nell’ingorgo della burocrazia

Forse ho capito perché solitamente si va in maternità due mesi prima del parto: per riuscire a seguire tutte le pratiche burocratiche legate all’aspettativa, al bonus bebè e a tutte quelle cialtronaggini che si richiedono.
e così inizia il mio gioco dell’oca…

  • l’INPS richiede, per iniziare l’iter, un certificato di gravidanza digitale
  • il mio medico di base si rifiuta di emettere il certificato digitale e mi manda dal mio ginecologo
  • il consultorio AIED che mi segue non riesce ad emetterlo perchè non abilitato
  • il consultorio pubblico mi dice: “senza un certificato dell’AIED non ti diamo niente”
  • il consultorio pubblico dice ancora: “non siamo ancora abilitati per emettere il certificato digitale, te lo diamo cartaceo e tu vai all’INPS”
  • INPS dice che accetta solo certificati digitali per avviare le pratiche della maternità
  • il CAF dice che accetta solo certificati digitali per avviare le pratiche della maternità per l’INPS
  • l’Ospedale dice di richiamare perchè c’è solo un medico abilitato al rilascio dei certificati digitali
  • … il giro ricomincia…

E nel frattempo a me è venuto un attacco di rabbia e di nervoso e prontamente the rugrat mi ha fatto notare che non gradiva il mio stato d’animo…la prossima volta mando lui per uffici.

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il mio piede sinistro (cit.)

Questa mattina non avevo voglia di alzarmi, ho commesso un errore imperdonabile: ieri gli ho chiesto di uscire e mi sono dimenticata che, intanto, c’è la champions ma soprattutto è san valentino. 
Passi per il calcio che semplicemente mi fa passare per una donna che non si interessa del calendario delle partite, ma l’impressione che rischio di dare è quella di una pazza che vuole fiori e cioccolatini e amore eterno. 
Giuro, per me oggi è solo mercoledì. Anzi, sono le ceneri, diciamocela tutta.
Mi ero completamente dimenticata.
E quindi, con questa consapevolezza, sono rimasta cinque minuti in più a letto e ho visto l’inizio di un programma politico.

La domanda è: perché quando sono arrabbiata mi viene voglia di votare Adinolfi?
Speriamo mi passi entro il 4 marzo.

per dire cosa ho deciso nel 2018

Le inchieste su Amazon si sprecano, siamo partiti da Report ben 5 anni fa che sollevava la questione delle tasse che non venivano pagate certo in Italia, all’hub piacentino con i contratti a chiamata, i turni massacranti e tutto quello che sentiamo in questi giorni.

Lo ammetto: non mi ero mai domandata cosa ci fosse dietro ad un click.
E ora come molti mi domanda se e quanto sia giusto comprare tramite amazon?

Credo che la differenza sia come quella tra gli onnivori che comprano tutto/comunque/ovunque, i vegetariani che evitano la carne ma mangiano uova e pesce, i vegani e i fruttariani.

Io non credo riuscirei ad essere intransigente: da un lato vivo in una città che ha delle serie difficoltà nell’offerta di prodotti e nella loro reperibilità (per non parlare del trasporto). Provate a immaginare di voler comprare, ad esempio, una stampante. Prendere due o tre mezzi di cui uno è un vaporetto, andare in un centro commerciale in terraferma e poi portare a casa il tutto senza avere un mezzo di trasporto.
Dall’altro è anche vero che per l’acquisto di beni standard mi reco comunque in un grande magazzino (aperture festive, domenicali, serali…c’è anche questa questione) e quindi mi affido alle catene.

Se amazon sfrutta i suoi lavoratori è anche vero che i commessi della grande distribuzione non se la passano particolarmente bene.

Acquistare on-line attiva l’economia (trasporti su terra, acqua, consegne) e incide sull’inquinamento,  acquistare nei negozi salvaguarda – in parte – l’economia del territorio però le grandi catene fagocitano comunque i piccoli commercianti.

Acquistare on-line consente un risparmio spesso notevole che grava però sulle spalle dei piccoli produttori. E come cerco di comprare verdura a Km 0 così posso farcela con una televisione?

Io non voglio essere una di quelle che boicotta per principio le multinazionali, voglio solo provare a fare un acquisto critico.

E quindi il mio buon proposito per il 2018 è: evitare gli acquisti on-line. 
Viaggi esclusi.

I nodi

Da diverse settimane ho ricominciato ad andare da LaStrizza regolarmente, mi sono detta che andava bene lo stacanovismo ma dovevo a me stessa qualcosa. Stiamo affrontando dei temi “caldi” dei quali non ho mai parlato e che sono lì che premono e chiedono di essere tenuti in considerazione. In questo marasma di idee, sentimenti, emozioni e necessità le ho detto che sono molto sola, non ne soffro, ma letteralmente: se dovessi fare gli inviti per una festa la mia lista sarebbe piuttosto scarna. Da lì siamo partite per capire come mi proteggo da alcune paure e “nodi” e l’isolamente affettivo e sociale è uno di questi. Secondo lei saperlo, in teoria, dovrebbe aiutarmi a mettere delle pezze e a impare a tessere lentamente e di nuovo dei rapporti che siano sulla mia misura. Una volta i miei nodi erano solo quelli che avevo con i capelli lunghi.

la sicurezza percepita

Ne ho parlato altre volte e continuo a ripetere che io nel centro storico di Venezia mi sento sicura.
Di giorno, di notte, da sola o in compagnia, nel parco di Sant’Elena come nelle calli strette, in vaporetto. Ovviamente presto attenzione e ovviamente qualcosa può succedere, ma io a Venezia mi sento sicura.

Non mi sento più sicura da quando vedo i militari in mimetica (ammazza che mimesi in piazza San Marco!) e mitra, anzi mi faccio riguardi pure a starnutire, perché sia mai che tutti questi aggeggi siano senza sicura.

Non mi sento più sicura da quando per il carnevale hanno messo i varchi in Piazza San Marco: ieri sarebbe bastato un malore o un attacco di panico per creare l’apocalisse. 
Sembrava di stare in una gabbia per topi, ammassati uno contro l’altro.

Ecco, non mi sento sicura quando come durante il carnevale questa città è sempre più un parco divertimenti e non una città che vive e si diverte.
E lo dico: non per colpa del terrorismo.

ripristiniamo il latino?

E’ sempre più difficile parlare in modo politicamente corretto o meglio parlare con le persone senza fare gaffes, imbroccando l’articolo giusto, il genere corretto e le relazioni umane.
Scherzando dico che siamo tutti “gender fluid”, però io andrei veramente meglio ad avere di nuovo il caro e vecchio genere neutro latino…però mi accontenterei anche di quello anglosassone.