Archivi categoria: l’avventura di essere free lance

due settimane

Ho due settimane per recuperare un anno di studio e appunti che sono finiti nel dimenticatoio della mia mente che straborda come il magazzino di un accumulatore compulsivo.

Mi sento come a scuola, quando l’ultimo mese si cercava di recuperare un annata bruttina o come alla fine delle vacanze in cui si copiavano tutte le versioni di latino e greco che non erano state fatte.

Mi domando perchè non ho seguito la strada già battuta dai miei colleghi.

Oggi ho troppo mal di testa per piangermi addosso, devo solo sperare di non avere un attacco di panico come l’altra volta e di non avere troppe aspettative.
In fondo è solo un altro esame.


io ci penso

Nei fine settimana mi dedico ai miei turisti e, quest’anno, cerco di fare cose che mi piacciono, che mi danno soddisfazione, che siano divertenti.
Questo vuol dire le gite in barca, inventare delle passeggiate a tema e poi farle, visite guidate…e studiare sempre qualcosa di nuovo.

WhatsApp Image 2017-05-28 at 21.03.49Sabato e domenica mi sono dedicata a queste attività e sono tornata a casa con le gambe stanche, la voce roca, caldo e tanta energia.
Adoro questo lavoro.
Anche se non è solo rose e fiori: non hai orari (ma comunque sei free lance), i turisti sono spesso tutt’altro che accomodanti, gli imprevisti catastrofici dietro l’angolo, non c’è una routine…. 
Poi, però, finisco una passeggiata proprio qui e credo che non ci siano dubbi.

Mi chiedo però che sostenibilità può avere questo lavoro.
E così mi ritrovo a pensare se mi piacerebbe restare nell’ufficio dove sono o se vorrei che mi lasciassero andare, se mi ci vedo a fare l’accompagnatore turistico tutta la vita.
E soprattutto se è un lavoro sostenibile visto che spesso le agenzie non pagano e se lo fanno hanno dei tempi biblici. 

Intanto mi accontento.


il diritto acquisito

Nel magico mondo dei freelance la malattia stagionale o comunque leggera (influenza, bronchite, sciatica…potrei fare un elenco lungo come la mia esperienza ipocondriaca) non è contemplata.
Fondamentalmente lavori e ti riempi di qualunque droga ti possa tenere in piedi.
Riduci al minimo indispensabile il riposo.
Magari non rendi al 100% ma cerchi di dare comunque qualcosa.
Io, per lo meno, ho sempre fatto così.
Questa settimana una febbre piuttosto alta mi ha bloccata.
Un pomeriggio ho resistito.
La mattina dopo ero in permesso orario per un concorso (stendiamo un velo pietoso) sostenuto con una discreta temperatura.
Il pomeriggio sono andata dal dottore.
E ho preso un giorno di malattia.
Mi sembra quasi incredibile questo “diritto acquisito” e, visto che posso fino alla scadenza del contratto, non farò l’eroe.


in mutande

benetton-clothes-for-humans-il-colloquio_o_vlOggi ho fatto il mio primo colloquio via Skype.
Arrivo a casa di corsa, preparo il set: un cartonato meraviglioso con una libreria più ordinata della mia (era l’allestimento di una vetrina) , il tavolo, l’altezza giusta della webcam.
Faccio la prova audio con diversi microfoni e auricolari che non si sa mai.
Mi pettino bene, trucco, camicia bianca, pullover colorato…e poi ero in mutande e calzettoni di lana.


un mese lungo un anno

Ho lasciato il mio lavoro in ufficio esattamente un mese fa, tornata dalle ferie.
E’ stato un mese che non ha eguali: a volte giorni lunghissimi, altri densi di impegni, alcuni sportivi, altri pigri, atri vuoti, alcuni insonni.
Ho ancora i miei due lavori e mezzo, eppure il più delle volte mi sento come fossi disoccupata, le finanze cominciano a chiedere attenzione, la mia casa chiede presenza.
Però so che è un momento che passerà, mi sto formando per rientrare nel mercato, sto cercando un altro lavoro e ho iniziato a collaborare con un’altra agenzia.
Sono meno infelice del previsto.

Sono pronta per questo secondo mese.


tornare a scuola

Bisogna rinserirsi nel mercato, specializzarsi, aggiornarsi, ma seguire le proprie intuizioni.
Un giorno penso che mi piaccia trafficare con i siti internet, i templates, html…sono un po’ autodidatta e nulla più.
Trovo un buon corso, mi ci iscrivo, torno a scuola.
E mi ritrovo ad essere quasi l’ultima della classe.
Il prof mi mette accanto ad un tizio che mi può dare una mano, copiamo l’uno dall’altra e viceversa, facciamo anche un po’ casino in ultima fila, ci metto ore a fare gli esercizi a casa con i programmi di grafica che non ho mai usato.
Poi ho un’intuizione:
a) queste “cose” le ha pensate un maschio e quindi, come tali, sono semplici, metodiche, intuitive. Ma soprattutto: l’idea più semplice è quella più giusta
b) la sintassi html è come quella latina a carciofo del buon vecchio Cicerone e se l’ho tradotto al liceo…che problemi ci sono.
E quindi si ricomincia a studiare.
Con abbastanza leggerezza d’animo.


con passo lento

Faccio tutto con molta lentezza.
Mi riapproprio del mio tempo e della mia salute.
Guardo al futuro.
Progetto.
Cerco di non innamorarmi.
Lavoro.
Vado in palestra.
Studio.

Tutto lentamente, assaporando il minuto che scorre. Peccato che a farne le spese siano i miei capelli.