Archivi categoria: la bella e la bestia

colori

Sono in “pausa non sigaretta” nel giardino dell’ufficio.
Passa davanti a me una turista vestita di nero con scarpe sportive e golf verde acido.
La guardo sogghignando e dico alla collega:
“Guarda quella lì!”
Lei aspira il fumo e impassibile commenta:
“Come te…”

Ero vestita tutta di nero, avevo scarpe e pullover rosa.

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rimescolamenti

Ho progettato due passeggiate per turisti per un’agenzia.
Le proverò entrambe nel fine settimana.
E a dire il vero ho un filino d’ansia.
Giusto un po’.
Ma forse è perchè devo sgomberare dei mobili.
O perchè casa mia sembra un magazzino di un accumulatore compulsivo e temo di non venirne mai più fuori.
O perchè voglio ridipingere delle pareti, ma l’istinto ce l’ho soprattutto di notte.
O perchè pensavo di aver sistemato tutte le scarpe che non faccio in tempo a distrarmi e ne trovo un altro paio e in tutto questo non so cosa mettermi.
O perchè il mio ciclo si sta coordinando con quello della mia collega: io piango e lei sbraita.
O perchè mi sento terribilmente e inesorabilmente…(no, non la scrivo quella parola).


evidenze

L’altro giorno ho guardato una mia foto con degli occhiali spiritosi.
Quello che ho visto sono state:
le occhiaie e il contorno occhi da mezza età
le prime increspature sulla pelle (non chiamiamole subito rughe)

Cerco di non farci caso, ho dato la colpa alla luce, alla fotocamera, al trucco.

Vado dalla parrucchiera e parliamo del colore che mi sono fatta in casa e lei mi dice: “copre anche un po’ i capelli bianchi…ma sì, sono pochi”.

Gli studenti nel nuovo ufficio dove lavoro mi danno del “lei”, proprio non gli viene di usare un tono garbato ma confidenziale.

Nei negozi mi chiamano “signora”.

Ecco.


riconoscere i progressi

Secondo LaStrizza ho fatto dell’esaltazione del difetto la mia bandiera di battaglia.
Molto del lavoro che abbiamo fatto è stato focalizzato anche nell’accettazione dei moltissimi difetti ma anche nel riconoscere quelli che difetti o “cose brutte” non sono. 
E così, davanti allo specchio, mi domando: “oggi cosa non mi fa schifo di me?”
Per fortuna la frase è mutata lentamente in: “oggi cosa non è poi così brutto e inaccettabile di me?”
La strada da fare è ancora tantissima, sono ferma a piccole parti: talvolta i lobi delle orecchie, talvolta il collo, talvolta gli occhi.
Non sono mai andata oltre.
Ma stamattina ho messo i tacchi.
Erano anni che non camminavo con i tacchi senza avere male al piede, alla caviglia, alle ginocchia, senza slogarmi una caviglia, senza sentirmi inappropriata.
Oggi ho detto: “i miei piedi, con queste scarpe serie con il tacco, non sono brutti”.
E in realtà sono contenta, come lo sono della fatica che faccio in palestra.


in mutande

benetton-clothes-for-humans-il-colloquio_o_vlOggi ho fatto il mio primo colloquio via Skype.
Arrivo a casa di corsa, preparo il set: un cartonato meraviglioso con una libreria più ordinata della mia (era l’allestimento di una vetrina) , il tavolo, l’altezza giusta della webcam.
Faccio la prova audio con diversi microfoni e auricolari che non si sa mai.
Mi pettino bene, trucco, camicia bianca, pullover colorato…e poi ero in mutande e calzettoni di lana.


con passo lento

Faccio tutto con molta lentezza.
Mi riapproprio del mio tempo e della mia salute.
Guardo al futuro.
Progetto.
Cerco di non innamorarmi.
Lavoro.
Vado in palestra.
Studio.

Tutto lentamente, assaporando il minuto che scorre. Peccato che a farne le spese siano i miei capelli.


credere negli investimenti

Le cose cambiano: le amicizie, le condizioni di lavoro, i capelli.
E io sento che è il momento di ricominciare: trovare un nuovo posto nel mondo del lavoro e non solo, osare, investire e provare a credere che tra qualche mese tutto andrà bene e gli investimenti che sto facendo su me stessa daranno i loro frutti.
…e vorrei credere ancora alle favole…