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in campagna

Dire “campagna” a Venezia fa sempre la sua figura d’internazionalità, in pratica sono nella casa di famiglia più o meno sui colli. Per carità, ci sono: campi, umidità, nebbia, trattori… Oggi sono andata in un paese “di confine” a cercare il gelato al mandorlato e – sul serio – mi sono sentita in campagna, prossima a raggiungere il paese di Frittole con Troisi. Se poi ci mettiamo anche il caminetto acceso direi che manca solo Babbo Natale.


la mia cultura cinematografica serve a qualcosa

Ieri l’agenzia mi assegna un servizio in emergenza: un’altra assistente era incastrata con altri turisti e mi danno una famiglia da seguire.
Leggo l’ordinativo e storco il naso ma mi avvio di corsa nella bolgia del centro a mezzogiorno.
L’amena combriccola giordana è composta da sette adulti, due adolescenti e un lattante.
Hanno perso tutti i bagagli e sono tutti decisamente casinisti.
Vorrei mettermi le mani nei capelli.
“ok, guys! Jalla Jalla*…all together.”
E non importa che un sacchetto pieno di calzini sia finito in canale e neppure che ci stava per finire il bambino sul passeggino…

*Jalla! Jalla! è una commedia molto carina del 2000.


vorrei una stönza

Chi non conosce il celebre ispettore Jacques Clouseau con il suo accento francese?
Ecco, nello stanzone ho una collega francese la cui simpatia è pari ad un attacco di emicrania a mezzogiorno, cortese come della carta vetrata su una ferita aperta.
Ogni tanto le scivola l’accento, ma non capisco mai se lo fa apposta per prendersi in giro o se è proprio un problema di bilinguismo.
Pensandoci, i francesi (e lei) sono tutto meno che autoironici.
Fatto sta che ogni tanto mi ritrovo involontariamente a scambiare qualche battuta con quest’accento francioso in un circolo vizioso di ironia canzonatoria.


un titolo difficile: nido

Sono andata a teatro sabato sera, dopo una giornatona di lavoro, per vedere una trasposizione del famoso film di Milos Forman e Nicholson del 1975 (del nido di cui sopra).
Ammetto: non ho mai visto il film.
Splendida regia teatrale, luci meravigliose, ottima recitazione e se proprio vogliamo dirla tutta non mi piaceva il telo per la retroproiezione…
E più il tempo procedeva e più mi agitavo.
Improperi e tristezza si contendevano la mia mente colpita da profonda stanchezza perché pensavo al mio Amico che sta male.
E c’è un turbine di pensieri che mi trascino ancora oggi.


la luce in fondo al tunnel, da quella parte

Sono andata a teatro a vedere “Una pura formalità”.
Le premesse erano buone: da un film di Salvatores, scritto-diretto-interpretato da Glauco Mauri, con un buon cast.
La pratica è stata disastrosa.
No, forse disastrosa è la parola sbagliata, perchè la regia, la scenografia, il cast e le luci erano perfette. Il problema è la trama: nel 1994 – quando è uscito il film – poteva avere un senso ed essere un punto di vista assolutamente interessante se non vagamente inedito, poi è arrivato il Sesto Senso del 1999 e tutto è stato detto.
Il punto è uno: il testo non rimarrà nella storia.
Alla faccia di Goldoni che ogni volta depreco ma che alla fine, anche con la peggior compagnia sulla piazza, rende sempre sulla scena.


consolidare le fondamenta dell’ala di sud-est

Ho provato a domandare alle persone che mi stavano intorno se erano in grado di indovinare da dove ho tratto la citazione e i risultati sono stati scadenti.
Purtroppo questo è il risultato della fase culturale/cinematografica/artistica che sto vivendo.
E, dunque, ripartire dalle fondamenta dell’ala di sud-est cosa vuol dire per me?
Ricostruire.
Rifarsi una vita.
Ripartire per essere qualcos’altro nel bene o nel male.
E se non fosse la mia mente una cosa contorta e poco lineare, se tutto fosse semplice da comunicare, vorrei dire al mio amico di divano: ripartiamo da lì, dall’ala di sud-est.
Però la vita vera è ben lontana dall’universo in cui da anni lui ed io ci rifugiamo e il dolore, la difficoltà di vivere, la paura e il male oscuro sono demoni che non possono essere sconfitti con una citazione.
E non so cosa dire che non sia autoreferenziale e neppure egoista.
Non so proteggermi dalle conseguenze di qualunque strada verrà scelta durante questo cammino.

Io non so consolare, sono abbastanza empatica ma proprio per questo non amo smancerie e pacche sulle spalle, non so cosa pensare: il cuore e il cervello mi conducono in luoghi completamente opposti in cui, comunque, il dolore resta sovrano.


cose apocalittiche

Credo che il mio senso del giudizio critico, la percezione del bello e della qualità siano deceduti.
O forse non li ho mai veramente avuti.
O forse sono solo stanca.
Quello che so è che sono circondata dal trash, neanche stessi scrivendo una tesi.
E non mi dispiace.