parole tabù n.3

Dolore.

Ho un rapporto strano con il dolore: da un lato ne sono terrorizzata dall’altro affascinata.
Terrorizzata dal dolore psicologico perché ho paura di impazzire, ma anche da quello fisico, o meglio, dall’inizio del dolore fisico.
Sono atterrita da quel dolore talmente forte da toglierti il fiato, quello che quando ti chiedono quant’è in una scala da 1 a 10 non hai la forza di rispondere e ogni numero sembra troppo piccolo.

Però il dolore è un elemento strano.
Se “hai male” vuol dire che sei vivo, “star male” vuol dire anche soffrire e spesso si associa ad un senso di profonda catto-colpa. 
Il dolore ti fa percepire il corpo, muscoli e nervi e zone che non conoscevi, aiuta a sbloccare il pianto.
Il dolore è il preludio dell’antidolorifico in cui tutto diventa ovattato e si galleggia.
Il dolore è anche associato ad una sfera intima, una vita a latere in cui dopo il dolore non c’è oblio, bensì passione.

Perché penso al dolore?
Mi sto preparando e metto nero su bianco le cose che mi fanno paura.

Annunci

non sono dubbi

I giorni si avvicinano, ma scorrono un po’ troppo lenti.
Per fortuna tra un paio di giorni parto e vado a fare una full immersion di musei che è una delle cose che mi rilassa di più.

Però ieri, anzichè fare la valigia per la vacanza, ho messo in ordine le cose per l’intervento perchè riordinare ha un valore catartico.
Ho riletto un paio di volte il consenso informato.
Informato è la parola chiave.
Io sono informata.
Ho avuto un crollo emotivo non indifferente.
Ma eccomi di nuovo in piedi, insonne, affamata, felice ma ansiosa.
Poi penso che sto frequentanto una persona a cui il mio fisico piace.
Rileggo il consenso informato: l’intervento non è considerato “estetico”.
Però il mio corpo cambierà.
E ci ho messo tanto ad accettare di conviverci e di non poterlo cambiare.

Ma come dice un vecchio amico: decidere e andare avanti.

tutto insieme

Ho un piano, me lo sono preparato accuratamente e i piani sono fatti per essere seguiti.

“Ciao Amanda, sei libera il 12?”
“Sì, certo.”
“Ok, ti operiamo il 12.”

Ecco, vado a rivedere il mio piano.
Tutto combacia, posso avere una degenza un po’ più lunga perché ho ancora un contratto.
Questo vuol dire che non dovrò cancellare date con le agenzie.
Bisognerà capire se una malattia a ridosso della scadenza del contratto inficerà la possibilità di un rinnovo, ma giuro non mi interessa: il piano esiste per far fronte a queste cose.
Ma in tutto questo pensare al lavoro e alla salute non ho fatto i conti con Lui, con la possibilità di frequentare una persona che mi piacesse e a cui io piaccio.
E non succederà come l’altra volta: non mi farò inseguire in ospedale, non mi farò curare, non mi farò vedere malata.
Forse non mi farò vedere più da Lui.
E dio solo sa quanto ci sto male.

il mio piede sinistro (cit.)

Questa mattina non avevo voglia di alzarmi, ho commesso un errore imperdonabile: ieri gli ho chiesto di uscire e mi sono dimenticata che, intanto, c’è la champions ma soprattutto è san valentino. 
Passi per il calcio che semplicemente mi fa passare per una donna che non si interessa del calendario delle partite, ma l’impressione che rischio di dare è quella di una pazza che vuole fiori e cioccolatini e amore eterno. 
Giuro, per me oggi è solo mercoledì. Anzi, sono le ceneri, diciamocela tutta.
Mi ero completamente dimenticata.
E quindi, con questa consapevolezza, sono rimasta cinque minuti in più a letto e ho visto l’inizio di un programma politico.

La domanda è: perché quando sono arrabbiata mi viene voglia di votare Adinolfi?
Speriamo mi passi entro il 4 marzo.

ora ricordo cosa non mi piace dell’amore

L’attesa.
La stramaledetta attesa in cui passo la mia giornata a guardare sul cellulare e ad aspettare che mi scriva.
Poi ritorno con i piedi per terra: io lavoro, lui lavora.
Io ho la mia vita, lui ha la sua.

Ma da quando gli uomini si fanno desiderare?
Dovrebbero essere le donne a tirarsela, non gli uomini.
Dovrebbe essere qui a dirmi: ti prego, usciamo! baciami ancora!

Maledetta infatuazione.

masha e orso

Mi piace tantissimo il cartone animato russo.
Alla festa della Salute prendo sempre il palloncino di questi personaggi.
Sì, lo so, non ho più 6 anni.
Da qualche settimana frequento una nuova palestra e una dello staff si chiama Masha e la cosa incredibile è che io spero sempre spunti fuori quel placido e sfortunato orso a fare conversazione con me sul tapis roulant.