturale”.
A volte mi domando come fare a resistere in questa città.


teodora

Ieri ho fatto un tour guidato ad un gruppo di simpatiche signore: abbiamo visto una mostra e parlato di donne veneziane.
Nel gruppo la più giovane era una bambina vispetta di quasi sei anni con un vestito giallo molto tranquilla e molto educata.
Ogni tanto le davo dei compiti: l’ultimo è stato raggruppare le persone.
Lei è entrata seria nella libreria dov’erano tutte e ha detto a ciascuna:
“La guida ha detto che dovete uscire. SUBITO!”
Io la voglio sempre come assistente.


(non) va tutto bene

Un’opera per una mostra che inaugura questa settimana è bloccata chissà dove.
E quando il curatore e il mio capo mi chiedono quando arriva io abbozzo.
I cataloghi non sono pronti.
Un allestimento è in ritardo (no, il ritardo è tutt’altra cosa, è proprio in alto mare).
Un evento non è stato comunicato perché i materiali non sono pronti e questa volta non sono io che mi sono dimenticata di invitare le persone.
La stampa non mi dà feedback.

Io sto male.
Lo ammetto candidamente: io sto male.
Si chiama depressione e, per una volta, di tutte le cose di cui sopra non me ne frega assolutamente niente.


il crepuscolo fuori di me

Inizio a lavorare per le mostre di fine maggio e, come ogni anno, mi preparo psicologicamente agli orari improponibili, agli artisti, ai curatori, ai colleghi, a mettere da parte il lavoro all’aeroporto e nello stanzone per un po’, ai cambi veloci di vestiti mentre sono in ufficio, ai pranzi pianificati.
Quest’anno dalla mia parte ho un buon antidepressivo che mi rende decisamente meno aggressiva e più tranquillamente fatalista.
Anche quando si tratta di affrontare dei cambiamenti.
…esserci arrivata prima mi sarei evitata la gastrite…


i pomeriggi di una guida

Mi studio Susan Sontag.
Mi leggo pure Claudio Marra.
Riassunti.
Scarico da internet foto di quadri per fare il paragone tra arte classica e fotografia contemporanea.
E mi ritrovo con una visitatrice a cui tutto interessa meno che l’arte classica.
Però anche questa visita guidata è andata.
Sotto la prossima.