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non è un abbandono (dice)

Io e gli abbandoni non abbiamo un buon rapporto.
Cerco di proteggermi, cerco di reagire, cerco di sopravvivere.
Sempre.
Ci sto lavorando anche su da quindici stramaledetti anni.

Andare in terapia è aprire il proprio stato più intimo ad un estraneo, gli concedi quello che non daresti neanche ad un amante o al tuo simbionte, parli di cose che non hai il coraggio di tirare fuori altrove e con chiunque altro, sei in una relazione così protetta che tutto il mondo fuori non può capire.
Nella terapia può, per un breve periodo, esistere un attaccamento forte al proprio terapeuta, quasi di patologica dipendenza, ma poi ci si lavora su e si trova un equilibrio e quando si è pronti ci si lascia serenamente.
E’ un percorso graduale e naturale.
Non è che si è guariti, ma si chiude un ciclo.
Anche qui, solo chi l’ha fatto può capire veramente.
A volte terapista e paziente non sono compatibili, come nei matrimoni, e allora ci si lascia, si divorzia spesso in modo emotivamente violento (come con AmataAnalista).

Io, la mia terapista giusta per questo momento, l’ho trovata.
Lei, con la sua solita voce bassa e gentile, oggi mi dice che lascia lo studio di Venezia, ma che se lo desidero una soluzione la troviamo, abbiamo tempo per prepararci, la tecnologia può venire in nostro aiuto.

E allora devo decidere se rescindere questo rapporto in modo drastico e doloroso come faccio di solito (con il rischio molto forte di tornare punto e a capo), se sostituirla o se prendermi il mio tempo e una volta ogni 20 giorni prendere un treno e andare da lei.

Nella mia testa so già la risposta.

Io merito di stare bene.


(non) va tutto bene

Un’opera per una mostra che inaugura questa settimana è bloccata chissà dove.
E quando il curatore e il mio capo mi chiedono quando arriva io abbozzo.
I cataloghi non sono pronti.
Un allestimento è in ritardo (no, il ritardo è tutt’altra cosa, è proprio in alto mare).
Un evento non è stato comunicato perché i materiali non sono pronti e questa volta non sono io che mi sono dimenticata di invitare le persone.
La stampa non mi dà feedback.

Io sto male.
Lo ammetto candidamente: io sto male.
Si chiama depressione e, per una volta, di tutte le cose di cui sopra non me ne frega assolutamente niente.


questioni di apocalisse

La telefanatica che è in me quest’anno si è regalata l’adsl e solo grazie a questo è riuscita a trovare delle serie deliziose.
L’ultima in ordine di tempo, ad oggi, è la commedia sofisticata “You and Me and the Apocalypse” che è andata in onda su sky in inglese.
Il plot narrativo è basico: una cometa sta per candere sulla terra e sarà la fine del mondo, non c’è niente da fare, la vita si estinguerà.
Attenzione Spoiler!
Le vite di 9 personaggi principali (più tutti gli annessi e connessi) rispettivamente a Slough (Gran Bretagna), nella Città del Vaticano e a Washington, vengono raccontate e si incrociano negli ultimi 34 giorni della terra tutte ricostruendo un albero genealogico assurdo e meraviglioso che li farà rintanare nel bunker della matriarca. E nel frattempo abbiamo voci fuori campo divine, finti messia, gemelli che non si conoscono, un prete, una suora, un hacker pazzo…e un colpo di scena finale all’ultimo secondo assolutamente pazzesco.

p.s. e se avete amato Karen Walker in Will&Grace…qui restere basiti!
p.p.s. per lo streaming qui


datemi del cioccolato! subito!

Come se tutti i casini al lavoro non bastassero, ho anche il ciclo.
Sono uscita a prendere aria e le scarpe mi hanno portato al supermercato a comprare cioccolata: l’estremo rimedio per non calpestare nessuno e per non crogiolarmi nella mia valle di lacrime ormonali.
Dietro di me, in coda, due donne di diverse età: assorbenti e cioccolato.
Deve esserci qualcosa nell’aria.


Sassenach

Un paio di giorni fa leggo sul blog di Emily di una saga ambientata in Scozia.
Lei è rimasta completamente coinvolta sia dai romanzi che dalla trasposizione televisiva, io leggo velocemente la trama e deduco che potrebbe piacermi, considerato che sono temporaneamente orfana di un buon prodotto nuovo.
Inizio dalla cosa più a portata di mano: la serie televisiva.
Ed è stato amore.
Anzi, restando in tema: puro rapimento.
Sarà la storia d’amore, l’ambientazione alla Walter Scott, le armi, il sangue, quest’eroina perfetta, i dialoghi, la fotografia (meravigliosa), la musica (pazzesca), la regia impeccabile, la recitazione e in v.o. gli accenti sono a dir poco perfetti…quello che so è che mi piace veramente molto.
E ora non mi resta che finire di vedere la serie (comprarmi i dvd) e trovare i libri che le biblioteche della città hanno il buon gusto di non avere a catalogo.


alla fine abbiamo bisogno di un uomo

Devo cambiare la guarnizione della lavatrice.
Quanto ci vuole?
Penso di comprarla on-line ma pare troppo complesso.
Mando mia madre a cercarla da un rivenditore di pezzi di ricambio e le comunico modello e marca della lavatrice.
Ma no…serve un codice a duemila cifre scritto in piccolissimo in un remoto angolino dell’oblò.
Acquistata la guarnizione i giochi sembrano fatti…ma che ci vuole a cambiarla?
Chiamo la Bestiaccia.
1 master, 2 cervelli, 3 lauree e 4 braccia riusciranno a farcela?
Fissiamo inebetite l’oblò.

Ecco, ora chiamo l’idraulico.


in un nuovo loop televisivo

Perdonate la telefanatica che è in me e che ogni tanto prende il sopravvento.

Non so per quale motivo, ma mi sto appassionando sempre di più ad un telefilm che mi sta facendo entrare giocoforza in un mondo che non ho mai frequentato: quello dei supereroi DC comic.
Ora, per essere al passo ed essere aggiornata, avrei bisogno di una bella lezione di recupero, una schema sintetico delle relazioni tra i personaggi, una timeline fatta bene, schede per ogni personaggio, sintesi dei fumetti e delle versioni cinematografiche…perché quando valuto di entrare in un universo lo vorrei fare bene.
Intanto, come tutte le fanciulle, mi faccio incantare dai video…come questo…