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pianificare: l’agenda colorata

Leggevo un articolo su come sfruttare il tempo quando si è free lance e l’autore consigliava di dividere i progetti per colori e riempire l’agenda (o un foglio excell) per capire quanto tempo si dedica ad una cosa piuttosto che ad un’altra.

Avevo fatto un esercizio simile (un grafico a torta) anche con LaStrizza che sta cercando di convincermi a farmi una vita, perchè dedico troppo tempo al lavoro, poco alla salute, praticamente nulla al tempo libero e alle relazioni sociali a meno che non sia tutto finalizzato a produrre qualcosa (corsi, abilitazioni e tutto quello che ci ruota attorno).

Fatto sta che io l’agenda me la faccio, letteralmente, iniziando da un quaderno bianco, ed è una via di mezzo tra un’agenda classica e un bullet journal, divido gli impegni per colore (rosa è la salute, verde invece le visite guidate con un’agenzia, blu per l’aeroporto…) ma non ne ho ancora assegnato uno per l’ufficio che riempie 9 ore della mia giornata, mi piace avere una visione quindicinale e preferisco i 16-18 mesi.

Io resto pronta, che non si sa mai.
Magari come prossimo lavoro disegnerò agende.

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strani odori

Io bevo tea.
Tantissimo tea.
In ufficio ho il bollitore, la mia tazza enorme da 750 ml con il nano Brontolo (dono di C. che dice che brontolo sempre) e una selezione di ottimi tea. 
Inutile bere tea cattivo, deteinato o insapore.
La vita tende già ad essere abbastanza brutta che non mi merito una tazza di tea mediocre.
Oggi ho la mia ultima “piramide” di chai latte alla vaniglia.
Un profumo di caldo e buono si spande in ufficio.
La mia collega, invece, sente odore di besciamella.


spazi

Per 6 mesi ho fatto in modo di trovare una mia dimensione lavorativa, ho tessuto dei rapporti, ho creato le mie procedure. Ora la persona che sostituivo è rientrata e si sta riprendendo il suo spazio, le sue mansioni.
Prima abbiamo spostato i tavoli.
Poi abbiamo diviso le aree di lavoro.
E mi mancano tutte le cose che facevo.
Non sono demansionata, sono solo triste.


colori

Sono in “pausa non sigaretta” nel giardino dell’ufficio.
Passa davanti a me una turista vestita di nero con scarpe sportive e golf verde acido.
La guardo sogghignando e dico alla collega:
“Guarda quella lì!”
Lei aspira il fumo e impassibile commenta:
“Come te…”

Ero vestita tutta di nero, avevo scarpe e pullover rosa.


cambiamenti

I cambiamenti non mi piacciono, ma cerco di affrontarli, sto imparando ad affrontarli.

LaStrizza ha cambiato studio e ieri ho conosciuto la sua sostituta. Non è stato facile, ma ho pianto ugualmente bene.

L’esame è stato un fallimento, non per questo non tornerò mai più in Sicilia (forse a Messina no), ma ho il piano B e C per prendere questa maledetta abilitazione come guida.

Il lavoro sta cambiando: mi hanno chiesto di dimettermi per poi riassumermi a settembre. Tecnicamente sono disoccupata ma l’ufficio ha un diritto di prelazione su di me. Non mi sento in vacanza, ma neppure disoccupata.

La bestiaccia ha problemi al lavoro, forse andrà via da Venezia e io sarò un po’ più sola o forse definitivamente sola.

Sto affrontando una grande paura che potrebbe portare ad una svolta nella mia salute.


la gentilezza

Io non mi considero una persona particolarmente gentile.
O meglio cerco di ridurre al minimo l’empatia e a mettere bene in chiaro i rapporti di forza.
Sì, lo so, c’è della disfunzionalità in tutto questo.

Parlo con uno studente, gli devo dire delle cose poco piacevoli.
Chiude la porta.
Si siede.
E io cerco di tenere il tono della voce basso e morbido.
Rispondo alle domande senza saccenza.
Sorrido.
Lui ha gli occhi rossi.
No, no, non piangere altrimenti finisce che piango pure io!
Mantengo tono dolce e sorriso.
Mi sento rassicurante.
Lo sarò stata veramente?

Ecco, ora ho bisogno di qualcuno con cui essere aggressiva.
Giusto per riequilibrare la giornata.


il capo del mio capo

Oggi avrebbe dovuto esserci il capo del mio capo tutto il giorno.
Non ero preoccupata, ma solo un po’ in allerta.
Avevo anche messo a posto la scrivania.
Ero anche io presentabile.
Avevo delle domande, volevo fare buona impressione. 
E’ arrivato alle 9.
Mi ha salutata.
Si è chiuso nell’ufficio del mio capo.
E alle 12 è andato via.
Io ormai li considero segni del destino.