Archivi categoria: buoni propositi inutili

progettare è darsi speranza

Con un’agenzia faccio delle passeggiate tematiche che progetto direttamente, quindi sono le mie creature.
Su alcune credo poco e invece ottengo feedback stupendi, altre mi sembrano la quintessenza della bellezza e nessuno le prenota.
Ieri facciamo un riepilogo della stagione e pensiamo a nuove proposte per il 2018.
A me queste cose entusiasmano, addirittura mi propone date fisse e altri tour.
Poi penso al percorso medico che sto seguendo e alla svolta che dovrebbe esserci e sono terrorizzata e felice.
Poi penso alle altre agenzie, allo stanzone e a come potrei organizzarmi serenamente.
Poi penso a quell’idea sempre più necessaria di avere un figlio e devo solo stringere ai fianchi.
Poi torno in ufficio e siamo io, la mia compagna di banco, il mio capo, l’altra collega…e sale la tristezza.

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gli esami non finiscono mai

E neppure le buone abitudini, vorrei dire.
Sto dando l’affondo finale allo studio per l’esame da guida, per fortuna un’agenzia mi ha disdetto questa domenica lavortiva e quindi ho 24 ore quasi ininterrotte per studiare o per lo meno per arrivare al punto di svolta.
Una delle strategie che ho per studiare bene è: non essere immersa nel silenzio e cucinare.
La cucina impone un tempo di attesa, alzarsi, controllare, lasciar riposare e poi c’è il profumo.
Inizia il freddo e con l’occasione di questa giornata studiosa ho messo in forno una ciambella senza tutto (senza uova, senza latte, senza burro…) che probabilmente non mangerò, perchè a me basta cucinare, e che porterò in ufficio domani.

Purtroppo per gli esami medici cucinare non serve.


un’estate volata via

Sì, per me l’esatte è finita.
A Venezia sono state posizionate le passerelle per l’acqua alta, io ho messo la coperta, le giornate sono corte, i vaporetti al mattino o saltano le corse o sono pieni (o tutte e due), al bar hanno ricominciato a fare la pasta al forno per pranzo, la palestra ha riaperto, io esco con il soprabito. 

Estate che avrebbe dovuto esserci, ma che non c’è stata o che avrebbe dovuto essere diversa.

Quest’anno doveva andare diversamente: tempi, lavori, modi e attitudini diversi. 
Rimando al prossimo, ma la sensazione di non avere abbastanza tempo per fare tutto mi resta.


cambiamenti

I cambiamenti non mi piacciono, ma cerco di affrontarli, sto imparando ad affrontarli.

LaStrizza ha cambiato studio e ieri ho conosciuto la sua sostituta. Non è stato facile, ma ho pianto ugualmente bene.

L’esame è stato un fallimento, non per questo non tornerò mai più in Sicilia (forse a Messina no), ma ho il piano B e C per prendere questa maledetta abilitazione come guida.

Il lavoro sta cambiando: mi hanno chiesto di dimettermi per poi riassumermi a settembre. Tecnicamente sono disoccupata ma l’ufficio ha un diritto di prelazione su di me. Non mi sento in vacanza, ma neppure disoccupata.

La bestiaccia ha problemi al lavoro, forse andrà via da Venezia e io sarò un po’ più sola o forse definitivamente sola.

Sto affrontando una grande paura che potrebbe portare ad una svolta nella mia salute.


La debacle

A volte, anzi spesso, le cose non vanno come dovrebbero, o meglio come vorremmo. Sfidiamo la sorte, le nostre capacità e succede che il mondo ci è contromano e si fa un tonfo. Io ho fatto un grande tonfo, c’è ancora il buco per terra, cerco di analizzare dove ho sbagliato, perché nel momento topico mi sono fatta travolgere da un attacco di panico che mi ha bloccato il respiro, la voce, gli occhi, la mente. Cerco di non incolparmi degli errori, delle mie debolezze, del flusso della vita. Mi ripeto che è solo un momento della vita, che le persone che mi hanno esaminato non le rivedrò mai più, ch può succedere, che io non sono questo momento. Però non è facile, per lo meno non di fronte alle sfide che ho di fronte.

E vorrei solo dormire e non svegliarmi per non pensarci mai più.


non voglio aver bisogno di un uomo

In un impeto di follia, una notte, ho deciso che volevo rinnovare la magione.
Avere più spazio, soprattutto mentale.
Non ho fatto un vero e proprio piano, più che altro mi sono lasciata trasportare dall’impeto.
LaStrizza dice che è abbastanza normale sentire il bisogno di sistemare e di fare “altro” mentre si mette ordine nella propria testa e il fatto di avere una certa (e temporanea) stabilità lavorativa ha scatenato il tutto.
Insomma, progetto, faccio, disfo, rifaccio.
Inizio dallo sgabuzzino.
Cerco e cambio le tende arrampicandomi sulla scala e litigando con un cacciavite e ingoiando viti.
Compro la pittura, dopo aver scelto il colore e sentito millemila consigli, mi cimento con una pistola spray, con un rullo con il serbatoio e finisco a darla di pennello.
Sistemo scarpe, sposto mobili, compro cose.
E non vedo la fine.
In tutto questo non mi perdo d’animo quando non ce la faccio.
Sul serio avrei voluto delegare alcune cose a qualcuno che è capace (e di solito è un uomo), ma poi mi sono detta: testa mia, casa mia, problemi miei.


grandi lavori in piccoli spazi

Sarà il mio tumulto interiore, fatto sta che la mia casa sembra un magazzino di un accumulatore compulsivo.
In realtà ho deciso – non si sa come – di iniziare  da mettere in ordine, ripulire, ridipingere lo sgabuzzino/lavanderia, archiviare le scarpe e via dicendo.
Ma la parola chiave è “ridipingere” con la pistola spray.
E il colore deve essere molto liquido, quindi gocciola.
La pistola spruzza non solo il muro e siccome io sono una persona “furba” ho giocato al body painting in mutande…sia mai che debba lavare dei vestiti.
Per fortuna il colore è idrolavabile e sotto la doccia se ne è andato dal mio corpo.
Stasera faccio l’altro mezzo sgabuzzino perchè, in tutto questo, ci metto tantissimo tempo e faccio le cose a pezzi.