nell’ingorgo della burocrazia

Forse ho capito perché solitamente si va in maternità due mesi prima del parto: per riuscire a seguire tutte le pratiche burocratiche legate all’aspettativa, al bonus bebè e a tutte quelle cialtronaggini che si richiedono.
e così inizia il mio gioco dell’oca…

  • l’INPS richiede, per iniziare l’iter, un certificato di gravidanza digitale
  • il mio medico di base si rifiuta di emettere il certificato digitale e mi manda dal mio ginecologo
  • il consultorio AIED che mi segue non riesce ad emetterlo perchè non abilitato
  • il consultorio pubblico mi dice: “senza un certificato dell’AIED non ti diamo niente”
  • il consultorio pubblico dice ancora: “non siamo ancora abilitati per emettere il certificato digitale, te lo diamo cartaceo e tu vai all’INPS”
  • INPS dice che accetta solo certificati digitali per avviare le pratiche della maternità
  • il CAF dice che accetta solo certificati digitali per avviare le pratiche della maternità per l’INPS
  • l’Ospedale dice di richiamare perchè c’è solo un medico abilitato al rilascio dei certificati digitali
  • … il giro ricomincia…

E nel frattempo a me è venuto un attacco di rabbia e di nervoso e prontamente the rugrat mi ha fatto notare che non gradiva il mio stato d’animo…la prossima volta mando lui per uffici.

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la stanchitudine

Sì, lo so, non esiste il termine “stanchitudine”.

Fino a qualche tempo fa non credevo molto nel concetto di “stanchezza”, ho sempre pensato che fosse una forma di pigrizia e una questione mentale, per carità a volte tiravo 20-25 giorni lavorativi di fila e poi crollavo e per un giorno dormivo.
Adesso, invece, mi basta una giornata diversa dal solito, una passeggiata, sei ore in piedi in aeroporto e sono a pezzi.
Ieri, ad esempio, dopo aver camminato sono crollata: ho dormito dalle 17 alle 20 e dalle 21 alle 6 di questa mattina.
Perchè? Dove sono le mie forze?
La risposta dicono tutti sia semplice: è colpa di the rugrat.

questo blog langue

Ho passato periodi in cui scrivevo anche più di una volta al giorno, poi un po’ meno…adesso questo spazio langue.
Il lavoro prosegue, i problemi sono sempre gli stessi, i colleghi – anche se con nomi diversi – hanno sempre le stesse idiosincrasie, gli amici vanno e vengono, la vita scorre.
Ho sempre amato leggere i blog delle mamme, anche se spesso le trovo troppo “figliocentriche”, sembra che non esista altro all’infuori di quello.
Ora che mi trovo nella stessa situazione mi accorgo che i problemi non sono veri problemi, che i pochi neuroni che mi sono rimasti vigili sono orientati – mio malgrado – tutti sulla gravidanza, nonostante le resistenze, nonostante con coscienza io capisca che c’è dell’altro.
E allora piuttosto che scrivere di quanto era buffo il mio rugrat l’altro giorno che durante l’ecografia si guardava le mani, taccio.
E aspetto che ci sia qualcos’altro da scrivere, che non mi faccia sembrare una madre.

 

di buoni propositi

Per il 2018 il mio buon proposito è di non fare acquisti on-line.
Gennaio è stato un mese di disintossicazione e come tale non è stata facile, ma ho resistito. 
Ogni tanto faccio liste di desideri su amazon, riempio carrelli di scarpe e vestiti, navigo e desidero senza però arrivare alla fase del pagamento.

Per il 2019 ho già un buon proposito e questa cosa mi spaventa non poco. Siamo solo a fine maggio.

c’era una volta un blog…

…in cui mi sentivo libera di scrivere, di raccontarmi, di parlare delle sciocchezze e delle cose importanti.
Sono passata dalla tesi alle lamentele sul lavoro, dalle delusioni per un’ansia perenne agli amori tormentati, dalla depressione all’intervento, dalle mie questioni con LaStrizza a tutto il resto.
E’ da un po’ che non mi sento libera di scrivere ma ho deciso che, passato questo momento critico di indecisione, dopo la bella gita che ho in previsione a Berlino, superato l’orrendo scoglio dei 35 anni, ricomincerò a scrivere a getto continuo.
Perchè questo blog è ancora mio, ancora il mio spazio, ancora il mio diario.

il tempo

In ufficio mi hanno proposto un rinnovo temporaneo del contratto e io ho chiesto di poter avere un par-time.
Perchè?
Perchè voglio dedicarmi del tempo, mantenere i contatti con le agenzie con cui già lavoro, visitare mostre, formarmi, riposarmi.
Voglio imparare a gestire il mio tempo, godermi il vuoto, imparare a gestirlo senza paura.
Si cambia.
Si cresce.