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non voglio aver bisogno di un uomo

In un impeto di follia, una notte, ho deciso che volevo rinnovare la magione.
Avere più spazio, soprattutto mentale.
Non ho fatto un vero e proprio piano, più che altro mi sono lasciata trasportare dall’impeto.
LaStrizza dice che è abbastanza normale sentire il bisogno di sistemare e di fare “altro” mentre si mette ordine nella propria testa e il fatto di avere una certa (e temporanea) stabilità lavorativa ha scatenato il tutto.
Insomma, progetto, faccio, disfo, rifaccio.
Inizio dallo sgabuzzino.
Cerco e cambio le tende arrampicandomi sulla scala e litigando con un cacciavite e ingoiando viti.
Compro la pittura, dopo aver scelto il colore e sentito millemila consigli, mi cimento con una pistola spray, con un rullo con il serbatoio e finisco a darla di pennello.
Sistemo scarpe, sposto mobili, compro cose.
E non vedo la fine.
In tutto questo non mi perdo d’animo quando non ce la faccio.
Sul serio avrei voluto delegare alcune cose a qualcuno che è capace (e di solito è un uomo), ma poi mi sono detta: testa mia, casa mia, problemi miei.


ah, i bei tempi andati

Molti guardano con pacata nostalgia all’adolescenza, forse perchè con il passare del tempo il sapore della crescita, delle sfide, delle opportunità, della scuola come unico impegno quotidiano, degli amici diventa più dolce.
Ecco, io non tornerei mai e poi mai alla mia adolescenza.
LaStrizza dice che è normale, l’adolescenza non è una cosa bella, anzi.

E credo di aver parlato per la prima volta chiaramente con qualcuno (in questo caso lei) di tutto il dolore, l’angoscia e tutto l’ameno corollario di quegli anni.
Non è che fossi una “dark” o “emo” (come si definiscono adesso) e neppure nerd.
Semplicemente, con gli occhi di oggi, capisco che stavo entrando nel tunnel della depressione e che i miei primi insuccessi scolastici non sono dipesi dal fatto che ero una scansafatiche o perchè ho dei ritardi, ma perchè da un lato non ero ancora abbastanza matura (questo lo penso io) e dall’altro (questo lo pensa LaStrizza) perchè la depressione porta ad una minore concentrazione ed è un cane che si morde la coda.

“Chi e cosa ti ha salvato?” E’ stata la sua domanda.
E la consapevolezza della risposta è stata illuminante.


I nodi

Da diverse settimane ho ricominciato ad andare da LaStrizza regolarmente, mi sono detta che andava bene lo stacanovismo ma dovevo a me stessa qualcosa. Stiamo affrontando dei temi “caldi” dei quali non ho mai parlato e che sono lì che premono e chiedono di essere tenuti in considerazione. In questo marasma di idee, sentimenti, emozioni e necessità le ho detto che sono molto sola, non ne soffro, ma letteralmente: se dovessi fare gli inviti per una festa la mia lista sarebbe piuttosto scarna. Da lì siamo partite per capire come mi proteggo da alcune paure e “nodi” e l’isolamente affettivo e sociale è uno di questi. Secondo lei saperlo, in teoria, dovrebbe aiutarmi a mettere delle pezze e a impare a tessere lentamente e di nuovo dei rapporti che siano sulla mia misura. Una volta i miei nodi erano solo quelli che avevo con i capelli lunghi.


La sottile ironia della vita

Antefatto
La mattina con LaStrizza e il mio medico facciamo un po’ il punto della situazione sulla mia salute e sul mio percorso.
E io, in un flusso di coscienza sincopato, domando: “ma se pensassi a questo punto alla chirurgia bariatrica?”
Fine dell’antefatto.

Nel tardo pomeriggio, dopo l’ufficio, vado a lavorare per un evento serale.
Sono carina, composta, vestita tutta di nero.
So come funzionano queste cose: loro mangiano e bevono e raramente si interessano al resto.
Arrivo ed è un convegno internazionale di “chirurgia dei grassi”.


evidenze

L’altro giorno ho guardato una mia foto con degli occhiali spiritosi.
Quello che ho visto sono state:
le occhiaie e il contorno occhi da mezza età
le prime increspature sulla pelle (non chiamiamole subito rughe)

Cerco di non farci caso, ho dato la colpa alla luce, alla fotocamera, al trucco.

Vado dalla parrucchiera e parliamo del colore che mi sono fatta in casa e lei mi dice: “copre anche un po’ i capelli bianchi…ma sì, sono pochi”.

Gli studenti nel nuovo ufficio dove lavoro mi danno del “lei”, proprio non gli viene di usare un tono garbato ma confidenziale.

Nei negozi mi chiamano “signora”.

Ecco.


come i vecchi

Ci sono cose che mi hanno sempre attirata come i vicini che traslocano e i lavori stradali, mi sono resa conto che sono proprio non più giovane da quando ogni piè sospinto mi ritrovo a dire: “ma sai chi è morto?” (soprattutto sfogliando il giornale)
Peccato che spesso non abbia un interlocutore.

O forse indica solo che dopo dieci anni qui io abbia iniziato a conoscere qualcuno.


assestare i progetti

A gennaio dello scorso anno ho fatto un piano triennale della mia vita, l’età è quella che è, il bisogno di sicurezza anche e ho cambiato rotta.
Mi sono data due grandi progetti tra loro consequenziali, speravo di condividere questi progetti con C. ma lei sta seguendo la sua vita e io, a questo punto, devo solo occuparmi della mia e assestare il milestone di progetto senza rimpianti.
Per realizzare il progetto A e il progetto B (chiamiamoli con molta fantasia così) ho rivoluzionato la mia vita iniziando a curare la depressione, tornando in terapia, rendendo la mia vita più salutare, mangiando meglio, facendo movimento e anche accettando di lasciare il mio vecchio lavoro senza troppi rimpianti.
E’ stata ed è tuttora una enorme faticaccia.
Il progetto A, che sta avendo una lunga preparazione, avrebbe dovuto iniziare il 27 marzo e finire indicativamente i primi di maggio.
Niente di eclatante: è un viaggio.
Particolare.
Personale.
Lungo.
Faticoso.
Forse ne scriverò quando partirò, a questo punto tra ottobre e novembre.
Mi sono resa conto che quando ho accettato questo nuovo lavoro, l’idea di posticipare il progetto mi ha rallentato, mi ha creato disagio…e quindi ieri, dopo un mese di riflessione, dopo aver capito che i miei impulsi non devono essere repressi, mi sono data il progetto “A-1”, cioè una tappa intermedia.
E quindi mancano 17 settimane…