Archivi categoria: buoni propositi inutili

La debacle

A volte, anzi spesso, le cose non vanno come dovrebbero, o meglio come vorremmo. Sfidiamo la sorte, le nostre capacità e succede che il mondo ci è contromano e si fa un tonfo. Io ho fatto un grande tonfo, c’è ancora il buco per terra, cerco di analizzare dove ho sbagliato, perché nel momento topico mi sono fatta travolgere da un attacco di panico che mi ha bloccato il respiro, la voce, gli occhi, la mente. Cerco di non incolparmi degli errori, delle mie debolezze, del flusso della vita. Mi ripeto che è solo un momento della vita, che le persone che mi hanno esaminato non le rivedrò mai più, ch può succedere, che io non sono questo momento. Però non è facile, per lo meno non di fronte alle sfide che ho di fronte.

E vorrei solo dormire e non svegliarmi per non pensarci mai più.


non voglio aver bisogno di un uomo

In un impeto di follia, una notte, ho deciso che volevo rinnovare la magione.
Avere più spazio, soprattutto mentale.
Non ho fatto un vero e proprio piano, più che altro mi sono lasciata trasportare dall’impeto.
LaStrizza dice che è abbastanza normale sentire il bisogno di sistemare e di fare “altro” mentre si mette ordine nella propria testa e il fatto di avere una certa (e temporanea) stabilità lavorativa ha scatenato il tutto.
Insomma, progetto, faccio, disfo, rifaccio.
Inizio dallo sgabuzzino.
Cerco e cambio le tende arrampicandomi sulla scala e litigando con un cacciavite e ingoiando viti.
Compro la pittura, dopo aver scelto il colore e sentito millemila consigli, mi cimento con una pistola spray, con un rullo con il serbatoio e finisco a darla di pennello.
Sistemo scarpe, sposto mobili, compro cose.
E non vedo la fine.
In tutto questo non mi perdo d’animo quando non ce la faccio.
Sul serio avrei voluto delegare alcune cose a qualcuno che è capace (e di solito è un uomo), ma poi mi sono detta: testa mia, casa mia, problemi miei.


grandi lavori in piccoli spazi

Sarà il mio tumulto interiore, fatto sta che la mia casa sembra un magazzino di un accumulatore compulsivo.
In realtà ho deciso – non si sa come – di iniziare  da mettere in ordine, ripulire, ridipingere lo sgabuzzino/lavanderia, archiviare le scarpe e via dicendo.
Ma la parola chiave è “ridipingere” con la pistola spray.
E il colore deve essere molto liquido, quindi gocciola.
La pistola spruzza non solo il muro e siccome io sono una persona “furba” ho giocato al body painting in mutande…sia mai che debba lavare dei vestiti.
Per fortuna il colore è idrolavabile e sotto la doccia se ne è andato dal mio corpo.
Stasera faccio l’altro mezzo sgabuzzino perchè, in tutto questo, ci metto tantissimo tempo e faccio le cose a pezzi.


voglia di rinnovare

Decido di fare ordine nel buco nero che ho sotto al letto ed è stata meno tragica del previsto.
In realtà non c’era molto da fare.
Però ho bisogno di sfoltire le cose in casa, di avere più “spazio” visivo, più ordine, più pace, più razionalità.
Se metto ordine nella mia testa devo farlo anche attorno a me.
E in tutto questo decluttering forzato, nel razionalizzare, cambiare, spostare c’è solo un gran casino.
Potrebbero girare una puntata di “Sepolti in casa“.


il diritto acquisito

Nel magico mondo dei freelance la malattia stagionale o comunque leggera (influenza, bronchite, sciatica…potrei fare un elenco lungo come la mia esperienza ipocondriaca) non è contemplata.
Fondamentalmente lavori e ti riempi di qualunque droga ti possa tenere in piedi.
Riduci al minimo indispensabile il riposo.
Magari non rendi al 100% ma cerchi di dare comunque qualcosa.
Io, per lo meno, ho sempre fatto così.
Questa settimana una febbre piuttosto alta mi ha bloccata.
Un pomeriggio ho resistito.
La mattina dopo ero in permesso orario per un concorso (stendiamo un velo pietoso) sostenuto con una discreta temperatura.
Il pomeriggio sono andata dal dottore.
E ho preso un giorno di malattia.
Mi sembra quasi incredibile questo “diritto acquisito” e, visto che posso fino alla scadenza del contratto, non farò l’eroe.


I nodi

Da diverse settimane ho ricominciato ad andare da LaStrizza regolarmente, mi sono detta che andava bene lo stacanovismo ma dovevo a me stessa qualcosa. Stiamo affrontando dei temi “caldi” dei quali non ho mai parlato e che sono lì che premono e chiedono di essere tenuti in considerazione. In questo marasma di idee, sentimenti, emozioni e necessità le ho detto che sono molto sola, non ne soffro, ma letteralmente: se dovessi fare gli inviti per una festa la mia lista sarebbe piuttosto scarna. Da lì siamo partite per capire come mi proteggo da alcune paure e “nodi” e l’isolamente affettivo e sociale è uno di questi. Secondo lei saperlo, in teoria, dovrebbe aiutarmi a mettere delle pezze e a impare a tessere lentamente e di nuovo dei rapporti che siano sulla mia misura. Una volta i miei nodi erano solo quelli che avevo con i capelli lunghi.


sliding doors

Oggi avrei dovuto partire.
15 giorni dopo la fine del corso di web design, giusto in tempo per fare lo zaino.
Prima che la stagione turistica veneziana iniziasse a pieno regime.
E’ un viaggio che mi chiama e ho il terrore di non riuscire più a farlo.

A quest’ora, oggi, nella mia vita parallela sono su un areo e sto guardando fuori dal finestrino, sperando di trovare il mio zaino al carosello nell’aeroporto di destinazione.

Nell’altra vita sono alla mia scrivania, ho gli occhi lucidi perchè sono giorni che piango, maledetta depressione e maledetta primavera.