di buoni propositi

Per il 2018 il mio buon proposito è di non fare acquisti on-line.
Gennaio è stato un mese di disintossicazione e come tale non è stata facile, ma ho resistito. 
Ogni tanto faccio liste di desideri su amazon, riempio carrelli di scarpe e vestiti, navigo e desidero senza però arrivare alla fase del pagamento.

Per il 2019 ho già un buon proposito e questa cosa mi spaventa non poco. Siamo solo a fine maggio.

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c’era una volta un blog…

…in cui mi sentivo libera di scrivere, di raccontarmi, di parlare delle sciocchezze e delle cose importanti.
Sono passata dalla tesi alle lamentele sul lavoro, dalle delusioni per un’ansia perenne agli amori tormentati, dalla depressione all’intervento, dalle mie questioni con LaStrizza a tutto il resto.
E’ da un po’ che non mi sento libera di scrivere ma ho deciso che, passato questo momento critico di indecisione, dopo la bella gita che ho in previsione a Berlino, superato l’orrendo scoglio dei 35 anni, ricomincerò a scrivere a getto continuo.
Perchè questo blog è ancora mio, ancora il mio spazio, ancora il mio diario.

il tempo

In ufficio mi hanno proposto un rinnovo temporaneo del contratto e io ho chiesto di poter avere un par-time.
Perchè?
Perchè voglio dedicarmi del tempo, mantenere i contatti con le agenzie con cui già lavoro, visitare mostre, formarmi, riposarmi.
Voglio imparare a gestire il mio tempo, godermi il vuoto, imparare a gestirlo senza paura.
Si cambia.
Si cresce.

parole tabù n.1

Quest’anno non voglio avere parole tabù nel mio vocabolario.
Iniziando dai sentimenti negativi:

Odio
Risentimento
Rabbia
Invidia
Astenia
Disinteresse
Noia
Solitudine
Abbandono

Quindi se volete farmi una domanda su di me, sui miei rapporti umani, scegliete pure a caso una delle opzioni qui sopra.
Andrà bene.

per dire cosa ho deciso nel 2018

Le inchieste su Amazon si sprecano, siamo partiti da Report ben 5 anni fa che sollevava la questione delle tasse che non venivano pagate certo in Italia, all’hub piacentino con i contratti a chiamata, i turni massacranti e tutto quello che sentiamo in questi giorni.

Lo ammetto: non mi ero mai domandata cosa ci fosse dietro ad un click.
E ora come molti mi domanda se e quanto sia giusto comprare tramite amazon?

Credo che la differenza sia come quella tra gli onnivori che comprano tutto/comunque/ovunque, i vegetariani che evitano la carne ma mangiano uova e pesce, i vegani e i fruttariani.

Io non credo riuscirei ad essere intransigente: da un lato vivo in una città che ha delle serie difficoltà nell’offerta di prodotti e nella loro reperibilità (per non parlare del trasporto). Provate a immaginare di voler comprare, ad esempio, una stampante. Prendere due o tre mezzi di cui uno è un vaporetto, andare in un centro commerciale in terraferma e poi portare a casa il tutto senza avere un mezzo di trasporto.
Dall’altro è anche vero che per l’acquisto di beni standard mi reco comunque in un grande magazzino (aperture festive, domenicali, serali…c’è anche questa questione) e quindi mi affido alle catene.

Se amazon sfrutta i suoi lavoratori è anche vero che i commessi della grande distribuzione non se la passano particolarmente bene.

Acquistare on-line attiva l’economia (trasporti su terra, acqua, consegne) e incide sull’inquinamento,  acquistare nei negozi salvaguarda – in parte – l’economia del territorio però le grandi catene fagocitano comunque i piccoli commercianti.

Acquistare on-line consente un risparmio spesso notevole che grava però sulle spalle dei piccoli produttori. E come cerco di comprare verdura a Km 0 così posso farcela con una televisione?

Io non voglio essere una di quelle che boicotta per principio le multinazionali, voglio solo provare a fare un acquisto critico.

E quindi il mio buon proposito per il 2018 è: evitare gli acquisti on-line. 
Viaggi esclusi.

pianificare: l’agenda colorata

Leggevo un articolo su come sfruttare il tempo quando si è free lance e l’autore consigliava di dividere i progetti per colori e riempire l’agenda (o un foglio excell) per capire quanto tempo si dedica ad una cosa piuttosto che ad un’altra.

Avevo fatto un esercizio simile (un grafico a torta) anche con LaStrizza che sta cercando di convincermi a farmi una vita, perchè dedico troppo tempo al lavoro, poco alla salute, praticamente nulla al tempo libero e alle relazioni sociali a meno che non sia tutto finalizzato a produrre qualcosa (corsi, abilitazioni e tutto quello che ci ruota attorno).

Fatto sta che io l’agenda me la faccio, letteralmente, iniziando da un quaderno bianco, ed è una via di mezzo tra un’agenda classica e un bullet journal, divido gli impegni per colore (rosa è la salute, verde invece le visite guidate con un’agenzia, blu per l’aeroporto…) ma non ne ho ancora assegnato uno per l’ufficio che riempie 9 ore della mia giornata, mi piace avere una visione quindicinale e preferisco i 16-18 mesi.

Io resto pronta, che non si sa mai.
Magari come prossimo lavoro disegnerò agende.