nuove paranoie

Una cosa che non avevo messo in conto è essere una mamma con un dca.
Se io sto lavorando da anni sulla relazione con il mio corpo e sulle responsabilità che ho nei suoi confronti ora mi trovo ad avere delle responsabilità di salute anche nei confronti di the rugrat.
E mi scontro con il terrore che lei diventi come me, che sia fuori controllo e diventi grassa e che entri nel tunnel dei disturbi alimentari.
E ieri alla sua “pesa pubblica” è emerso che è aumentata di 1 kg, un po’ più della media, in un mese.
E io sono entrata in crisi.
Sarebbe successo ugualmente se non fosse cresciuta a sufficienza.
Credo che questo sia il risultato di un mix tra dca e la famosa “tristezza post-parto”.

Evviva.

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maternità e dca

Sopravvisuta alla gravidanza con un dca e una sleeve gastrectomy ora sto affrontando la maternità, anzi, sto affrontanto la famosa quarantena.
Facile?
Non direi.
Impossibile?
Non direi.
Più che altro è cercare ogni giorno di convivere con la paura e con l’unico modo che conosce il mio corpo per arginarla, ovvero mangiare.
Paura dell’inatteso, della capacità che ha the rurgat di evolversi e crescere ogni giorno, con la consapevolezza di non essere spesso “abbastanza” per lei, paura che lei mangi troppo/troppo poco/male, paura di non capirla…
E poi bisogna conciliare il tutto con la fame, i bisogni di sostanze che il mio corpo richiede in fase di allattamento, con questo “nuovo” corpo capace di produrre “cose” che fanno crescere the rugrat.
E quando sono sola un’ondata di emozioni che in parte conosco e in parte sono nuove e inesplorate mi travolge e lì ci si confronta con il dca.

Benvenuta in questo nuovo mondo!

cose di cui non vorreste leggere

Avere un disturbo alimentare è come convivere con una dipendenza ma senza scorciatoie o surrogati.
Io convivo con il mio DCA da 21 anni, è parte di me, è la mia zona di sicurezza e sto lavorando da anni su come far sì che non mi rappresenti.
Mai avrei immaginato la mia vita con un DCA e una gravidanza in corso, soprattutto non dopo un intervento di chirurgia bariatrica. Continua a leggere

io mi faccio i selfie

Non ho mai amato le fotografie, sarà che non mi piaccio e rivedermi crea un discreto disagio.
Tra le altre cose io non posseggo specchi.
Però, da quando ho iniziato questo percorso e il mio viso è meno tondo e più triangolare, i miei lineamenti non mi dispiacciono. 
Sul resto del corpo ci sto ancora lavorando.
E se un vecchio amico mi dice “dai, facciamoci un selfie e mandiamolo a C.”…non declino l’offerta.

le foto

Sono appena tornata da un fine settimana vacanziero costellato da diversi strani pensieri, ma fondamentalmente la prima vacanza dopo l’intervento di marzo.
Cos’è cambiato?
Non bevo più alcolici e divido le porzioni al ristorante con chi è con me che quindi si ritrova a mangiare più di una porzione e mezza. 
Ma soprattutto è cambiata la forma del mio viso.
Ho rivisto due foto: una di circa 3 anni fa e una di ieri.
Sono passati 3 anni e più di 30 kg.
E sorrido.
Ma forse anche per altri motivi.

il tempo

In ufficio mi hanno proposto un rinnovo temporaneo del contratto e io ho chiesto di poter avere un par-time.
Perchè?
Perchè voglio dedicarmi del tempo, mantenere i contatti con le agenzie con cui già lavoro, visitare mostre, formarmi, riposarmi.
Voglio imparare a gestire il mio tempo, godermi il vuoto, imparare a gestirlo senza paura.
Si cambia.
Si cresce.

l’onda delle emozioni

Sono in convalescenza a casa e, a dire il vero, speravo di non restare ferma ma di ributtarmi nel lavoro.
Uno dei miei problemi è affrontare il vuoto senza programmare migliaia di attività o in alternativa di usare il cibo come sostituto.
Ricordo di aver letto/sentito che il Disturbo Alimentare è al pari di una dipendenza, ma se un alcolista può smettere di bere alcolici, una persona normale non può smettere di mangiare. Soffrire di DCA significa lottare ogni giorno con la propria dipendenza.
Quindi stare a casa (anche se riordino i libri o spolvero) significa chiacchierare tutto il giorno con i miei demoni interiori, cavalcare quell’onda di emozioni e cercare di non farmi sopraffare.
Per carità, niente è impossibile.
Speravo solo che l’euforia post intervento durasse un po’ di più.
Ma come dicono tutti: l’intervento non era al cervello.