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per dire cosa ho deciso nel 2018

Le inchieste su Amazon si sprecano, siamo partiti da Report ben 5 anni fa che sollevava la questione delle tasse che non venivano pagate certo in Italia, all’hub piacentino con i contratti a chiamata, i turni massacranti e tutto quello che sentiamo in questi giorni.

Lo ammetto: non mi ero mai domandata cosa ci fosse dietro ad un click.
E ora come molti mi domanda se e quanto sia giusto comprare tramite amazon?

Credo che la differenza sia come quella tra gli onnivori che comprano tutto/comunque/ovunque, i vegetariani che evitano la carne ma mangiano uova e pesce, i vegani e i fruttariani.

Io non credo riuscirei ad essere intransigente: da un lato vivo in una città che ha delle serie difficoltà nell’offerta di prodotti e nella loro reperibilità (per non parlare del trasporto). Provate a immaginare di voler comprare, ad esempio, una stampante. Prendere due o tre mezzi di cui uno è un vaporetto, andare in un centro commerciale in terraferma e poi portare a casa il tutto senza avere un mezzo di trasporto.
Dall’altro è anche vero che per l’acquisto di beni standard mi reco comunque in un grande magazzino (aperture festive, domenicali, serali…c’è anche questa questione) e quindi mi affido alle catene.

Se amazon sfrutta i suoi lavoratori è anche vero che i commessi della grande distribuzione non se la passano particolarmente bene.

Acquistare on-line attiva l’economia (trasporti su terra, acqua, consegne) e incide sull’inquinamento,  acquistare nei negozi salvaguarda – in parte – l’economia del territorio però le grandi catene fagocitano comunque i piccoli commercianti.

Acquistare on-line consente un risparmio spesso notevole che grava però sulle spalle dei piccoli produttori. E come cerco di comprare verdura a Km 0 così posso farcela con una televisione?

Io non voglio essere una di quelle che boicotta per principio le multinazionali, voglio solo provare a fare un acquisto critico.

E quindi il mio buon proposito per il 2018 è: evitare gli acquisti on-line. 
Viaggi esclusi.

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I nodi

Da diverse settimane ho ricominciato ad andare da LaStrizza regolarmente, mi sono detta che andava bene lo stacanovismo ma dovevo a me stessa qualcosa. Stiamo affrontando dei temi “caldi” dei quali non ho mai parlato e che sono lì che premono e chiedono di essere tenuti in considerazione. In questo marasma di idee, sentimenti, emozioni e necessità le ho detto che sono molto sola, non ne soffro, ma letteralmente: se dovessi fare gli inviti per una festa la mia lista sarebbe piuttosto scarna. Da lì siamo partite per capire come mi proteggo da alcune paure e “nodi” e l’isolamente affettivo e sociale è uno di questi. Secondo lei saperlo, in teoria, dovrebbe aiutarmi a mettere delle pezze e a impare a tessere lentamente e di nuovo dei rapporti che siano sulla mia misura. Una volta i miei nodi erano solo quelli che avevo con i capelli lunghi.


la sicurezza percepita

Ne ho parlato altre volte e continuo a ripetere che io nel centro storico di Venezia mi sento sicura.
Di giorno, di notte, da sola o in compagnia, nel parco di Sant’Elena come nelle calli strette, in vaporetto. Ovviamente presto attenzione e ovviamente qualcosa può succedere, ma io a Venezia mi sento sicura.

Non mi sento più sicura da quando vedo i militari in mimetica (ammazza che mimesi in piazza San Marco!) e mitra, anzi mi faccio riguardi pure a starnutire, perché sia mai che tutti questi aggeggi siano senza sicura.

Non mi sento più sicura da quando per il carnevale hanno messo i varchi in Piazza San Marco: ieri sarebbe bastato un malore o un attacco di panico per creare l’apocalisse. 
Sembrava di stare in una gabbia per topi, ammassati uno contro l’altro.

Ecco, non mi sento sicura quando come durante il carnevale questa città è sempre più un parco divertimenti e non una città che vive e si diverte.
E lo dico: non per colpa del terrorismo.


ripristiniamo il latino?

E’ sempre più difficile parlare in modo politicamente corretto o meglio parlare con le persone senza fare gaffes, imbroccando l’articolo giusto, il genere corretto e le relazioni umane.
Scherzando dico che siamo tutti “gender fluid”, però io andrei veramente meglio ad avere di nuovo il caro e vecchio genere neutro latino…però mi accontenterei anche di quello anglosassone.


consolidare gli stereotipi

Oggi avevo una visita guidata.
Sono ventinove donne e un uomo che fa loro da capogruppo.

Il signore si presenta.
Vengono da Israele.
“Sì, però mi fa lo sconto vero?”

Ecco, appunto.


Landscapes

imageNon è una novità, ma con la situazione attuale, il prossimo vertice italo-francese e il tempo bigio é proprio inquietante.


cose di chiesa

Oggi a Venezia si festeggia il giubileo con l’apertura di una delle porte della Basilica (se non erro San Clemente) e – come nella “profezia” degli Articolo31 – per entrare ci vuole un pass. Solo 1000 persone l’hanno avuto (liste d’attesa?), gli altri fuori in piazza. Nello stanzone una turista mi chiede delucidazioni: non ha capito che cosa sia  tutta questa faccenda e va bene tutto, ma iniziare a spiegare il concetto di peccato, di salvezza, di anima, di indulgenza è decisamente troppo per il mio inglese alle 9.30 del mattino. L’estrema sintesi è stata: se hai il pass, entri in chiesa, se entri hai l’indulgenza cioè vai in paradiso. Ergo se hai il pass vai in paradiso. Io e la tutista ci siamo limitate ad ammettere a noi stesse che queste cose di chiesa sono un po’ strane.