Iniziamo bene

Ore 5, suona la sveglia per andare a lavorare (ma serve a poco visto che rugrat ha avuto una notte agitata), mi lavo i denti e mi sciacquo con il colluttorio.

Peccato fosse olio di mandorle. 

La vita non è solo maternità

Ricominciare a lavorare non è facile, per lo meno da quando esco di casa fino al vaporetto. Per carità, the rugrat mi manca, però il mio lavoro mi piace anche di più quest’anno che lo prendo con più lentezza. Ho la fortuna di poter scegliere quando e con chi lavorare. La difficoltà sta nel passare dalla modalità “mamma” a quella “sono una guida preparata”.

Ho fatto un tour per i rappresentanti di un importante hotel e mi hanno richiamata perché devono promuovere la loro struttura con la stampa e non immaginavano che il mio tour fosse così bello e perfetto per loro e anche perché “non sto mai zitta”.

Ho fatto una visita guidata con una collega che mi ha ringraziata perché “ho dei gruppi belli con cui è piacevole lavorare” e si è divertita nonostante fosse il 1 maggio.

Per carità, sono bazzecole, ma è quello che mi fa andare avanti in questo momento.

rientro al lavoro

La settimana scorsa ho avuto un gruppo in visita a Venezia e il mio più grosso problema è stato recuperare un linguaggio formale visto che passo le mie giornate a parlare con un neonato di 3 mesi, non dove fosse the rugrat (che stava con la nonna).
Per fortuna il gruppo era una terza media e non ha richiesto un salto linguistico notevole.
Il problema, contro ogni previsione, è stato con the rugrat che per tutta la mattina ha pianto e ha rifiutato il biberon.
Perchè, come al solito, faccio i conti senza l’oste.

l’ultimo giorno

In questo lavoro d’ufficio mi sono abituata ad avere tanti “ultimi giorni” perché ho avuto tutta una serie di contratti a tempo determinato.
Non ho mai avuto struggimenti d’animo, sono sempre stata piuttosto fatalista tra un rinnovo e l’altro, ma oggi è proprio l’ultimissimo giorno di lavoro.
Da domani sarò in ferie, tra due settimane in maternità e l’ultimo giorno di dicembre scadrà il mio contratto.
Non sono preoccupata, ho un buon piano per il 2019: fare la guida e l’accompagnatore turistico, ovvero ricominciare a fare quello che veramente mi piace e mi fa stare bene.
Certo, uno stipendio mensile, i buoni pasto e la malattia sono una gran cosa, ma a volte credo che la felicità valga ben di più.
E quindi: arrivederci!

la stanchitudine

Sì, lo so, non esiste il termine “stanchitudine”.

Fino a qualche tempo fa non credevo molto nel concetto di “stanchezza”, ho sempre pensato che fosse una forma di pigrizia e una questione mentale, per carità a volte tiravo 20-25 giorni lavorativi di fila e poi crollavo e per un giorno dormivo.
Adesso, invece, mi basta una giornata diversa dal solito, una passeggiata, sei ore in piedi in aeroporto e sono a pezzi.
Ieri, ad esempio, dopo aver camminato sono crollata: ho dormito dalle 17 alle 20 e dalle 21 alle 6 di questa mattina.
Perchè? Dove sono le mie forze?
La risposta dicono tutti sia semplice: è colpa di the rugrat.

perdere la testa

Ho tre lavori per scelta.
Ho un’agenda in cui scrivo tutto e fin’ora non ho mai dimenticato niente.
Fino ad oggi.

Stamattina mi sono svegliata alle 4 per arrivare in aeroporto alle 6.
Arrivo e non vedo nessuno.
Aspetto una decina di minuti, telefono ad una collega che mi risponde con una voce molto assonnata.
Stava dormendo: avevo sbagliato giorno e turno di lavoro.
Mi rassegno e torno a casa.
Per farla breve: non solo ho sbagliato giorno del servizio, ma ho anche dimenticato e sbagliato il turno di oggi.

Mi sono rassegnata: questa giornata è da dimenticare.
Sono stanca?
Forse un po’.
Forse la mia testa è un po’ più impegnata per colpa di the rugrat.

aneddoti lavorativi

Sono stata talmente tanto concentrata su questioni contingenti che non mi sono goduta gli aneddoti quotidiani.

E così una signora mi chiama per lamentarsi perchè non riesce a fare un bonifico, la colpa ovviamente è mia: sicuramente le ho dato i dati sbagliati o ho fatto qualcosa per impedirglielo.
Fatto sta che mi prendo parole da lei e dal marito in viva voce per una ventina di minuti.

Dopo un po’ mi richiama sottovoce…
“mi scusi, sa, ma mio marito metteva gli spazi nell’IBAN”
“Signora, può capitare”

In realtà il mio sottotesto era: può capitare di essere così idioti a non riuscire a fare un bonifico con l’home banking nel 2018.

Mi avrà creduto?