Archivi categoria: cronache dall’aeroporto

i complaiers

I turisti, ma non solo loro, ti minacciano sempre di fare “complain” ovvero di lamentarsi con chi ti ha dato il lavoro.
Le lamentele in ambito turistico spesso servono a spuntare uno sconto, anche se va tutto bene ed è secondo contratto.

Ero in aeroporto, me ne stavo quieta ad aspettare altri turisti e parlavo con un autista del più e del meno.
“Dovrebbero fare la lista dei complaiers” dice lui.
“Cioè?”
“Dai 18 anni, appena fai un complain vieni schedato, così so che se hai fatto 10 viaggi e hai fatto 10 complain sei solo un gran rompipalle.”

Santa verità.

Annunci

io ci penso

Nei fine settimana mi dedico ai miei turisti e, quest’anno, cerco di fare cose che mi piacciono, che mi danno soddisfazione, che siano divertenti.
Questo vuol dire le gite in barca, inventare delle passeggiate a tema e poi farle, visite guidate…e studiare sempre qualcosa di nuovo.

WhatsApp Image 2017-05-28 at 21.03.49Sabato e domenica mi sono dedicata a queste attività e sono tornata a casa con le gambe stanche, la voce roca, caldo e tanta energia.
Adoro questo lavoro.
Anche se non è solo rose e fiori: non hai orari (ma comunque sei free lance), i turisti sono spesso tutt’altro che accomodanti, gli imprevisti catastrofici dietro l’angolo, non c’è una routine…. 
Poi, però, finisco una passeggiata proprio qui e credo che non ci siano dubbi.

Mi chiedo però che sostenibilità può avere questo lavoro.
E così mi ritrovo a pensare se mi piacerebbe restare nell’ufficio dove sono o se vorrei che mi lasciassero andare, se mi ci vedo a fare l’accompagnatore turistico tutta la vita.
E soprattutto se è un lavoro sostenibile visto che spesso le agenzie non pagano e se lo fanno hanno dei tempi biblici. 

Intanto mi accontento.


inizia la stagione

Questa mattina (o forse era notte, non mi è ancora chiaro) è iniziata la mia stagione con i turisti con quella che C. chiamava Navalba.

La perla di oggi non riguarda il fatto che fossi senza occhiali e quindi non vedessi niente intorno a me o che per soffiarmi il naso abbia tirato fuori dalla borsa un paio di mutande anzichè un fazzoletto, bensì due non-troppo-vecchietti che avevano prenotato un volo per gli Stati Uniti, ma non volevano prenderlo perchè la prima tratta per la coincidenza era operata da un’altra compagnia. 
Per convincerli  ci siamo messe sia io che la tizia del check-in.
Forse si aspettavano un diretto fino alla porta di casa loro.

Erano le 4.30.


Questione di accento

“Mi domando perchè quando io dico andate upstairs loro capiscono groundflor. Deve essere un problema di accento.”

La mia collega ha ragione, ma in fondo a fine stagione è una domanda lecita…


la conta dei mariti

Sto facendo assistenza ad una signora in aeroporto che ha voglia di chiacchierare.

“Sa, io sono peruviana, ma vivo da trent’anni negli Stati Uniti. Questa è mia nipote, la figlia di mio figlio. Però mio figlio è del mio primo marito peruviano.”

“Il mio primo marito è morto.”
Silenzio.
“Poi ho un secondo marito americano: io sola con quattro figli, lui senza figli, abbiamo fatto un’unica famiglia.”
Sto per dire qualcosa.
“Anche lui è morto.”
Silenzio.
“E anche il terzo marito.”
Silenzio.
“Non cerco più un marito.”

Mi sa che è meglio così.


il mio primo reclamo

Vediamo, sono circa tre anni che lavoro con i turisti.
Tre anni di aneddoti, mal di pancia, felicità, alcune cose per il verso giusto e altre un po’ meno.
Tre anni nei quali, comunque, nessun turista ha mai avuto nulla da ridire sul mio operato.
Tranne ieri, quando un turista tedesco è sceso dall’aereo con il piede sinistro e si è lamentato con me di qualunque cosa, ma soprattutto si è lamentato di me.
“Farò un reclamo alla compagnia!” Mi ha urlato salendo sull’autobus.
Io me ne sono fatta una ragione e quando il bus è partito io ho festeggiato con i miei colleghi il mio primo complain.

Era ora.


Ah ah! te l’avevo detto!!!

Ore 9.40, sono lì ad aspettare che tutti i miei 40 turisti si presentino al punto d’incontro per iniziare la gita. Americani, canadesi…tecnicamente una collega li definisce con un termine colorito per indicare dei rompiscatole.
Provando il microfono parlo del più e del meno, anche per riempire l’attesa.
“Venezia è una città particolare, vedrete, composta da centinaia di isole e collegata alla terraferma da un unico grande ponte. Non ci sono macchine in centro…”
“E quella macchina?”
“…Non siamo ancora nel centro, siamo nella terraferma, lo vede il ponte?”
E continuiamo così, ogni cosa che provo a dire qualcuno si intromette.
“Spero abbiate con voi l’ombrello…”
“Ma darliiing, non pioverà oggi!” E tutti ridono.

Dopo un’ora eravamo in Piazza San Marco, io sotto al mio ombrello (come la guida) e loro sotto alla pioggia che si lamentavano (ancora).