la cena annuale

E anche questa stagione turistica per me è terminata.
In realtà alcuni colleghi continuano a lavorare, ma io sinceramente sono stanca e non sono molto predisposta a fare le corse in questo momento.
Come ogni anno è stata organizzata una cena, questa volta in un ristorante indiano e come sempre abbiamo mangiato molto, abbiamo parlato di lavoro e scattato una foto di gruppo.

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tutto come sempre

Qualche tempo fa una collega mi ha chiesto di condividere con lei una visita guidata e ho accettato senza pormi troppo problemi.
Poi, un paio di settimane fa, mi dice che il gruppo ha scelto Palazzo Ducale e mi sono resa conto che dovevo assolutamente ripassare per non fare una figuraccia.
E così mi sono armata di libri, quaderno, penna e molte visite a palazzo per ripassare e ristudiare quello che non mi ricordavo.
Sono anche stata lì lì per rinunciare al lavoro.
Poi oggi mi sono lanciata.
E sono stata contenta.
E ogni volta mi stupisco che mi capiscano, che mi seguano, che non ci siano problemi e che finche faccio questo lavoro io stia bene.
E’ stata una buona mattina che è terminata con un buon pranzo, pronta a preparare una nuova visita guidata al Museo Navale.

perdere la testa

Ho tre lavori per scelta.
Ho un’agenda in cui scrivo tutto e fin’ora non ho mai dimenticato niente.
Fino ad oggi.

Stamattina mi sono svegliata alle 4 per arrivare in aeroporto alle 6.
Arrivo e non vedo nessuno.
Aspetto una decina di minuti, telefono ad una collega che mi risponde con una voce molto assonnata.
Stava dormendo: avevo sbagliato giorno e turno di lavoro.
Mi rassegno e torno a casa.
Per farla breve: non solo ho sbagliato giorno del servizio, ma ho anche dimenticato e sbagliato il turno di oggi.

Mi sono rassegnata: questa giornata è da dimenticare.
Sono stanca?
Forse un po’.
Forse la mia testa è un po’ più impegnata per colpa di the rugrat.

di gite

“Non andiamo mai da nessuna parte.”
“Lunedì sono libera, e tu?”
“Io anche…”

E così con una collega e amica sono andata in gita a Milano: treno di andata all’alba e ritorno al tramonto.
Dovevamo fare una full immersion di musei, ma a quanto pare il lunedì mattina è quasi tutto chiuso e così abbiamo giocato con i gatti della colonia felina del castello sforzesco, abbiamo camminato, criticato il restauro delle guglie del duomo e visto la mostra di Frida.

Mentre eravamo in Piazza Duomo ci siamo rese conto quanto piccina sia Venezia e che, in fondo, per visitare un qualunque posto è meglio muoversi in bassa stagione.

di porte e opportunità

Non ho un buon rapporto con i social media, però pare siano l’unico veicolo per lavorare oggi, soprattutto nel turismo: colleghi che ti danno contatti e che ti passano servizi.
Oggi vengo cancellata da una chat perchè lavoro con un’agenzia che all’amministratore del gruppo non va a genio.
Divento triste, poi mi arrabbio, poi mi sento in colpa per essermi arrabbiata, poi mi arrabbio ancora di più.

Un’ora dopo una nuova agenzia mi chiama (perchè una collega ha fatto il mio nome), mi propone buone tariffe, un calendario e io sono abbastanza felice.

Poi un’altra collega mi chiede se sono libera il 12 ottobre per un lavoro.

Per carità non si stanno spalancando portoni, bensì porticine, ma questo mi fa essere un po’ ottimista e, ovviamente, mi ritrovo a pensare…

wonderwoman

Visita di controllo dal chirurgo.
“Allora, Amanda, niente piscina e niente addominali per un mese.”
Sorrido.
Chi non vorrebbe vedersi vietati gli addominali?
“Quindi posso tornare in palestra?”
“Con calma, sarai un po’ debole.”

Ho riso quando ha detto “sarai un po’ debole”.
Non ci credo, io sono iperattiva, ho una marea di cose da fare per rimettermi in pari, persone da incontrare…
Stamattina esco per andare a preparare una visita guidata non troppo lontano da casa.
Dopo un’ora non mi reggevo in piedi.
Mi sono dovuta sedere per recuperare energia.
E dopo il “lauto” pranzo ho dormito per dure ore.
Perchè in effetti sono un po’ debole.

Signori, è stato un onore suonare con voi stasera

Nel film “Titanic” di James Cameron, durante il naufragio, i musicisti continuano a suonare e il violinista dice la battuta di cui sopra.
Oggi mi sono sentita come il violinista sul Titanic.
Oggi è stato l’ultimo giorno di lavoro nello stanzone, la società con cui lavoro ha perso l’appalto, un’altra azienda è subentrata e ci sostituirà dalla settimana prossima con delle audioguide.
Se fossi stata sostituita da un’altra guida non mi sarebbe dispiaciuto così tanto, ma da una registrazione è una cosa che fa male e poi mi domando come si possa interagire con un tablet che non ti guarda, non dimostra calore umano, non fa cose pazze come chiederti quali sono le tue preferenze e adeguare la visita guidata.
Oggi abbiamo dato sfogo alle nostre conoscenze, il nostro canto del cigno: visite lunghe, dettagliate, serene, a misura di visitatore (c’è da dire che ce n’erano anche ben pochi).
In realtà come dovrebbero essere sempre, in pratica come non si può fare per i tempi stretti.
Poi, in chiusura, ho rifatto un giro delle sale, ho salutato le mie opere, ho chiuso la biblioteca e ho detto addio.
E un po’ ho pianto.