oh, me tisica

Cercavo una malattia da signorina dell’800, qualcosa per cui starsene su una grande poltrona imbottita, con un gattino in braccio, una tazzina di tea, un libro,  ogni tanto sospirare per le pene d’amor perduto, un caminetto accesso, un poggiapiedi, una cameriera.
Avrei la vocazione per queste cose.
E, invece, non posso neanche godermi la mia influenza in santa pace.
Stanotte mi è salita la febbre e mi sono messa sotto l’acqua calda della doccia, peccato che una volta asciutta fossi stranamente iperattiva e abbia risposto a tutte le mail alle quali ieri non avevo avuto il tempo di prestare attenzione e poi ho visto una puntata di una serie che sto seguendo (You and me and the apocalypse) e poi mi sono addormentata proprio quando Claire ha incontrato di nuovo Geillis Duncan che avrebbe dovuto morire sul rogo ben 4 libri fa…

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voli pindarici del mattino – Cesare

Sto andando in ufficio.
Penso ai fatti miei e che potrei leggere “Outlander” dal pc, anziché dal tablet oggi pomeriggio e che dovrò comprare anche gli altri libri e, cavolo, mi sono fermata all’incontro di Jack Randall con Claire ad Edimburgo e non ho fatto in tempo a finire il capitolo perché sono dovuta scendere dal vaporetto.
Sarebbe bello leggerselo in inglese.
Tyger tyger burning bright…
…come tradurre “burning bright”? L’avevo letto l’altro giorno su Wikipedia.
Poi, non so come, mi viene in mente che in quarta o quinta ginnasio, ora non ricordo, abbiamo tradotto un libro del De Bello Gallico.
Internet esisteva, ma non come oggi e trovare sul web una traduzione era un’impresa: ci si metteva meno a farsela con il dizionario, piuttosto che a cercarla sui motori di ricerca.
E così GA ed io abbiamo comprato in società il testo tradotto a fronte con le note grammaticali e abbiamo passato un anno copiando le versioni di latino a casa. Un giorno, durante un’interrogazione, abbiamo anche tradotto delle frasi che sul libro di testo non c’erano e la scusa fu: “abbiamo preso il testo integrale per capirlo meglio e abbiamo tradotto anche questa parte”.
Io rido ancora se ci penso.
E nel frattempo ho bevuto il cappuccino al bar.

Sassenach

Un paio di giorni fa leggo sul blog di Emily di una saga ambientata in Scozia.
Lei è rimasta completamente coinvolta sia dai romanzi che dalla trasposizione televisiva, io leggo velocemente la trama e deduco che potrebbe piacermi, considerato che sono temporaneamente orfana di un buon prodotto nuovo.
Inizio dalla cosa più a portata di mano: la serie televisiva.
Ed è stato amore.
Anzi, restando in tema: puro rapimento.
Sarà la storia d’amore, l’ambientazione alla Walter Scott, le armi, il sangue, quest’eroina perfetta, i dialoghi, la fotografia (meravigliosa), la musica (pazzesca), la regia impeccabile, la recitazione e in v.o. gli accenti sono a dir poco perfetti…quello che so è che mi piace veramente molto.
E ora non mi resta che finire di vedere la serie (comprarmi i dvd) e trovare i libri che le biblioteche della città hanno il buon gusto di non avere a catalogo.

vanno di moda i numeri

Capita di essere a volte frivoli.
E io avevo deciso di esserlo esattamente ieri andando al cinema, mettendo da parte il mio amor proprio, l’amore per i buoni film e i discreti libri, l’intenzione che metto nel fare cose “culturalmente accettabili”.
Avrebbe dovuto essere una frivolezza condivisa, ma le cose non vanno sempre secondo programma.
Tutto questo per dire che ammetto pubblicamente di aver visto “50 sfumature di scemenze” al primo giorno di programmazione nelle sale.
No, sul serio dovrei scrivere una recensione?
Non è possibile, perché se altre trasposizioni cinematografiche (e mi viene in mente “La versione di Barney”) ti fanno pensare a cosa avresti voluto vedere e sentire e ti fanno rimpiangere il libro, questa è una cosa diversa.
Qui si parte da
un pessimo libro e si arriva ad un film che segue in modo assolutamente pedissequo la pessima scrittura e i dialoghi di altro profilo. Però vorrei riportare queste righe: “I fan del libro non resteranno delusi dalla trasposizione della loro storia d’amore preferita, ma sicuramente storceranno il naso nel constatare che la realtà, purtroppo, non vale un quarto dell’immaginazione di un lettore.”
La nota positiva è che è stato un divertente esperimento sociale, quella negativa è che probabilmente le donne in sala negli ultimi anni hanno letto solo quel libro…o forse, come me, stavano facendo un esperimento di frivolezza.

certe notti

Ieri sera ero insofferente o forse iperattiva.
Ho fatto tutto ciò che potevo per addormentarmi e non è andata male fino alle 2.40 quando mi sono alzata. Avrei voluto andare a fare una passeggiata, cantare, urlare, parlare con qualcuno.
Alla fine ho iniziato a riordinare la libreria, un’attività che procrastinavo da mesi.
Sono tornata a letto poco prima delle 5 e con un occhio aperto e uno chiuso ho dormito/guardato la tv/pensato.

a volte leggo

O meglio, a volte scrivo di ciò che leggo.
Tra le mani ho lo scozzese John Niven, che non è come Irvin Welsh ma potrebbe essere sulla buona strada, con il suo “A volte ritorno” (The second coming).
Irriverente, divertente, ironico, scurrile, dolcissimo, pop, riflessivo, melanconico, brillante, triste, arrabbiato…sono solo una parte degli aggettivi che mi vengono in mente per descrivere questo romanzo.
Perché in fondo, quel che conta davvero, è fare i bravi!