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progettare è darsi speranza

Con un’agenzia faccio delle passeggiate tematiche che progetto direttamente, quindi sono le mie creature.
Su alcune credo poco e invece ottengo feedback stupendi, altre mi sembrano la quintessenza della bellezza e nessuno le prenota.
Ieri facciamo un riepilogo della stagione e pensiamo a nuove proposte per il 2018.
A me queste cose entusiasmano, addirittura mi propone date fisse e altri tour.
Poi penso al percorso medico che sto seguendo e alla svolta che dovrebbe esserci e sono terrorizzata e felice.
Poi penso alle altre agenzie, allo stanzone e a come potrei organizzarmi serenamente.
Poi penso a quell’idea sempre più necessaria di avere un figlio e devo solo stringere ai fianchi.
Poi torno in ufficio e siamo io, la mia compagna di banco, il mio capo, l’altra collega…e sale la tristezza.

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io ci penso

Nei fine settimana mi dedico ai miei turisti e, quest’anno, cerco di fare cose che mi piacciono, che mi danno soddisfazione, che siano divertenti.
Questo vuol dire le gite in barca, inventare delle passeggiate a tema e poi farle, visite guidate…e studiare sempre qualcosa di nuovo.

WhatsApp Image 2017-05-28 at 21.03.49Sabato e domenica mi sono dedicata a queste attività e sono tornata a casa con le gambe stanche, la voce roca, caldo e tanta energia.
Adoro questo lavoro.
Anche se non è solo rose e fiori: non hai orari (ma comunque sei free lance), i turisti sono spesso tutt’altro che accomodanti, gli imprevisti catastrofici dietro l’angolo, non c’è una routine…. 
Poi, però, finisco una passeggiata proprio qui e credo che non ci siano dubbi.

Mi chiedo però che sostenibilità può avere questo lavoro.
E così mi ritrovo a pensare se mi piacerebbe restare nell’ufficio dove sono o se vorrei che mi lasciassero andare, se mi ci vedo a fare l’accompagnatore turistico tutta la vita.
E soprattutto se è un lavoro sostenibile visto che spesso le agenzie non pagano e se lo fanno hanno dei tempi biblici. 

Intanto mi accontento.


sliding doors

Oggi avrei dovuto partire.
15 giorni dopo la fine del corso di web design, giusto in tempo per fare lo zaino.
Prima che la stagione turistica veneziana iniziasse a pieno regime.
E’ un viaggio che mi chiama e ho il terrore di non riuscire più a farlo.

A quest’ora, oggi, nella mia vita parallela sono su un areo e sto guardando fuori dal finestrino, sperando di trovare il mio zaino al carosello nell’aeroporto di destinazione.

Nell’altra vita sono alla mia scrivania, ho gli occhi lucidi perchè sono giorni che piango, maledetta depressione e maledetta primavera.


il buon proposito

pugniPer questa stagione turistica ho preso una decisione: lavorare mrosaa non arrivare al punto di rottura o al punto in cui sono talmente stanca da non riuscire ad alzarmi dal letto.
Voglio avere il tempo per vivere e vedere Venezia anche quando il cielo è rosa fashion, per tutti i miei lavori, per i miei turisti, per la famiglia, per il volontariato culturale, per la mia salute, per le gite in montagna.
E i buoni propositi si pagano: con un male alle gambe atroce per essere stata troppo spavalda su un sentiero. In confronto la palestra è una sciocchezza. 


assestare i progetti

A gennaio dello scorso anno ho fatto un piano triennale della mia vita, l’età è quella che è, il bisogno di sicurezza anche e ho cambiato rotta.
Mi sono data due grandi progetti tra loro consequenziali, speravo di condividere questi progetti con C. ma lei sta seguendo la sua vita e io, a questo punto, devo solo occuparmi della mia e assestare il milestone di progetto senza rimpianti.
Per realizzare il progetto A e il progetto B (chiamiamoli con molta fantasia così) ho rivoluzionato la mia vita iniziando a curare la depressione, tornando in terapia, rendendo la mia vita più salutare, mangiando meglio, facendo movimento e anche accettando di lasciare il mio vecchio lavoro senza troppi rimpianti.
E’ stata ed è tuttora una enorme faticaccia.
Il progetto A, che sta avendo una lunga preparazione, avrebbe dovuto iniziare il 27 marzo e finire indicativamente i primi di maggio.
Niente di eclatante: è un viaggio.
Particolare.
Personale.
Lungo.
Faticoso.
Forse ne scriverò quando partirò, a questo punto tra ottobre e novembre.
Mi sono resa conto che quando ho accettato questo nuovo lavoro, l’idea di posticipare il progetto mi ha rallentato, mi ha creato disagio…e quindi ieri, dopo un mese di riflessione, dopo aver capito che i miei impulsi non devono essere repressi, mi sono data il progetto “A-1”, cioè una tappa intermedia.
E quindi mancano 17 settimane…


riconoscere i progressi

Secondo LaStrizza ho fatto dell’esaltazione del difetto la mia bandiera di battaglia.
Molto del lavoro che abbiamo fatto è stato focalizzato anche nell’accettazione dei moltissimi difetti ma anche nel riconoscere quelli che difetti o “cose brutte” non sono. 
E così, davanti allo specchio, mi domando: “oggi cosa non mi fa schifo di me?”
Per fortuna la frase è mutata lentamente in: “oggi cosa non è poi così brutto e inaccettabile di me?”
La strada da fare è ancora tantissima, sono ferma a piccole parti: talvolta i lobi delle orecchie, talvolta il collo, talvolta gli occhi.
Non sono mai andata oltre.
Ma stamattina ho messo i tacchi.
Erano anni che non camminavo con i tacchi senza avere male al piede, alla caviglia, alle ginocchia, senza slogarmi una caviglia, senza sentirmi inappropriata.
Oggi ho detto: “i miei piedi, con queste scarpe serie con il tacco, non sono brutti”.
E in realtà sono contenta, come lo sono della fatica che faccio in palestra.


non so(n/l)o false partenze

Avrei voluto fare un riepilogo 2016 basato sui numeri (ad esempio: 38 ore di psicoterapia con LaStrizza, 1 lavoro perso, 2 lavori tenuti, 3 viaggi, 27 serie televisive viste, 18 libri letti, i chili persi…) e sarebbe stato divertente.
Poi ho pensato che tutta la fatica fatta nel 2016 per trovare un equilibrio è stata propedeutica al 2017 e quindi ci ho ripensato, anche perchè il nuovo inizio ci deve essere nella mia testa e cerco di ripetermi che questo nuovo lavoro è uno dei tanti tasselli che compongono la mia vita.
Intanto mi agito e compro mutande e pantaloni perchè, comunque, lunedì sarà il mio “nuovo primo giorno di scuola”.