la musica che talvolta cura

Da quando mi sono alzata questa mattina avevo una canzone nella mente.
Sentivo il riff proprio distinto e chiaro.
Poi ho cominciato a canticchiare il ritornello.
Poi non so cosa sia successo: sono uscita alle 13 per un aperitivo con un amico che parte e sono rientrata in ufficio con quell’angoscia che non si spiega (mentre il mal di testa si è spiegato con l’aver bevuto uno spritz fatto bene a stomaco vuoto), l’occhio lucido, la lacrima pronta e un po’ di rabbia in corpo.
Mi sono ritrovata ad un certo punto con le cuffie a tutto volume di quella canzone e un quadretto di cioccolata fondente in mano. mentre con l’altra sistemavo un archivio on-line.
Ora: io detesto la cioccolata fondente, forse nel cassetto della scrivania non c’era altro.
La musica ha avuto il suo effetto?
No lo so, so solo che mi ha permesso di isolarmi, ri-incanalare tutto quello che provavo e mi ha fatto sorgere un dubbio: c’è stato un tempo in cui – sciagurata! e adolescente – il lunedì sera andavo a correre con i compagni di squadra e prima impantanarmi in un paio di flirt (lunga storia adolescenziale e un modo sicuramente più utile di utilizzare il mio tempo) ho passato mesi ad ascoltare esattamente quella canzone in loop.
Ah sì, non esistevano ancora gli mp3 e con il mangiacassette era un continuo riavvolgere.
Ora sto divagando.

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il filo delle note

Succede a tutti che determinati brani musicali riportino alla mente emozioni, avvenimenti, ricordi, volti.
Ecco, a me, la musica talvolta crea anche paranoia, ansia e angoscia.
Non è colpa delle note, ma del contesto in cui ho ascoltato una determinata cosa la prima volta o a cosa l’associo.
Il problema della musica è che non puoi non ascoltarla: è nell’aria.
Tutto questo per dire che in ufficio c’è un’istallazione sonora che non mi sta rendendo la vita facile.

cercasi orecchio musicale

Io non ho un orecchio musicale e non ho un’educazione musicale.
Però ho un abbonamento per la stagione di musica da camera.
Sono giunta alla conclusione che le produzioni novecentesche non fanno per me, ascoltare gli archi è una sofferenza: la sensazione cacofonica è che stiano sgozzando un gatto.
E infatti ieri ho scritto a C. che il menù del teatro era gatto moribondo.
Non parliamo poi della musica dodecafonica, dalla quale quest’anno ci siamo salvati.
In compenso un paio di settimane fa è stata la volta di Prokof’ev, quello che tutti ricordano solo per “Pierino e il lupo”.
Non so perché, ma quando l’ho sentito ho avuto una sensazione o meglio un ricordo è riaffiorato nella mente: un amplesso, in una doccia, in una vecchia casa.
Mai successo prima, ma è stato…bello.

sorpresa musicale

C’è chi si ricorda il giorno in cui a Venezia hanno sostituito il sistema di avviso per l’arrivo dell’acqua alta: anziché utilizzare le vecchie sirene di allarme usate durante la guerra (che si sentivano benissimo) hanno montato dei codici sonori progressivi con diffusori sui campanili.
Il giorno di prova la città fu invasa dalla musica di Vivaldi per calli e campi.
fotoChi ha avuto la fortuna di esserci ha detto che fu una cosa meravigliosa.
Non sembra, ma Venezia è fatta per essere abitata dalla musica.
Ieri aspettavo C. a San Salvador e sento una bellissima voce che canta Schubert.
Mi guardo intorno e in un angolo del campo c’era una ragazza vestita di blu che, grazie all’acustica e alle sue corde vocali, ci ha incantato. Molte persone si sono fermate sui gradini della chiesa ad ascoltarla, altri in piedi, altri si soffermavano passando.
E non abbiamo potuto fare a meno di applaudire.

sciopero a passo di musica

Come ho già detto, io non ho orecchio musicale e l’unica occasione che mi dò per ascoltarla è quando cammino.
Ho una mia playlist fatta da pezzi che conosco da sempre e che ormai sono nel mio cervello, tant’è che se spengo l’ipod continuo a cantare lo stesso.
Ho tolto i brani di tango dalla prima lista di brani perchè mi perdo con il ritmo e finisce che striscio i piedi e rischierei di prendere per mano il primo tizio che incontro per fare un quadrato. Li ascoltavo spesso in vaporetto per conoscerli, così quando andavo a lezione il mio cervello doveva concentrarsi “solo” sui miei piedi e non anche sul ritmo.
La mia playlist da sciopero/devo camminare inizia sempre con un pezzo bruttissimo ma che adoro: “Vivo per lei” degli O.R.O. Me la fece conoscere Dave tanti anni fa e ho passato stagioni ascoltandola tutti i giorni. Dà soddisfazione alla mia necessità di accudimento quella storia d’amore tra il musicista da piano bar e la studentessa che s’addormenta sui libri.
Poi altre varie canzoni per scaldarsi e per cantare e sfortunato è che mi trova sul mio cammino.
E poi è l’ora del grande amore della mia vita: i Queen.
Con CiCilla a scuola cantavamo sempre lo stesso ritornello di “Innuendo” (You can be anything you want to be Just turn yourself into anything you think that you could ever be, Be free with your tempo, be free be free, Surrender your ego – be free, be free to yourself) ed è dura su 7 minuti di brano! Ma la mia playlist ha la prima canzone di cui mi sono innamorata e ho imparato le parole, quando ero a scuola e mi annoiavo riscrivevo il testo infinite volte e non avrò mai imparato Catullo ma questa la so dall’inizio alla fine! E’: Princes of the Universe.
Ho fatto il tratto campanile di San Marco-ponte dell’arsenale in una canzone netta: 3′ e 33. Un record. Sarà che questo brano l’associo visivamente al movimento, è una delle mie canzoni preferite, tengo il ritmo anche se non voglio, è veramente una parte di me. Sorrido quando la sento.
Gli ultimi due ponti verso casa con Peter Cincotti. E’ stato nuovamente Dave a farmelo conoscere e amare e ci vuole un gran passo per fare gli scalini a tempo e cantare “I love Paris”. Mi viene voglia anche di saltellare ma mi trattengo perchè sono una persona seria e perchè rischio di ruzzolare rovinosamente.
Invece non ascolto più gi ACDC, li ho usati quando facevo riabilitazione perchè non erano legati al mio passato e avevano un buon ritmo e soprattutto perchè così non cantavo…ora sono lì, nella memoria inutilizzata del mio ipod rosa.
La decompressione negli ultimi metri verso casa con ballate tristi dei Kansan o Good Riddance dei Green Day, l’altro tormentone mio e di CiCilla a scuola, che a me comunque intristisce perchè lo imparammo vedendo una scena tristissima di E.R.
Inutile: la mia musica è il mio passato.
Chissà se tra vent’anni ascolterò ancora le stesse cose o avrò creato nuovi ricordi e associazioni mentali!