c’era una volta un blog…

…in cui mi sentivo libera di scrivere, di raccontarmi, di parlare delle sciocchezze e delle cose importanti.
Sono passata dalla tesi alle lamentele sul lavoro, dalle delusioni per un’ansia perenne agli amori tormentati, dalla depressione all’intervento, dalle mie questioni con LaStrizza a tutto il resto.
E’ da un po’ che non mi sento libera di scrivere ma ho deciso che, passato questo momento critico di indecisione, dopo la bella gita che ho in previsione a Berlino, superato l’orrendo scoglio dei 35 anni, ricomincerò a scrivere a getto continuo.
Perchè questo blog è ancora mio, ancora il mio spazio, ancora il mio diario.

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il tempo

In ufficio mi hanno proposto un rinnovo temporaneo del contratto e io ho chiesto di poter avere un par-time.
Perchè?
Perchè voglio dedicarmi del tempo, mantenere i contatti con le agenzie con cui già lavoro, visitare mostre, formarmi, riposarmi.
Voglio imparare a gestire il mio tempo, godermi il vuoto, imparare a gestirlo senza paura.
Si cambia.
Si cresce.

ora di tornare a casa

Finito il ricovero, fatte le medicazioni, sono stata dimessa.
Tutto era stato organizzato al millimetro e ovviamente tutto è stato scombinato dalla realtà.
Ma è ora di tornare nella vita vera, affrontare nuovi e vecchi demoni della mente che si rifanno vivi e sussurrano strane cose, di ricominciare di nuovo e soprattutto capire che ne sarà – ad esempio – del mio lavoro.

io – personale

Io sono miope.
Eppure ho scelto di non operarmi agli occhi perché io mi piaccio con gli occhiali, sono diventati un accessorio del mio abbigliamento, del mio stato d’animo e mi fanno sentire protetta.
Io porto gli occhiali.

Io mi mangio le unghie.
Non riesco a sopportare il gel sulle unghie e tendo a strapparmelo, quindi niente french manicure o artigli affilati.
Io uso sempre smalti colorati.

Io sono pigra.
Quindi raramente mi trucco bene, ma ho sempre una trousse per le emergenze.
Sto iniziando a mettermi il mascara.

Io sono grassa.
Lo sono sempre stata. Sono stata potenzialmente magra solo quando mi inducevo il vomito tutti i giorni.
Ho imparato a convivere con il mio corpo.
Ho imparato a vivere da sola.
Ho scoperto che gli uomini guardano le ragazze magre ma poi amano anche quelle grasse.
Ho provato a dimagrire.
Negli ultimi due anni ho perso 22 kg (in realtà erano di più ma una decina li ho ripresi).
Ho deciso durante il percorso di farmi tagliare un pezzo di stomaco.
Chirurgia bariatrica, ovvero un intervento malassorbitivo.
Lo faccio per la mia salute.
Nel frattempo ho ricominciato a frequentare una persona.
E la domanda più stupida che mi sto ponendo è: e se non gli piacessi più quando sarò magra  diversa?

checklist

valigia
parole crociate
libro
disdire weekend in spa
dire a Lui che sparirò per un paio di settimane
spiegare a Lui perché sparirò
disdire la ceretta
mettere il risponditore automatico nella mail dell’ufficio
lasciare in ordine la scrivania

cambiare le lenzuola a casa
programmare i post professionali
caricabatterie del cellulare

in aggiornamento…

parole tabù n.3

Dolore.

Ho un rapporto strano con il dolore: da un lato ne sono terrorizzata dall’altro affascinata.
Terrorizzata dal dolore psicologico perché ho paura di impazzire, ma anche da quello fisico, o meglio, dall’inizio del dolore fisico.
Sono atterrita da quel dolore talmente forte da toglierti il fiato, quello che quando ti chiedono quant’è in una scala da 1 a 10 non hai la forza di rispondere e ogni numero sembra troppo piccolo.

Però il dolore è un elemento strano.
Se “hai male” vuol dire che sei vivo, “star male” vuol dire anche soffrire e spesso si associa ad un senso di profonda catto-colpa. 
Il dolore ti fa percepire il corpo, muscoli e nervi e zone che non conoscevi, aiuta a sbloccare il pianto.
Il dolore è il preludio dell’antidolorifico in cui tutto diventa ovattato e si galleggia.
Il dolore è anche associato ad una sfera intima, una vita a latere in cui dopo il dolore non c’è oblio, bensì passione.

Perché penso al dolore?
Mi sto preparando e metto nero su bianco le cose che mi fanno paura.