normalmente incasinata

Ok, manca poco.
Io sono tecnicamente in maternità, faccio analisi su analisi, frequento corsi di preparazione alla nascita, frequento altre donne gravide, compro prodotti omeopatici che dovrebbero aiutare qualcosa.
Insomma, faccio quello che la società si aspetta che io faccia.
Eppure sono terrorizzata non tanto del parto, quanto del non volere bene a the rugrat, ho paura di aver voglia di non avere niente a che fare con questo nuovo essere, ho paura che non sia sano, che non lo sia abbastanza, che io non sia abbastanza per lui.

Ce ne faremo una ragione.

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formarsi

Ho più volte programmato un anno sabbatico senza mai riuscire a farlo, adesso posso godermi un paio di mesi sabbatici prima dell’arrivo di the rugrat.
E cosa si fa in un periodo del genere?
Si studia, ci si forma.
E così un po’ a rilento mi concedo conferenze, visite a mostre, pubblic relations e progetti.
Sperando che servano per il prossimo futuro.

l’ultimo giorno

In questo lavoro d’ufficio mi sono abituata ad avere tanti “ultimi giorni” perché ho avuto tutta una serie di contratti a tempo determinato.
Non ho mai avuto struggimenti d’animo, sono sempre stata piuttosto fatalista tra un rinnovo e l’altro, ma oggi è proprio l’ultimissimo giorno di lavoro.
Da domani sarò in ferie, tra due settimane in maternità e l’ultimo giorno di dicembre scadrà il mio contratto.
Non sono preoccupata, ho un buon piano per il 2019: fare la guida e l’accompagnatore turistico, ovvero ricominciare a fare quello che veramente mi piace e mi fa stare bene.
Certo, uno stipendio mensile, i buoni pasto e la malattia sono una gran cosa, ma a volte credo che la felicità valga ben di più.
E quindi: arrivederci!

la sindrome del nido

Quando leggo su internet che è normale avere poca voglia di lavorare e tanto desiderio di stare a casa a sistemare il nido per il nascituro, mi sento quasi normale.

E così sabato mi ritrovo a montare fasciatoio, carrozzina e culla.
E poi lunedì sera a smontare tutto, perché occupano spazio e – diciamocelo – inducono ansia.

C’è tempo.
Credo.

non chiamatelo baby shower

La moda è quella della festa pre-nascita che si fa tra il VII e VIII mese di gravidanza tra sole donne.
L’idea anglosassone è quella di un party con regalini e cotillons, giochini assurdi  e imbarazzanti, chiacchiere, menù, lista invitati, un tema…
Io ero un po’ in imbarazzo a fare una cosa del genere, poi alcune amiche mi hanno convinta comunque a condividere l’arrivo di the rugrat e così ho fatto una cosa più a mia immagine: un tea pomeridiano (poco inglese e più europeo) con le amiche.
In un locale piuttosto semplice ma con una buona scelta di tea, dei dolci casalinghi e attenzione al cliente, ho preparato dei piccoli segnaposto utili e dolci ed è stato un pomeriggio splendidamente familiare, allegro, ricco di amicizia.
E questa gravidanza oggi mi fa un po’ meno paura.
Domani non si sa…

nell’ingorgo della burocrazia

Forse ho capito perché solitamente si va in maternità due mesi prima del parto: per riuscire a seguire tutte le pratiche burocratiche legate all’aspettativa, al bonus bebè e a tutte quelle cialtronaggini che si richiedono.
e così inizia il mio gioco dell’oca…

  • l’INPS richiede, per iniziare l’iter, un certificato di gravidanza digitale
  • il mio medico di base si rifiuta di emettere il certificato digitale e mi manda dal mio ginecologo
  • il consultorio AIED che mi segue non riesce ad emetterlo perchè non abilitato
  • il consultorio pubblico mi dice: “senza un certificato dell’AIED non ti diamo niente”
  • il consultorio pubblico dice ancora: “non siamo ancora abilitati per emettere il certificato digitale, te lo diamo cartaceo e tu vai all’INPS”
  • INPS dice che accetta solo certificati digitali per avviare le pratiche della maternità
  • il CAF dice che accetta solo certificati digitali per avviare le pratiche della maternità per l’INPS
  • l’Ospedale dice di richiamare perchè c’è solo un medico abilitato al rilascio dei certificati digitali
  • … il giro ricomincia…

E nel frattempo a me è venuto un attacco di rabbia e di nervoso e prontamente the rugrat mi ha fatto notare che non gradiva il mio stato d’animo…la prossima volta mando lui per uffici.

la stanchitudine

Sì, lo so, non esiste il termine “stanchitudine”.

Fino a qualche tempo fa non credevo molto nel concetto di “stanchezza”, ho sempre pensato che fosse una forma di pigrizia e una questione mentale, per carità a volte tiravo 20-25 giorni lavorativi di fila e poi crollavo e per un giorno dormivo.
Adesso, invece, mi basta una giornata diversa dal solito, una passeggiata, sei ore in piedi in aeroporto e sono a pezzi.
Ieri, ad esempio, dopo aver camminato sono crollata: ho dormito dalle 17 alle 20 e dalle 21 alle 6 di questa mattina.
Perchè? Dove sono le mie forze?
La risposta dicono tutti sia semplice: è colpa di the rugrat.