che ne sarà di noi

La vita scorre serena, nel mio angolino veneziano non si sono mai perse le buone abitudini dei negozi di vicinato, della spesa “piccola” giornaliera, del pane fresco, del macellaio che fa le polpette, del caffè al bar, delle chiacchiere in via (l’unica di tutta la città).
Qui i bambini hanno sempre giocato al parco e davanti alla chiesa e qui continuiamo a farlo, come un’unica e grande comunità.
La differenza è che adesso ci tocca giocare anche al mattino.
E io, che lavoro nel turismo, mi guardo intorno e ho paura.
Paura di non riuscire ad avere reddito.
E mi sembra più che sufficiente come paura, visto che ho the rugrat da mantenere.
E poi…asili chiusi e quindi the rugrat e io sempre insieme.
Faccio la mamma.

“Torneresti indietro?”
“No. Prenderei un gatto.”

E sono seria.

non è più quello di una volta

The rugrat ha avuto febbre e otite per tre giorni, ovviamente a Natale, ora si è ripreso alla grande, in compenso la famiglia è decimata tra bronchite, febbre, mal di testa, spossatezza e per fortuna abbiamo fatto tutti il vaccino antinfluenzale.

Ma non è solo la salute a non essere più quella di una volta, ma anche i ritmi (stare a letto a poltrire, stare a tavola a giocare a scarabeo durante le feste) e i soldi.
Mi faccio due conti in tasca e devo decidere cosa tagliare anche dell’indispensabile.
E fa male.

nell’ingorgo della burocrazia (2)

Pensavo di averle viste tutte, poi mi sono scontrata con la maternità.
Se richiedere l’ISEE è stato abbastanza semplice (due ore di viaggio e dieci minuti di pratica), il rapporto con l’INPS è tutta un’altra storia.
Il sito internet che fa quello che vuole.
Le schermate che appaiono a mesi di distanza e per fleggare una casella devi pregare Shakti, il contact center che ti scrive ma non ti chiama perchè i loro telefoni non funzionano…e potrei andare avanti all’infinito.
La prossima volta vado in un caf: dieci minuti di pratica, due ore di viaggio.

normalmente incasinata

Ok, manca poco.
Io sono tecnicamente in maternità, faccio analisi su analisi, frequento corsi di preparazione alla nascita, frequento altre donne gravide, compro prodotti omeopatici che dovrebbero aiutare qualcosa.
Insomma, faccio quello che la società si aspetta che io faccia.
Eppure sono terrorizzata non tanto del parto, quanto del non volere bene a the rugrat, ho paura di aver voglia di non avere niente a che fare con questo nuovo essere, ho paura che non sia sano, che non lo sia abbastanza, che io non sia abbastanza per lui.

Ce ne faremo una ragione.

formarsi

Ho più volte programmato un anno sabbatico senza mai riuscire a farlo, adesso posso godermi un paio di mesi sabbatici prima dell’arrivo di the rugrat.
E cosa si fa in un periodo del genere?
Si studia, ci si forma.
E così un po’ a rilento mi concedo conferenze, visite a mostre, pubblic relations e progetti.
Sperando che servano per il prossimo futuro.

l’ultimo giorno

In questo lavoro d’ufficio mi sono abituata ad avere tanti “ultimi giorni” perché ho avuto tutta una serie di contratti a tempo determinato.
Non ho mai avuto struggimenti d’animo, sono sempre stata piuttosto fatalista tra un rinnovo e l’altro, ma oggi è proprio l’ultimissimo giorno di lavoro.
Da domani sarò in ferie, tra due settimane in maternità e l’ultimo giorno di dicembre scadrà il mio contratto.
Non sono preoccupata, ho un buon piano per il 2019: fare la guida e l’accompagnatore turistico, ovvero ricominciare a fare quello che veramente mi piace e mi fa stare bene.
Certo, uno stipendio mensile, i buoni pasto e la malattia sono una gran cosa, ma a volte credo che la felicità valga ben di più.
E quindi: arrivederci!