c’era una volta un blog…

…in cui mi sentivo libera di scrivere, di raccontarmi, di parlare delle sciocchezze e delle cose importanti.
Sono passata dalla tesi alle lamentele sul lavoro, dalle delusioni per un’ansia perenne agli amori tormentati, dalla depressione all’intervento, dalle mie questioni con LaStrizza a tutto il resto.
E’ da un po’ che non mi sento libera di scrivere ma ho deciso che, passato questo momento critico di indecisione, dopo la bella gita che ho in previsione a Berlino, superato l’orrendo scoglio dei 35 anni, ricomincerò a scrivere a getto continuo.
Perchè questo blog è ancora mio, ancora il mio spazio, ancora il mio diario.

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tutto insieme

Ho un piano, me lo sono preparato accuratamente e i piani sono fatti per essere seguiti.

“Ciao Amanda, sei libera il 12?”
“Sì, certo.”
“Ok, ti operiamo il 12.”

Ecco, vado a rivedere il mio piano.
Tutto combacia, posso avere una degenza un po’ più lunga perché ho ancora un contratto.
Questo vuol dire che non dovrò cancellare date con le agenzie.
Bisognerà capire se una malattia a ridosso della scadenza del contratto inficerà la possibilità di un rinnovo, ma giuro non mi interessa: il piano esiste per far fronte a queste cose.
Ma in tutto questo pensare al lavoro e alla salute non ho fatto i conti con Lui, con la possibilità di frequentare una persona che mi piacesse e a cui io piaccio.
E non succederà come l’altra volta: non mi farò inseguire in ospedale, non mi farò curare, non mi farò vedere malata.
Forse non mi farò vedere più da Lui.
E dio solo sa quanto ci sto male.

parole tabù n.1

Quest’anno non voglio avere parole tabù nel mio vocabolario.
Iniziando dai sentimenti negativi:

Odio
Risentimento
Rabbia
Invidia
Astenia
Disinteresse
Noia
Solitudine
Abbandono

Quindi se volete farmi una domanda su di me, sui miei rapporti umani, scegliete pure a caso una delle opzioni qui sopra.
Andrà bene.

I nodi

Da diverse settimane ho ricominciato ad andare da LaStrizza regolarmente, mi sono detta che andava bene lo stacanovismo ma dovevo a me stessa qualcosa. Stiamo affrontando dei temi “caldi” dei quali non ho mai parlato e che sono lì che premono e chiedono di essere tenuti in considerazione. In questo marasma di idee, sentimenti, emozioni e necessità le ho detto che sono molto sola, non ne soffro, ma letteralmente: se dovessi fare gli inviti per una festa la mia lista sarebbe piuttosto scarna. Da lì siamo partite per capire come mi proteggo da alcune paure e “nodi” e l’isolamente affettivo e sociale è uno di questi. Secondo lei saperlo, in teoria, dovrebbe aiutarmi a mettere delle pezze e a impare a tessere lentamente e di nuovo dei rapporti che siano sulla mia misura. Una volta i miei nodi erano solo quelli che avevo con i capelli lunghi.

nella rinuncia c’è una nostalgia

Stanotte mi stavo rigirando nel letto, incapace di prendere sonno.
Con il ventilatore acceso avevo freddo, spento avevo caldo e alla fine ho optato per la coperta e il ventilatore insieme.
Comunque, in un momento estremo di lucidità ho sentito che mi mancava l’insonnia d’amore.

Quando si è all’inizio di una storia si dorme poco, si sta fuori fino a tardi, si chiacchiera finche si fa mattina, ci si fa le coccole, ci si rotola nel letto e si fa tutto meno che dormire e poi ci si appisola mano nella mano.
E’ un’insonnia bella che vive di progetti, di futuro, di sogni, di passione.
E la mattina ha quel mal di testa da poche ore di sonno, una leggera fotofobia e la gioia che è meglio di un triplo espresso.
Ecco, mi manca questa insonnia.
Nel frattempo mi adeguo con una camomilla e un po’ di chimica, perché qui non è più tempo di cuori che battono, la mattina serve lucidità e prima o poi tutto questo sonno, da qualche parte, devo recuperarlo.

i promessi

Sono nello stanzone, c’è pochissima gente anche se è domenica pomeriggio e un tenue sole, così sbircio fuori dalla porta a vetri.
Ci sono due ragazzi che guardano la laguna.
Lui le prende la mano.
Lei è felice, si vede.
Lui si inginocchia come un principe e le infila un anello.
Lei piange e ride.
Lui si alza e si baciano.
Sono rimasti abbracciati lì, da soli, almeno venti minuti.
E, una volta tanto, non ho pensato a quale sarebbe stata la loro data di scadenza, ma che erano dolcissimi e che il primo giorno di primavera è sempre magico.
Così come le proposte di matrimonio.
La mia l’ho avuta in una notte di neve bellissima.
Questa ormai è un’altra storia, finita nel cassettone dei ricordi insieme ai pezzi del mio cuore e non mi resta che guardare gli altri e cercare sul fondo della borsa non un fazzoletto bensì un po’ di sano sarcasmo per affrontare la vita.