divento poliglotta

Ho sempre avuto una grossa difficoltà con le lingue, perchè prima di riuscire a parlare voglio essere sicura di non dire sciocchezze.
Temo il giudizio degli altri, anche degli stranieri, e per sbloccarmi con l’inglese ci ho messo più di 10 anni di corsi, esami, vacanze all’estero e figuracce.

Quest’anno una delle agenzie con cui lavoro mi ha dato molti turni con una compagnia che ha turisti che parlano tedesco, francese e troppi che capiscono solo lo spagnolo.

Oggi, dopo un momento di esaurimento della pazienza, ho imparato a dire:
no es mi problema
Es ist nicht mein Problem
ce n’est pas mon problème

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la prima recensione negativa

Finora non ci sono mai stati particolari problemi con le passeggiate che ho progettato e fatto, certo c’è sempre qualcuno a cui non va bene mai niente, ma per la prima volta è arrivata una recensione negativa.
Sono stata definita “poco coinvolgente e a volte molto frettolosa nelle spiegazioni ed illustrazioni del percorso.” La visita che ho fatto è stata definita poco approfondita e senza aneddoti. 
Ecco, buon lunedì anche a me.
Mi sento una merdaccia (per usare un francesismo).

inammissibile

Un’agenzia mi chiama all’ultimo minuto per un’escursione serale che a Venezia va letta come: buio (la città ha un’illuminazione piuttosto fioca), umido, nebbia, tutto chiuso.
Una cinquantina di persone divise sui taxi per poi fare il giro in città.
Ogni taxi contiene 10-12 persone.
I taxi sono barche.

Una coppia ha seri problemi di mobilità e ad un certo punto inizia la lamentela.
“E’ buio, non si vede niente, non c’è luce. E poi pensare di usare quelle barche così scomode, piccole, basse, ma lo sa che esistono gli autobus?”
La signora prende fiato.
“Veramente, signora, Venezia non ha strade, ma solo calli e canali. Non abbiamo le macchine.”
“E’ inammissibile una città senza strade e autobus comodi per i turisti e che il mio agente di viaggi mi abbia mandata qui!”
Inutile provare a spiegarle l’unicità di Venezia.

i complaiers

I turisti, ma non solo loro, ti minacciano sempre di fare “complain” ovvero di lamentarsi con chi ti ha dato il lavoro.
Le lamentele in ambito turistico spesso servono a spuntare uno sconto, anche se va tutto bene ed è secondo contratto.

Ero in aeroporto, me ne stavo quieta ad aspettare altri turisti e parlavo con un autista del più e del meno.
“Dovrebbero fare la lista dei complaiers” dice lui.
“Cioè?”
“Dai 18 anni, appena fai un complain vieni schedato, così so che se hai fatto 10 viaggi e hai fatto 10 complain sei solo un gran rompipalle.”

Santa verità.

io ci penso

Nei fine settimana mi dedico ai miei turisti e, quest’anno, cerco di fare cose che mi piacciono, che mi danno soddisfazione, che siano divertenti.
Questo vuol dire le gite in barca, inventare delle passeggiate a tema e poi farle, visite guidate…e studiare sempre qualcosa di nuovo.

WhatsApp Image 2017-05-28 at 21.03.49Sabato e domenica mi sono dedicata a queste attività e sono tornata a casa con le gambe stanche, la voce roca, caldo e tanta energia.
Adoro questo lavoro.
Anche se non è solo rose e fiori: non hai orari (ma comunque sei free lance), i turisti sono spesso tutt’altro che accomodanti, gli imprevisti catastrofici dietro l’angolo, non c’è una routine…. 
Poi, però, finisco una passeggiata proprio qui e credo che non ci siano dubbi.

Mi chiedo però che sostenibilità può avere questo lavoro.
E così mi ritrovo a pensare se mi piacerebbe restare nell’ufficio dove sono o se vorrei che mi lasciassero andare, se mi ci vedo a fare l’accompagnatore turistico tutta la vita.
E soprattutto se è un lavoro sostenibile visto che spesso le agenzie non pagano e se lo fanno hanno dei tempi biblici. 

Intanto mi accontento.

inizia la stagione

Questa mattina (o forse era notte, non mi è ancora chiaro) è iniziata la mia stagione con i turisti con quella che C. chiamava Navalba.

La perla di oggi non riguarda il fatto che fossi senza occhiali e quindi non vedessi niente intorno a me o che per soffiarmi il naso abbia tirato fuori dalla borsa un paio di mutande anzichè un fazzoletto, bensì due non-troppo-vecchietti che avevano prenotato un volo per gli Stati Uniti, ma non volevano prenderlo perchè la prima tratta per la coincidenza era operata da un’altra compagnia. 
Per convincerli  ci siamo messe sia io che la tizia del check-in.
Forse si aspettavano un diretto fino alla porta di casa loro.

Erano le 4.30.