Archivi categoria: molliche di pane

progettare è darsi speranza

Con un’agenzia faccio delle passeggiate tematiche che progetto direttamente, quindi sono le mie creature.
Su alcune credo poco e invece ottengo feedback stupendi, altre mi sembrano la quintessenza della bellezza e nessuno le prenota.
Ieri facciamo un riepilogo della stagione e pensiamo a nuove proposte per il 2018.
A me queste cose entusiasmano, addirittura mi propone date fisse e altri tour.
Poi penso al percorso medico che sto seguendo e alla svolta che dovrebbe esserci e sono terrorizzata e felice.
Poi penso alle altre agenzie, allo stanzone e a come potrei organizzarmi serenamente.
Poi penso a quell’idea sempre più necessaria di avere un figlio e devo solo stringere ai fianchi.
Poi torno in ufficio e siamo io, la mia compagna di banco, il mio capo, l’altra collega…e sale la tristezza.

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affranta, cammino

LaStrizza continua a dirmi che non ho mezze misure: o vedo tutto nero o tutto bianco, o è una tragedia oppure niente…
Le mie gradazioni di colore non sono particolarmente varie in questo periodo, l’umore è in fase calante (anche per via del cambio di stagione) e poi ci sono le delusioni della vita, la stanchezza che a fine stagione turistica si fa sentire.
E mi sento intrappolata nella routine, negli impegni che ho preso senza considerare che ho bisogno di tempo per respirare, che un giorno ogni tanto dovrei riposarmi e dormire, prendermi cura di me.
Sono stanca.
Sono affranta.
Vorrei essere altrove.


sveglia! è ora

Mi sveglio di soprassalto.
Penso che ho ancora troppo sonno.
Faccio colazione svogliatamente.
Mi lavo i denti.
Pantaloni.
Maglietta frugando nell’armadio.
Calzini.
Scarpe.
Prima di uscire guardo l’ora, giusto per capire che vaporetto prendere.

Erano poco meno delle 2.30.
Del mattino.
Mi sono spogliata e sono tornata a letto.


un’estate volata via

Sì, per me l’esatte è finita.
A Venezia sono state posizionate le passerelle per l’acqua alta, io ho messo la coperta, le giornate sono corte, i vaporetti al mattino o saltano le corse o sono pieni (o tutte e due), al bar hanno ricominciato a fare la pasta al forno per pranzo, la palestra ha riaperto, io esco con il soprabito. 

Estate che avrebbe dovuto esserci, ma che non c’è stata o che avrebbe dovuto essere diversa.

Quest’anno doveva andare diversamente: tempi, lavori, modi e attitudini diversi. 
Rimando al prossimo, ma la sensazione di non avere abbastanza tempo per fare tutto mi resta.


anamnesi

La nuova psicologa mi ha dato i compiti da fare, se non che poi si è dimenticata del mio appuntamento e questo dovrebbe farmi riflettere.
Comunque, devo scrivere, buttarmi nel flusso di coscienza e scrivere.
E una cosa alla quale sto pensando per vari motivi che si collegano e creano un cortocircuito nel mio cervello.

Sto facendo delle visite mediche per una cosa che ho in testa e il medico di turno mi chiede la storia clinica familiare (argomento sul quale sono un po’ carente).
“Beh, mamma ha un po’ la pressione alta…papà…devo essere sincera non lo so. Penso sia vivo, ma non so come stia. Penso bene, mi avrebbero avvisato se fosse passato a miglior vita.” Il medico mi fissa, indaga. “Guardi, non ho notizie da 15 anni. Allora stava bene. E no, lui non c’entra più nulla con la mia depressione.”
E si passa ad uno strano sguardo un po’ compassionevole e un po’ ah, i tempi che corrono! per poi concentrarsi nuovamente su di me.

Me la cavo decisamente meglio con la psicogenealogia.


cambiamenti

I cambiamenti non mi piacciono, ma cerco di affrontarli, sto imparando ad affrontarli.

LaStrizza ha cambiato studio e ieri ho conosciuto la sua sostituta. Non è stato facile, ma ho pianto ugualmente bene.

L’esame è stato un fallimento, non per questo non tornerò mai più in Sicilia (forse a Messina no), ma ho il piano B e C per prendere questa maledetta abilitazione come guida.

Il lavoro sta cambiando: mi hanno chiesto di dimettermi per poi riassumermi a settembre. Tecnicamente sono disoccupata ma l’ufficio ha un diritto di prelazione su di me. Non mi sento in vacanza, ma neppure disoccupata.

La bestiaccia ha problemi al lavoro, forse andrà via da Venezia e io sarò un po’ più sola o forse definitivamente sola.

Sto affrontando una grande paura che potrebbe portare ad una svolta nella mia salute.


La debacle

A volte, anzi spesso, le cose non vanno come dovrebbero, o meglio come vorremmo. Sfidiamo la sorte, le nostre capacità e succede che il mondo ci è contromano e si fa un tonfo. Io ho fatto un grande tonfo, c’è ancora il buco per terra, cerco di analizzare dove ho sbagliato, perché nel momento topico mi sono fatta travolgere da un attacco di panico che mi ha bloccato il respiro, la voce, gli occhi, la mente. Cerco di non incolparmi degli errori, delle mie debolezze, del flusso della vita. Mi ripeto che è solo un momento della vita, che le persone che mi hanno esaminato non le rivedrò mai più, ch può succedere, che io non sono questo momento. Però non è facile, per lo meno non di fronte alle sfide che ho di fronte.

E vorrei solo dormire e non svegliarmi per non pensarci mai più.