rientro al lavoro

La settimana scorsa ho avuto un gruppo in visita a Venezia e il mio più grosso problema è stato recuperare un linguaggio formale visto che passo le mie giornate a parlare con un neonato di 3 mesi, non dove fosse the rugrat (che stava con la nonna).
Per fortuna il gruppo era una terza media e non ha richiesto un salto linguistico notevole.
Il problema, contro ogni previsione, è stato con the rugrat che per tutta la mattina ha pianto e ha rifiutato il biberon.
Perchè, come al solito, faccio i conti senza l’oste.

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nell’ingorgo della burocrazia (2)

Pensavo di averle viste tutte, poi mi sono scontrata con la maternità.
Se richiedere l’ISEE è stato abbastanza semplice (due ore di viaggio e dieci minuti di pratica), il rapporto con l’INPS è tutta un’altra storia.
Il sito internet che fa quello che vuole.
Le schermate che appaiono a mesi di distanza e per fleggare una casella devi pregare Shakti, il contact center che ti scrive ma non ti chiama perchè i loro telefoni non funzionano…e potrei andare avanti all’infinito.
La prossima volta vado in un caf: dieci minuti di pratica, due ore di viaggio.

nuove paranoie

Una cosa che non avevo messo in conto è essere una mamma con un dca.
Se io sto lavorando da anni sulla relazione con il mio corpo e sulle responsabilità che ho nei suoi confronti ora mi trovo ad avere delle responsabilità di salute anche nei confronti di the rugrat.
E mi scontro con il terrore che lei diventi come me, che sia fuori controllo e diventi grassa e che entri nel tunnel dei disturbi alimentari.
E ieri alla sua “pesa pubblica” è emerso che è aumentata di 1 kg, un po’ più della media, in un mese.
E io sono entrata in crisi.
Sarebbe successo ugualmente se non fosse cresciuta a sufficienza.
Credo che questo sia il risultato di un mix tra dca e la famosa “tristezza post-parto”.

Evviva.

il dolore

Chi mi legge sa che ho un rapporto strano con il dolore: inutile provarlo, ci sono gli antidolorifici e tanto vale usarli.
A volte nella mia vita anche abusarne.
Da che sono rimasta incinta non ho più potuto usare il mio arsenale e quelle poche volte che mi sono concessa qualcosa, beh era il paracetamolo che per una come me è come usare i fiori di Bach* per la gastrite.
Per preparmi al parto ho firmato tutte le carte possibili e immaginabili per la peridurale, poi arrivo in ospedale e alla domanda “mah, posso avere qualcosa?” il medico di guardia guarda fuori dalla porta e risponde candidamente: “Signora, doppio festivo.”
Eh, sì, perchè se a Venezia partorisci naturalmente dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, purchè non festivo, puoi sperare di incontrare quel figo dell’anestesista, altrimenti affidati all’assoluto (come dice l’ostetrica).
Eppure in tutto questo ambaradan io sono sopravvissuta, anche se ora desidero solo un prosecco e una buona droga.

* sì, non credo nè all’omeopatia nè ai fiori di Bach, mi dispiace.

questa vita a due

Prima che the rugrat venisse al mondo non mi consideravo madre, ho aspettato che emettesse il suo primo strillo per dire al mondo che esisteva veramente.
Adesso le mie giornate sono scandite dai suoi tempi e io sono diventata “la mamma di…” e così sono andata in Comune a registrarla, all’agenzia delle Entrate per il codice fiscale, all’open day del nido, al gruppo del consultorio.
Perdo la mia identità?
Probabilmente no, semplicemente ne acquisto un’altra e per una parte del mondo sono una mamma.
Intanto aspetto di sentirmi veramente dentro “mamma”.

date rosse

Ricordo che AnnastaccatoLisa quando si è sposata ha detto: voglio una data rossa.
Nel mio lavoro le date rosse sono quelle in cui c’è troppo da fare e mille agenzie ci cercano per la stessa ora per cento servizi diversi.
Per le persone normali invece si intende data rossa le festività non mobili che sono sempre colorate di rosso sul calendario: Natale sarà sempre il 25 dicembre, ferragosto il 15 agosto, l’Immacolata l’8 dicembre.
Tra le date rosse c’è anche l’Epifania che solitamente tutte le feste si porta via ma che in questo caso mi ha portato the rugrat alle 13.04.

 

normalmente incasinata

Ok, manca poco.
Io sono tecnicamente in maternità, faccio analisi su analisi, frequento corsi di preparazione alla nascita, frequento altre donne gravide, compro prodotti omeopatici che dovrebbero aiutare qualcosa.
Insomma, faccio quello che la società si aspetta che io faccia.
Eppure sono terrorizzata non tanto del parto, quanto del non volere bene a the rugrat, ho paura di aver voglia di non avere niente a che fare con questo nuovo essere, ho paura che non sia sano, che non lo sia abbastanza, che io non sia abbastanza per lui.

Ce ne faremo una ragione.