non chiamatelo baby shower

La moda è quella della festa pre-nascita che si fa tra il VII e VIII mese di gravidanza tra sole donne.
L’idea anglosassone è quella di un party con regalini e cotillons, giochini assurdi  e imbarazzanti, chiacchiere, menù, lista invitati, un tema…
Io ero un po’ in imbarazzo a fare una cosa del genere, poi alcune amiche mi hanno convinta comunque a condividere l’arrivo di the rugrat e così ho fatto una cosa più a mia immagine: un tea pomeridiano (poco inglese e più europeo) con le amiche.
In un locale piuttosto semplice ma con una buona scelta di tea, dei dolci casalinghi e attenzione al cliente, ho preparato dei piccoli segnaposto utili e dolci ed è stato un pomeriggio splendidamente familiare, allegro, ricco di amicizia.
E questa gravidanza oggi mi fa un po’ meno paura.
Domani non si sa…

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teodora

Ieri ho fatto un tour guidato ad un gruppo di simpatiche signore: abbiamo visto una mostra e parlato di donne veneziane.
Nel gruppo la più giovane era una bambina vispetta di quasi sei anni con un vestito giallo molto tranquilla e molto educata.
Ogni tanto le davo dei compiti: l’ultimo è stato raggruppare le persone.
Lei è entrata seria nella libreria dov’erano tutte e ha detto a ciascuna:
“La guida ha detto che dovete uscire. SUBITO!”
Io la voglio sempre come assistente.

vi stupirò con i miei effetti speciali

Oggi ho fatto la mia prima visita guidata per don turismo.
Ero piuttosto baldanzosa, poi preoccupata, poi nauseata e infine terrorizzata.
Mi armo di sorriso, parole semplici (perché devo parlare a dei ragazzini di 10 anni) e puntatore laser comprato su internet.
Mi presento, parlo, faccio domande e illumino (letteralmente) il soffitto, non le loro menti.
La domanda più importante che mi hanno fatto:
“Ma perché il tuo laser è rosso e gli altri ce l’hanno verde?”

il camion

Stamattina in vaporetto sale una classe dell’ultimo anno d’asilo che sta andando in “gita”.
Tre educatrici e dieci bambini.
Abituati ad andare in battello sono più emozionati per l’ora d’aria.
Passiamo davanti ad una riva dove, fino a febbraio, ci sono le giostre.
“Maestra, guarda!!! Un camion!!”
Tutti i bambini sono emozionati.

Perché in una città come questa, in cui le macchine non ci sono, è più facile stupirsi per un camion che per il bruco-mela.

esegesi dei supereroi

Ho lavorato per una compagnia con un brand consolidato, orientata ad un pubblico di bambini ma anche ai quei bambini che sono cresciuti, fidelizza il suo target di riferimento.
A me crea attacchi di panico.
Non sono una loro cliente.
Comunque, avevo il loro logo ed ero in aeroporto.
Attacca bottone con me un bambino, incuriosito da questo aggeggio con il logo.
“Conosci questa società?”
“Ma io sono grande! Io guardo Spiderman!”
E finche entrambi aspettavamo un volo abbiamo parlato da dove escono le ragnatele dell’uomo ragno, di Batman e di quanto poco le generazioni d’oggi considerino Robin, di Silverman (che non so chi sia), di Superman e della criptonite, ma anche di Wolverine (oscillando tra DC e Marvel), del centro del potere, di spin-off e cross over.
“Però sai che male se Wolverine ti fa il solletico.”
“Io non soffro il solletico.”
E siamo tornati sui nostri discorsi seri: vero, mai divagare.