quello che mi manca

Gli aperitivi.
Le cene fuori.
Poter scegliere cosa fare senza programmare con settimane d’anticipo.
Uscire di casa solo con una borsa piccola e leggera.
Viaggiare.
Il silenzio.
Andare al cinema.
Lavorare tanto.
Le camicie accollate.
Le collane.
Leggere.
Andare in terapia.
La pasta e fagioli, l’hummus e le fave.
I miei antidepressivi.

E non solo questo e non necessariamente in quest’ordine,

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La vita non è solo maternità

Ricominciare a lavorare non è facile, per lo meno da quando esco di casa fino al vaporetto. Per carità, the rugrat mi manca, però il mio lavoro mi piace anche di più quest’anno che lo prendo con più lentezza. Ho la fortuna di poter scegliere quando e con chi lavorare. La difficoltà sta nel passare dalla modalità “mamma” a quella “sono una guida preparata”.

Ho fatto un tour per i rappresentanti di un importante hotel e mi hanno richiamata perché devono promuovere la loro struttura con la stampa e non immaginavano che il mio tour fosse così bello e perfetto per loro e anche perché “non sto mai zitta”.

Ho fatto una visita guidata con una collega che mi ha ringraziata perché “ho dei gruppi belli con cui è piacevole lavorare” e si è divertita nonostante fosse il 1 maggio.

Per carità, sono bazzecole, ma è quello che mi fa andare avanti in questo momento.

Cose che non si dimenticano

Esattamente un anno fa accettavo un invito per un aperitivo che si concludeva con un addio senza rimpianti, senza lacrime, senza troppe ansie.

Esattamente un anno fa the rugrat veniva concepito.

Resta la grande domanda: come saremmo noi ora se, per caso, fossi andata al cinema?

non si nasce imparati

Non sono diventata figliocentrica, ma quando trascorri 7 giorni su 7, 24 ore su 24 con un neonato parlando con questa “cosa” di tutto e di niente…finisce che quando incontri degli adulti non ti metti a discutere di politica internazionale, bensì di tutto quello che ruota attorno al neonato.
In più, nonostante tutte le informazioni raccolte e la conoscenza reciproca, ogni giorno è diverso e si va a tentoni verso le esigenze di the rugrat che più che strillare non può fare.
Per dire che per la prima volta ha passato una notte in bianco urlando (secondo me di dolore) e io sono uno straccio.
Ecco.

nuove paranoie

Una cosa che non avevo messo in conto è essere una mamma con un dca.
Se io sto lavorando da anni sulla relazione con il mio corpo e sulle responsabilità che ho nei suoi confronti ora mi trovo ad avere delle responsabilità di salute anche nei confronti di the rugrat.
E mi scontro con il terrore che lei diventi come me, che sia fuori controllo e diventi grassa e che entri nel tunnel dei disturbi alimentari.
E ieri alla sua “pesa pubblica” è emerso che è aumentata di 1 kg, un po’ più della media, in un mese.
E io sono entrata in crisi.
Sarebbe successo ugualmente se non fosse cresciuta a sufficienza.
Credo che questo sia il risultato di un mix tra dca e la famosa “tristezza post-parto”.

Evviva.

il dolore

Chi mi legge sa che ho un rapporto strano con il dolore: inutile provarlo, ci sono gli antidolorifici e tanto vale usarli.
A volte nella mia vita anche abusarne.
Da che sono rimasta incinta non ho più potuto usare il mio arsenale e quelle poche volte che mi sono concessa qualcosa, beh era il paracetamolo che per una come me è come usare i fiori di Bach* per la gastrite.
Per preparmi al parto ho firmato tutte le carte possibili e immaginabili per la peridurale, poi arrivo in ospedale e alla domanda “mah, posso avere qualcosa?” il medico di guardia guarda fuori dalla porta e risponde candidamente: “Signora, doppio festivo.”
Eh, sì, perchè se a Venezia partorisci naturalmente dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, purchè non festivo, puoi sperare di incontrare quel figo dell’anestesista, altrimenti affidati all’assoluto (come dice l’ostetrica).
Eppure in tutto questo ambaradan io sono sopravvissuta, anche se ora desidero solo un prosecco e una buona droga.

* sì, non credo nè all’omeopatia nè ai fiori di Bach, mi dispiace.

maternità e dca

Sopravvisuta alla gravidanza con un dca e una sleeve gastrectomy ora sto affrontando la maternità, anzi, sto affrontanto la famosa quarantena.
Facile?
Non direi.
Impossibile?
Non direi.
Più che altro è cercare ogni giorno di convivere con la paura e con l’unico modo che conosce il mio corpo per arginarla, ovvero mangiare.
Paura dell’inatteso, della capacità che ha the rurgat di evolversi e crescere ogni giorno, con la consapevolezza di non essere spesso “abbastanza” per lei, paura che lei mangi troppo/troppo poco/male, paura di non capirla…
E poi bisogna conciliare il tutto con la fame, i bisogni di sostanze che il mio corpo richiede in fase di allattamento, con questo “nuovo” corpo capace di produrre “cose” che fanno crescere the rugrat.
E quando sono sola un’ondata di emozioni che in parte conosco e in parte sono nuove e inesplorate mi travolge e lì ci si confronta con il dca.

Benvenuta in questo nuovo mondo!