Archivi categoria: l’avventura di essere free lance

perseverare è diabolico

Dopo il fallimentare viaggio in Sicilia per prendere un’abilitazione da guida, ci riprovo in un’altra regione, insieme ad una masnada di gente che ha capito che è inutile attraversare l’Italia per farsi del male, ma conviene stare vicino a casa.
Qui sì ho l’ansia da prestazione.
Per fortuna questo viaggio – oggi – è solo esplorativo.

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cambiamenti

I cambiamenti non mi piacciono, ma cerco di affrontarli, sto imparando ad affrontarli.

LaStrizza ha cambiato studio e ieri ho conosciuto la sua sostituta. Non è stato facile, ma ho pianto ugualmente bene.

L’esame è stato un fallimento, non per questo non tornerò mai più in Sicilia (forse a Messina no), ma ho il piano B e C per prendere questa maledetta abilitazione come guida.

Il lavoro sta cambiando: mi hanno chiesto di dimettermi per poi riassumermi a settembre. Tecnicamente sono disoccupata ma l’ufficio ha un diritto di prelazione su di me. Non mi sento in vacanza, ma neppure disoccupata.

La bestiaccia ha problemi al lavoro, forse andrà via da Venezia e io sarò un po’ più sola o forse definitivamente sola.

Sto affrontando una grande paura che potrebbe portare ad una svolta nella mia salute.


due settimane

Ho due settimane per recuperare un anno di studio e appunti che sono finiti nel dimenticatoio della mia mente che straborda come il magazzino di un accumulatore compulsivo.

Mi sento come a scuola, quando l’ultimo mese si cercava di recuperare un annata bruttina o come alla fine delle vacanze in cui si copiavano tutte le versioni di latino e greco che non erano state fatte.

Mi domando perchè non ho seguito la strada già battuta dai miei colleghi.

Oggi ho troppo mal di testa per piangermi addosso, devo solo sperare di non avere un attacco di panico come l’altra volta e di non avere troppe aspettative.
In fondo è solo un altro esame.


io ci penso

Nei fine settimana mi dedico ai miei turisti e, quest’anno, cerco di fare cose che mi piacciono, che mi danno soddisfazione, che siano divertenti.
Questo vuol dire le gite in barca, inventare delle passeggiate a tema e poi farle, visite guidate…e studiare sempre qualcosa di nuovo.

WhatsApp Image 2017-05-28 at 21.03.49Sabato e domenica mi sono dedicata a queste attività e sono tornata a casa con le gambe stanche, la voce roca, caldo e tanta energia.
Adoro questo lavoro.
Anche se non è solo rose e fiori: non hai orari (ma comunque sei free lance), i turisti sono spesso tutt’altro che accomodanti, gli imprevisti catastrofici dietro l’angolo, non c’è una routine…. 
Poi, però, finisco una passeggiata proprio qui e credo che non ci siano dubbi.

Mi chiedo però che sostenibilità può avere questo lavoro.
E così mi ritrovo a pensare se mi piacerebbe restare nell’ufficio dove sono o se vorrei che mi lasciassero andare, se mi ci vedo a fare l’accompagnatore turistico tutta la vita.
E soprattutto se è un lavoro sostenibile visto che spesso le agenzie non pagano e se lo fanno hanno dei tempi biblici. 

Intanto mi accontento.


il diritto acquisito

Nel magico mondo dei freelance la malattia stagionale o comunque leggera (influenza, bronchite, sciatica…potrei fare un elenco lungo come la mia esperienza ipocondriaca) non è contemplata.
Fondamentalmente lavori e ti riempi di qualunque droga ti possa tenere in piedi.
Riduci al minimo indispensabile il riposo.
Magari non rendi al 100% ma cerchi di dare comunque qualcosa.
Io, per lo meno, ho sempre fatto così.
Questa settimana una febbre piuttosto alta mi ha bloccata.
Un pomeriggio ho resistito.
La mattina dopo ero in permesso orario per un concorso (stendiamo un velo pietoso) sostenuto con una discreta temperatura.
Il pomeriggio sono andata dal dottore.
E ho preso un giorno di malattia.
Mi sembra quasi incredibile questo “diritto acquisito” e, visto che posso fino alla scadenza del contratto, non farò l’eroe.


in mutande

benetton-clothes-for-humans-il-colloquio_o_vlOggi ho fatto il mio primo colloquio via Skype.
Arrivo a casa di corsa, preparo il set: un cartonato meraviglioso con una libreria più ordinata della mia (era l’allestimento di una vetrina) , il tavolo, l’altezza giusta della webcam.
Faccio la prova audio con diversi microfoni e auricolari che non si sa mai.
Mi pettino bene, trucco, camicia bianca, pullover colorato…e poi ero in mutande e calzettoni di lana.


un mese lungo un anno

Ho lasciato il mio lavoro in ufficio esattamente un mese fa, tornata dalle ferie.
E’ stato un mese che non ha eguali: a volte giorni lunghissimi, altri densi di impegni, alcuni sportivi, altri pigri, atri vuoti, alcuni insonni.
Ho ancora i miei due lavori e mezzo, eppure il più delle volte mi sento come fossi disoccupata, le finanze cominciano a chiedere attenzione, la mia casa chiede presenza.
Però so che è un momento che passerà, mi sto formando per rientrare nel mercato, sto cercando un altro lavoro e ho iniziato a collaborare con un’altra agenzia.
Sono meno infelice del previsto.

Sono pronta per questo secondo mese.