Archivi categoria: le gioie del lavoro

la gentilezza

Io non mi considero una persona particolarmente gentile.
O meglio cerco di ridurre al minimo l’empatia e a mettere bene in chiaro i rapporti di forza.
Sì, lo so, c’è della disfunzionalità in tutto questo.

Parlo con uno studente, gli devo dire delle cose poco piacevoli.
Chiude la porta.
Si siede.
E io cerco di tenere il tono della voce basso e morbido.
Rispondo alle domande senza saccenza.
Sorrido.
Lui ha gli occhi rossi.
No, no, non piangere altrimenti finisce che piango pure io!
Mantengo tono dolce e sorriso.
Mi sento rassicurante.
Lo sarò stata veramente?

Ecco, ora ho bisogno di qualcuno con cui essere aggressiva.
Giusto per riequilibrare la giornata.


il capo del mio capo

Oggi avrebbe dovuto esserci il capo del mio capo tutto il giorno.
Non ero preoccupata, ma solo un po’ in allerta.
Avevo anche messo a posto la scrivania.
Ero anche io presentabile.
Avevo delle domande, volevo fare buona impressione. 
E’ arrivato alle 9.
Mi ha salutata.
Si è chiuso nell’ufficio del mio capo.
E alle 12 è andato via.
Io ormai li considero segni del destino.


io ci penso

Nei fine settimana mi dedico ai miei turisti e, quest’anno, cerco di fare cose che mi piacciono, che mi danno soddisfazione, che siano divertenti.
Questo vuol dire le gite in barca, inventare delle passeggiate a tema e poi farle, visite guidate…e studiare sempre qualcosa di nuovo.

WhatsApp Image 2017-05-28 at 21.03.49Sabato e domenica mi sono dedicata a queste attività e sono tornata a casa con le gambe stanche, la voce roca, caldo e tanta energia.
Adoro questo lavoro.
Anche se non è solo rose e fiori: non hai orari (ma comunque sei free lance), i turisti sono spesso tutt’altro che accomodanti, gli imprevisti catastrofici dietro l’angolo, non c’è una routine…. 
Poi, però, finisco una passeggiata proprio qui e credo che non ci siano dubbi.

Mi chiedo però che sostenibilità può avere questo lavoro.
E così mi ritrovo a pensare se mi piacerebbe restare nell’ufficio dove sono o se vorrei che mi lasciassero andare, se mi ci vedo a fare l’accompagnatore turistico tutta la vita.
E soprattutto se è un lavoro sostenibile visto che spesso le agenzie non pagano e se lo fanno hanno dei tempi biblici. 

Intanto mi accontento.


rimescolamenti

Ho progettato due passeggiate per turisti per un’agenzia.
Le proverò entrambe nel fine settimana.
E a dire il vero ho un filino d’ansia.
Giusto un po’.
Ma forse è perchè devo sgomberare dei mobili.
O perchè casa mia sembra un magazzino di un accumulatore compulsivo e temo di non venirne mai più fuori.
O perchè voglio ridipingere delle pareti, ma l’istinto ce l’ho soprattutto di notte.
O perchè pensavo di aver sistemato tutte le scarpe che non faccio in tempo a distrarmi e ne trovo un altro paio e in tutto questo non so cosa mettermi.
O perchè il mio ciclo si sta coordinando con quello della mia collega: io piango e lei sbraita.
O perchè mi sento terribilmente e inesorabilmente…(no, non la scrivo quella parola).


il diritto acquisito

Nel magico mondo dei freelance la malattia stagionale o comunque leggera (influenza, bronchite, sciatica…potrei fare un elenco lungo come la mia esperienza ipocondriaca) non è contemplata.
Fondamentalmente lavori e ti riempi di qualunque droga ti possa tenere in piedi.
Riduci al minimo indispensabile il riposo.
Magari non rendi al 100% ma cerchi di dare comunque qualcosa.
Io, per lo meno, ho sempre fatto così.
Questa settimana una febbre piuttosto alta mi ha bloccata.
Un pomeriggio ho resistito.
La mattina dopo ero in permesso orario per un concorso (stendiamo un velo pietoso) sostenuto con una discreta temperatura.
Il pomeriggio sono andata dal dottore.
E ho preso un giorno di malattia.
Mi sembra quasi incredibile questo “diritto acquisito” e, visto che posso fino alla scadenza del contratto, non farò l’eroe.


transito

In questo non-più-tanto-nuovo lavoro sono tutti cordiali.
Ne parlavo proprio l’altro giorno che non mi sembra vero di non avere nessuno che mi fa mobbing, sarà che l’insofferenza verso il mio ex capo negli ultimi due anni si era fatta veramente acuta, ma la gentilezza mi sembra ancora una faccenda così anormale che ne gioisco.
Se non che il mio attuale capo se ne esce con battute nostalgiche su Tizia, oggi rifletteva a come organizzarsi con i di lei orari una volta rientrata.
So che con me non ha instaurato un legame e lo capisco.
Inutile affezionarsi sapendo che sono rapporti destinati a scindersi con il tempo.

Io devo solo ricordarmi che sono in transito e che va bene così, è un’esigenza condivisa.


sliding doors

Oggi avrei dovuto partire.
15 giorni dopo la fine del corso di web design, giusto in tempo per fare lo zaino.
Prima che la stagione turistica veneziana iniziasse a pieno regime.
E’ un viaggio che mi chiama e ho il terrore di non riuscire più a farlo.

A quest’ora, oggi, nella mia vita parallela sono su un areo e sto guardando fuori dal finestrino, sperando di trovare il mio zaino al carosello nell’aeroporto di destinazione.

Nell’altra vita sono alla mia scrivania, ho gli occhi lucidi perchè sono giorni che piango, maledetta depressione e maledetta primavera.