domenica pomeriggio: film

Ho una passione per i film tristi (e anche per i libri) e le commedie romantiche lacrimevoli, perchè trovo che non ci sia niente di più catartico che piangere al cinema, in una sala buia.
Venezia, dal canto suo, avrà anche una Biennale Cinema ma scarseggia (come poche città) nel suo centro storico di cinema con una programmazione adeguata.
Aggiungiamoci poi la mia pigrizia e la frittata viene da sè.

Oggi ho visto “Colpa delle stelle” di Josh Boone perchè è una storia d’amore, è triste, ma soprattutto è reale, senza troppi edulcoranti e belle promesse stile “andrà tutto bene nonostante la malattia”.
Perchè in questo film si parla di cancro, ma non ne è il protagonista.
Non vi rovino il finale se vi dico che alla fine lui muore (ma anche lei nella vita vera se è per questo) e non è una storia pesante perchè si parla di vite che si interrompono.
I protagonisti sono due ragazzi che si conoscono e si amano e vivono.
Se mi sentivo preparata da un lato, dall’altra sono rimasta incosciente e stordita quando i protagonisti sono riusciti ad incontrare Van Houten, il loro scrittore preferito. Hanno fatto quello che vorremmo fare tutti con i libri che amiamo, quello che Daniel Pennac ci ha detto di fare: scrivere all’autore e parlare di come va la vita dopo il libro.
E quell’incontro è stato non solo una delusione, ma anche una perdita tempo frustrante, la fine di tutte le illussioni. E’ stato un pugno in uno stomaco anche per me che mi aspettavo il lieto fine letterario.
Perchè probabilmente è così che va la vita vera.
Perchè “alcuni infiniti sono più grandi di altri infiniti”.

…e ora non resta che leggere il libro…

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coincidenze letterarie, mio cugino Will

Questo blog è nato un po’ per caso, un po’ per noia e un po’ perché io sono una bloggettara nata e autoreferenziale in un giorno d’agosto.
Era il 24 agosto 2007.
E, ovviamente, era su un’altra piattaforma.
La cosa più complicata è stata scegliere il nome e il titolo.
Su “luce del mattino” non sono ancora convinta, ma ormai ci convivo da sette anni e va bene così…
“di giorno in giorno” è stata invece una scelta dettata dal cuore, quella che non cambierei mai. E non so perché.

Il testo di Shakespeare che preferisco è “Macbeth”, troppo lungo spiegare perché e per come. Ne risentirebbe la mia reputazione.
Fatto sta che l’altro giorno ho riscoperto questo passo:
Creeps in this petty pace from day to day
To the last syllable of recorded time
(atto V, scena 5)
La povera Lady Macbeth è morta e il marito dice: doveva pur accadere prima o poi (sempre carino lui…) bla bla bla… il tempo striscia, di giorno in giorno, fino all’estrema sillaba.

Così per dire.
Si intende.    

Briciole di contemporaneità

Io amo Venezia, lo sapete e i suoi ritmi pacati, lenti e umani mi piacciono. Mi sono fatta una ragione sugli orari dei negozi, sulla poca scelta di prodotti, sui prezzi spesso troppo alti….però quando vedo una cosa come questa mi emoziono e penso che una città più cosmopolita, più contemporanea, più normale non mi starebbe poi così male (poi rinsavisco)…

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delle librerie

Da un po’ di tempo mi sono votata allo shopping su internet: risparmio tempo, stress, spesso denaro, ho ampia scelta e posso valutare i feedback sui prodotti in tempo reale, arriva tutto in ufficio.
Compro un po’ di tutto.
Però tra ieri e oggi sono andata in una delle poche e fornitissime librerie di Venezia.
E non smetterò mai di dirlo: è bello parlare con il libraio, farsi consigliare, scambiare due chiacchiere, sfogliare, sentire la carta sui polpastrelli, girare tra gli scaffali, scegliere, mettere giù, riprendere in mano…
Io amo andare in libreria.
E accetto i reader, io compro ebook e adoro essere in autobus e spendere 99 cent per un testo che letto una volta posso dimenticarmi e che pesa come una piuma, però credo che un buon libro debba essere di carta.
E’ il suo valore aggiunto.

io leggo andando a lavorare

Mi piace leggere libri su Venezia, che siano romanzi o saggi.
Nel corso di questi anni ho letto libelli veramente carini e altri atroci (scritti male, tradotti male, inattendibili…) e, nonostante tutto, continuo a tenerne sempre uno in borsa.
La fortuna di vivere qui è che ci si sposta praticamente solo con i mezzi pubblici e di conseguenza si può leggere, chiacchierare, ascoltare, guardare.

Ho trovato un librino che racchiude due cose che amo: la mia città e un’altra cosa che non si può dire altrimenti perdo in credibilità.
Comunque, è da me annoverato tra i libri da vaporetto già dalla seconda pagina, è decisamente bruttino, storicamente discutibile, ma oggi finche ero in battello per andare al lavoro ho letto questa frase:

Smiling pleasantly, he shivered. “Venetians are artists in all manner of things. Art, love and torment.”

Visto che qui siamo poliglotti e sappiamo fare le recensioni, la mia è: me piase.

non chiamatela letteratura

Premessa: lo hanno letto tutti, lo hanno commentato, a me l’hanno prestato perchè va letto.

(…)
“Perché non ti piace essere toccato?” domando, guardando i suoi dolci occhi grigi
“Perché dentro ho cinquanta sfumature di tenebra, Anastasia.”

Non è possibile, ogni tre pagine mi ritrovo a ridere come una cretina, qui sono sbottata in un’irrefrenabile e incontenibile risata. Poi è fastidiosa questa cosa dei pantaloni che sui fianchi cadono bene ogni tre per due, lei che ama la letteratura inglese e non ha un pc…è pura spazzatura. E più leggo sciocchezze come questa e più mi chiedo come mai io non abbia mai pubblicato nulla.