perdere la testa

Ho tre lavori per scelta.
Ho un’agenda in cui scrivo tutto e fin’ora non ho mai dimenticato niente.
Fino ad oggi.

Stamattina mi sono svegliata alle 4 per arrivare in aeroporto alle 6.
Arrivo e non vedo nessuno.
Aspetto una decina di minuti, telefono ad una collega che mi risponde con una voce molto assonnata.
Stava dormendo: avevo sbagliato giorno e turno di lavoro.
Mi rassegno e torno a casa.
Per farla breve: non solo ho sbagliato giorno del servizio, ma ho anche dimenticato e sbagliato il turno di oggi.

Mi sono rassegnata: questa giornata è da dimenticare.
Sono stanca?
Forse un po’.
Forse la mia testa è un po’ più impegnata per colpa di the rugrat.

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aneddoti lavorativi

Sono stata talmente tanto concentrata su questioni contingenti che non mi sono goduta gli aneddoti quotidiani.

E così una signora mi chiama per lamentarsi perchè non riesce a fare un bonifico, la colpa ovviamente è mia: sicuramente le ho dato i dati sbagliati o ho fatto qualcosa per impedirglielo.
Fatto sta che mi prendo parole da lei e dal marito in viva voce per una ventina di minuti.

Dopo un po’ mi richiama sottovoce…
“mi scusi, sa, ma mio marito metteva gli spazi nell’IBAN”
“Signora, può capitare”

In realtà il mio sottotesto era: può capitare di essere così idioti a non riuscire a fare un bonifico con l’home banking nel 2018.

Mi avrà creduto?

parole tabù n.3

Dolore.

Ho un rapporto strano con il dolore: da un lato ne sono terrorizzata dall’altro affascinata.
Terrorizzata dal dolore psicologico perché ho paura di impazzire, ma anche da quello fisico, o meglio, dall’inizio del dolore fisico.
Sono atterrita da quel dolore talmente forte da toglierti il fiato, quello che quando ti chiedono quant’è in una scala da 1 a 10 non hai la forza di rispondere e ogni numero sembra troppo piccolo.

Però il dolore è un elemento strano.
Se “hai male” vuol dire che sei vivo, “star male” vuol dire anche soffrire e spesso si associa ad un senso di profonda catto-colpa. 
Il dolore ti fa percepire il corpo, muscoli e nervi e zone che non conoscevi, aiuta a sbloccare il pianto.
Il dolore è il preludio dell’antidolorifico in cui tutto diventa ovattato e si galleggia.
Il dolore è anche associato ad una sfera intima, una vita a latere in cui dopo il dolore non c’è oblio, bensì passione.

Perché penso al dolore?
Mi sto preparando e metto nero su bianco le cose che mi fanno paura.

non sono dubbi

I giorni si avvicinano, ma scorrono un po’ troppo lenti.
Per fortuna tra un paio di giorni parto e vado a fare una full immersion di musei che è una delle cose che mi rilassa di più.

Però ieri, anzichè fare la valigia per la vacanza, ho messo in ordine le cose per l’intervento perchè riordinare ha un valore catartico.
Ho riletto un paio di volte il consenso informato.
Informato è la parola chiave.
Io sono informata.
Ho avuto un crollo emotivo non indifferente.
Ma eccomi di nuovo in piedi, insonne, affamata, felice ma ansiosa.
Poi penso che sto frequentanto una persona a cui il mio fisico piace.
Rileggo il consenso informato: l’intervento non è considerato “estetico”.
Però il mio corpo cambierà.
E ci ho messo tanto ad accettare di conviverci e di non poterlo cambiare.

Ma come dice un vecchio amico: decidere e andare avanti.

tutto insieme

Ho un piano, me lo sono preparato accuratamente e i piani sono fatti per essere seguiti.

“Ciao Amanda, sei libera il 12?”
“Sì, certo.”
“Ok, ti operiamo il 12.”

Ecco, vado a rivedere il mio piano.
Tutto combacia, posso avere una degenza un po’ più lunga perché ho ancora un contratto.
Questo vuol dire che non dovrò cancellare date con le agenzie.
Bisognerà capire se una malattia a ridosso della scadenza del contratto inficerà la possibilità di un rinnovo, ma giuro non mi interessa: il piano esiste per far fronte a queste cose.
Ma in tutto questo pensare al lavoro e alla salute non ho fatto i conti con Lui, con la possibilità di frequentare una persona che mi piacesse e a cui io piaccio.
E non succederà come l’altra volta: non mi farò inseguire in ospedale, non mi farò curare, non mi farò vedere malata.
Forse non mi farò vedere più da Lui.
E dio solo sa quanto ci sto male.

il mio piede sinistro (cit.)

Questa mattina non avevo voglia di alzarmi, ho commesso un errore imperdonabile: ieri gli ho chiesto di uscire e mi sono dimenticata che, intanto, c’è la champions ma soprattutto è san valentino. 
Passi per il calcio che semplicemente mi fa passare per una donna che non si interessa del calendario delle partite, ma l’impressione che rischio di dare è quella di una pazza che vuole fiori e cioccolatini e amore eterno. 
Giuro, per me oggi è solo mercoledì. Anzi, sono le ceneri, diciamocela tutta.
Mi ero completamente dimenticata.
E quindi, con questa consapevolezza, sono rimasta cinque minuti in più a letto e ho visto l’inizio di un programma politico.

La domanda è: perché quando sono arrabbiata mi viene voglia di votare Adinolfi?
Speriamo mi passi entro il 4 marzo.