non mi manca

Stavo tornando a casa e ho visto il portone della Galleria dove allestivo le mostre appena accostato.
Ho bussato e sono entrata, perchè quello spazio per 9 anni è stato casa mia nel bene e nel male, e ho salutato il mio ex capo coperto di polvere e pittura, stanco e soprattutto sotto pressione.
Sta allestendo una brutta mostra che sarà a ridosso della Biennale. Una volta esponevamo Nomi dell’arte contemporanea (De Luigi avrebbe detto “gente di un certo livello”) adesso rimasugli di pessimi giovani artisti.
Una volta però c’ero anche io che fungevo da capro espiatorio e da valvola di sfogo alle sue ansie.
Nostalgia?
Assolutamente no.
Mi basta la puzza dei gelsomini in fiore per ricordarmi che c’è la Biennale anche quest’anno.

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per favore, smetti di studiare

Ecco, ho fatto un esame per me molto importante e ho preso l’abilitazione come guida nazionale.
Al di là delle lotte intestine nel mondo del turismo tra guide locali e neo-guide nazionali, è un bel traguardo, desiderato e soprattutto sudato.   Continua a leggere

io ci penso

Nei fine settimana mi dedico ai miei turisti e, quest’anno, cerco di fare cose che mi piacciono, che mi danno soddisfazione, che siano divertenti.
Questo vuol dire le gite in barca, inventare delle passeggiate a tema e poi farle, visite guidate…e studiare sempre qualcosa di nuovo.

WhatsApp Image 2017-05-28 at 21.03.49Sabato e domenica mi sono dedicata a queste attività e sono tornata a casa con le gambe stanche, la voce roca, caldo e tanta energia.
Adoro questo lavoro.
Anche se non è solo rose e fiori: non hai orari (ma comunque sei free lance), i turisti sono spesso tutt’altro che accomodanti, gli imprevisti catastrofici dietro l’angolo, non c’è una routine…. 
Poi, però, finisco una passeggiata proprio qui e credo che non ci siano dubbi.

Mi chiedo però che sostenibilità può avere questo lavoro.
E così mi ritrovo a pensare se mi piacerebbe restare nell’ufficio dove sono o se vorrei che mi lasciassero andare, se mi ci vedo a fare l’accompagnatore turistico tutta la vita.
E soprattutto se è un lavoro sostenibile visto che spesso le agenzie non pagano e se lo fanno hanno dei tempi biblici. 

Intanto mi accontento.

riconoscere i progressi

Secondo LaStrizza ho fatto dell’esaltazione del difetto la mia bandiera di battaglia.
Molto del lavoro che abbiamo fatto è stato focalizzato anche nell’accettazione dei moltissimi difetti ma anche nel riconoscere quelli che difetti o “cose brutte” non sono. 
E così, davanti allo specchio, mi domando: “oggi cosa non mi fa schifo di me?”
Per fortuna la frase è mutata lentamente in: “oggi cosa non è poi così brutto e inaccettabile di me?”
La strada da fare è ancora tantissima, sono ferma a piccole parti: talvolta i lobi delle orecchie, talvolta il collo, talvolta gli occhi.
Non sono mai andata oltre.
Ma stamattina ho messo i tacchi.
Erano anni che non camminavo con i tacchi senza avere male al piede, alla caviglia, alle ginocchia, senza slogarmi una caviglia, senza sentirmi inappropriata.
Oggi ho detto: “i miei piedi, con queste scarpe serie con il tacco, non sono brutti”.
E in realtà sono contenta, come lo sono della fatica che faccio in palestra.

non so(n/l)o false partenze

Avrei voluto fare un riepilogo 2016 basato sui numeri (ad esempio: 38 ore di psicoterapia con LaStrizza, 1 lavoro perso, 2 lavori tenuti, 3 viaggi, 27 serie televisive viste, 18 libri letti, i chili persi…) e sarebbe stato divertente.
Poi ho pensato che tutta la fatica fatta nel 2016 per trovare un equilibrio è stata propedeutica al 2017 e quindi ci ho ripensato, anche perchè il nuovo inizio ci deve essere nella mia testa e cerco di ripetermi che questo nuovo lavoro è uno dei tanti tasselli che compongono la mia vita.
Intanto mi agito e compro mutande e pantaloni perchè, comunque, lunedì sarà il mio “nuovo primo giorno di scuola”.

lunedì, martedì, mercoledì…

La settimana ha sette giorni.
Guardo l’agenda che lentamente sto riempiendo.
Forse dovrei usare un colore per le attività economicamente produttive, uno per quelle che lo saranno e un altro per tutto il resto.
Cerco di non preoccuparmi, di ricominciare a prendermi tempo e serenità ma mi rendo conto che per anni ho riempito ogni spazio vuoto della mia vita lavorando: prima un lavoro, poi due, poi tre, poi un altro mezzo.
E il mio buon proposito è: darmi tempo per vivere, per prepararmi tour e visite guidate, per studiare, per la palestra, per il corso che sto per iniziare.
Imparare di nuovo ad usare l’agenda in modo consapevole, perchè il futuro dei free lance come me è fatto di impegni ad incastro, di discontinuità ma non per questo di miseria, di flessibilità e di pc portatili, iperconnessione e pazienza.
Io sto ricominciando.
Intanto torno per due ore in ufficio a finire quell’ultima cosa che ho lasciato indietro…

la lunga estate

Non vedevo l’ora che arrivasse l’estate: giornate lunghe, colleghi in ferie, turni di lavoro diversi e anche più leggeri, tempo, riposo.
E, invece, l’unica cosa confermata sono le ore di sole.
Tutto il resto è in discussione.
E non mi resta che sperare nell’autunno, che sia meno brutto di quest’estate.