non mi manca

Stavo tornando a casa e ho visto il portone della Galleria dove allestivo le mostre appena accostato.
Ho bussato e sono entrata, perchè quello spazio per 9 anni è stato casa mia nel bene e nel male, e ho salutato il mio ex capo coperto di polvere e pittura, stanco e soprattutto sotto pressione.
Sta allestendo una brutta mostra che sarà a ridosso della Biennale. Una volta esponevamo Nomi dell’arte contemporanea (De Luigi avrebbe detto “gente di un certo livello”) adesso rimasugli di pessimi giovani artisti.
Una volta però c’ero anche io che fungevo da capro espiatorio e da valvola di sfogo alle sue ansie.
Nostalgia?
Assolutamente no.
Mi basta la puzza dei gelsomini in fiore per ricordarmi che c’è la Biennale anche quest’anno.

Annunci

non sono dubbi

I giorni si avvicinano, ma scorrono un po’ troppo lenti.
Per fortuna tra un paio di giorni parto e vado a fare una full immersion di musei che è una delle cose che mi rilassa di più.

Però ieri, anzichè fare la valigia per la vacanza, ho messo in ordine le cose per l’intervento perchè riordinare ha un valore catartico.
Ho riletto un paio di volte il consenso informato.
Informato è la parola chiave.
Io sono informata.
Ho avuto un crollo emotivo non indifferente.
Ma eccomi di nuovo in piedi, insonne, affamata, felice ma ansiosa.
Poi penso che sto frequentanto una persona a cui il mio fisico piace.
Rileggo il consenso informato: l’intervento non è considerato “estetico”.
Però il mio corpo cambierà.
E ci ho messo tanto ad accettare di conviverci e di non poterlo cambiare.

Ma come dice un vecchio amico: decidere e andare avanti.

Signori, è stato un onore suonare con voi stasera

Nel film “Titanic” di James Cameron, durante il naufragio, i musicisti continuano a suonare e il violinista dice la battuta di cui sopra.
Oggi mi sono sentita come il violinista sul Titanic.
Oggi è stato l’ultimo giorno di lavoro nello stanzone, la società con cui lavoro ha perso l’appalto, un’altra azienda è subentrata e ci sostituirà dalla settimana prossima con delle audioguide.
Se fossi stata sostituita da un’altra guida non mi sarebbe dispiaciuto così tanto, ma da una registrazione è una cosa che fa male e poi mi domando come si possa interagire con un tablet che non ti guarda, non dimostra calore umano, non fa cose pazze come chiederti quali sono le tue preferenze e adeguare la visita guidata.
Oggi abbiamo dato sfogo alle nostre conoscenze, il nostro canto del cigno: visite lunghe, dettagliate, serene, a misura di visitatore (c’è da dire che ce n’erano anche ben pochi).
In realtà come dovrebbero essere sempre, in pratica come non si può fare per i tempi stretti.
Poi, in chiusura, ho rifatto un giro delle sale, ho salutato le mie opere, ho chiuso la biblioteca e ho detto addio.
E un po’ ho pianto.

le certezze di primavera

2017-04-27 18.11.08Due cose sono certe a Venezia: l’acqua alta e la biennale. Entrambe rappresentano un disagio e uno svago. 

Per il disagio ci siamo quasi, ma la città darà il suo meglio ai primi di maggio, per lo svago invece ci siamo già.
In attesa delle festone ci dilettiamo con nuove e inquietanti sculture…

Ora, per descriverlo io uso la parola “silos” anche se tutti lo stiamo chiamando “il dildo gigante” che in effetti….

per fortuna non scrivo recensioni

Ieri mi armo di pazienza, mamma e scarpe buone e sono andata per isole a camminare e con l’intento di vedere una mostra.
Un’ora e mezza per arrivare…(a fine giornata avevo cambiato 6 mezzi e la maggior parte con turisti insofferenti)
Entro nello spazio…
Tutto vuoto…
Domando all’annoiato guardiano dov’è la mostra e mi risponde sbadigliando che per problemi conservativi è stata chiusa un mese prima.
Vorrei battere i piedi a terra e arrabbiarmi con qualcuno.
Poi capisco che è una scusa come un’altra, che forse la chiusura anticipata della mostra coincide con eventi poco piacevoli accaduti in seno all’amministrazione della città, che probabilmente c’erano due visitatori al giorno e la sostenibilità economica ha preso il posto della “ragione culturale”.
A volte mi domando come fare a resistere in questa città.

teodora

Ieri ho fatto un tour guidato ad un gruppo di simpatiche signore: abbiamo visto una mostra e parlato di donne veneziane.
Nel gruppo la più giovane era una bambina vispetta di quasi sei anni con un vestito giallo molto tranquilla e molto educata.
Ogni tanto le davo dei compiti: l’ultimo è stato raggruppare le persone.
Lei è entrata seria nella libreria dov’erano tutte e ha detto a ciascuna:
“La guida ha detto che dovete uscire. SUBITO!”
Io la voglio sempre come assistente.