di porte e opportunità

Non ho un buon rapporto con i social media, però pare siano l’unico veicolo per lavorare oggi, soprattutto nel turismo: colleghi che ti danno contatti e che ti passano servizi.
Oggi vengo cancellata da una chat perchè lavoro con un’agenzia che all’amministratore del gruppo non va a genio.
Divento triste, poi mi arrabbio, poi mi sento in colpa per essermi arrabbiata, poi mi arrabbio ancora di più.

Un’ora dopo una nuova agenzia mi chiama (perchè una collega ha fatto il mio nome), mi propone buone tariffe, un calendario e io sono abbastanza felice.

Poi un’altra collega mi chiede se sono libera il 12 ottobre per un lavoro.

Per carità non si stanno spalancando portoni, bensì porticine, ma questo mi fa essere un po’ ottimista e, ovviamente, mi ritrovo a pensare…

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il tempo

In ufficio mi hanno proposto un rinnovo temporaneo del contratto e io ho chiesto di poter avere un par-time.
Perchè?
Perchè voglio dedicarmi del tempo, mantenere i contatti con le agenzie con cui già lavoro, visitare mostre, formarmi, riposarmi.
Voglio imparare a gestire il mio tempo, godermi il vuoto, imparare a gestirlo senza paura.
Si cambia.
Si cresce.

social media manager di me stessa

Non sono mai stata particolarmente “social” né nella vita vera né in quella digitale.
Il mio angolino è questo blog che è nato tanto tempo fa su splinder, luogo nel quale ho un nick name e fondamentalmente autoreferenziale.
Il lavoro però sta cambiando, l’essere free lance mi impone una socialità più attiva e quindi, pur di evitare faccialibro, ben vengano i gruppi di whatsapp, i blog ufficiali di lavoro, i profili linkedin e poi anche instagram.
Un mio collega mi ha insegnato a modificare le immagini e a scegliere i # anche se secondo me si tende ad essere prolissi.
Un altro mi consiglia di accettare collegamenti e commentare tanto le immagini altrui.
La Bestiaccia invece dice “se è un profilo professionale posta almeno 3 volte al giorno” e al mio “ma che cosa interessa alla gente?” lei mi ha imposto un selfie.
Sul serio, ce la posso fare ad essere più “social”.

pianificare: l’agenda colorata

Leggevo un articolo su come sfruttare il tempo quando si è free lance e l’autore consigliava di dividere i progetti per colori e riempire l’agenda (o un foglio excell) per capire quanto tempo si dedica ad una cosa piuttosto che ad un’altra.

Avevo fatto un esercizio simile (un grafico a torta) anche con LaStrizza che sta cercando di convincermi a farmi una vita, perchè dedico troppo tempo al lavoro, poco alla salute, praticamente nulla al tempo libero e alle relazioni sociali a meno che non sia tutto finalizzato a produrre qualcosa (corsi, abilitazioni e tutto quello che ci ruota attorno).

Fatto sta che io l’agenda me la faccio, letteralmente, iniziando da un quaderno bianco, ed è una via di mezzo tra un’agenda classica e un bullet journal, divido gli impegni per colore (rosa è la salute, verde invece le visite guidate con un’agenzia, blu per l’aeroporto…) ma non ne ho ancora assegnato uno per l’ufficio che riempie 9 ore della mia giornata, mi piace avere una visione quindicinale e preferisco i 16-18 mesi.

Io resto pronta, che non si sa mai.
Magari come prossimo lavoro disegnerò agende.

strani odori

Io bevo tea.
Tantissimo tea.
In ufficio ho il bollitore, la mia tazza enorme da 750 ml con il nano Brontolo (dono di C. che dice che brontolo sempre) e una selezione di ottimi tea. 
Inutile bere tea cattivo, deteinato o insapore.
La vita tende già ad essere abbastanza brutta che non mi merito una tazza di tea mediocre.
Oggi ho la mia ultima “piramide” di chai latte alla vaniglia.
Un profumo di caldo e buono si spande in ufficio.
La mia collega, invece, sente odore di besciamella.