Archivi categoria: parenti e guai

anamnesi

La nuova psicologa mi ha dato i compiti da fare, se non che poi si è dimenticata del mio appuntamento e questo dovrebbe farmi riflettere.
Comunque, devo scrivere, buttarmi nel flusso di coscienza e scrivere.
E una cosa alla quale sto pensando per vari motivi che si collegano e creano un cortocircuito nel mio cervello.

Sto facendo delle visite mediche per una cosa che ho in testa e il medico di turno mi chiede la storia clinica familiare (argomento sul quale sono un po’ carente).
“Beh, mamma ha un po’ la pressione alta…papà…devo essere sincera non lo so. Penso sia vivo, ma non so come stia. Penso bene, mi avrebbero avvisato se fosse passato a miglior vita.” Il medico mi fissa, indaga. “Guardi, non ho notizie da 15 anni. Allora stava bene. E no, lui non c’entra più nulla con la mia depressione.”
E si passa ad uno strano sguardo un po’ compassionevole e un po’ ah, i tempi che corrono! per poi concentrarsi nuovamente su di me.

Me la cavo decisamente meglio con la psicogenealogia.

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le tradizioni

DSCN1286.jpgDa qualche anno abbiamo deciso che a ferragosto ci possiamo dedicare a Venezia e riscoprirla.
Se non fosse per il caldo e l’umido, probabilmente, faremmo di meglio.
Intanto abbiamo preso un vaporetto, poi un autobus che è stato imbarcato su una motonave e siamo approdate a Pellestrina.
Un viaggio.
Letteralmente.


ah, i bei tempi andati

Molti guardano con pacata nostalgia all’adolescenza, forse perchè con il passare del tempo il sapore della crescita, delle sfide, delle opportunità, della scuola come unico impegno quotidiano, degli amici diventa più dolce.
Ecco, io non tornerei mai e poi mai alla mia adolescenza.
LaStrizza dice che è normale, l’adolescenza non è una cosa bella, anzi.

E credo di aver parlato per la prima volta chiaramente con qualcuno (in questo caso lei) di tutto il dolore, l’angoscia e tutto l’ameno corollario di quegli anni.
Non è che fossi una “dark” o “emo” (come si definiscono adesso) e neppure nerd.
Semplicemente, con gli occhi di oggi, capisco che stavo entrando nel tunnel della depressione e che i miei primi insuccessi scolastici non sono dipesi dal fatto che ero una scansafatiche o perchè ho dei ritardi, ma perchè da un lato non ero ancora abbastanza matura (questo lo penso io) e dall’altro (questo lo pensa LaStrizza) perchè la depressione porta ad una minore concentrazione ed è un cane che si morde la coda.

“Chi e cosa ti ha salvato?” E’ stata la sua domanda.
E la consapevolezza della risposta è stata illuminante.


investire in competenze

Ho fatto un corso di Web Design.
La storia inizia a inizio luglio quando, consapevole che il mio futuro lavorativo stava definitivamente cambiando, ho deciso di investire in nuove competenze.
L’idea era di dedicare un anno al Grande Progetto, a fare l’accompagnatore turistico e a trovare nuove soluzioni lavorative come free lance.
Avevo anche trovato una scrivania in co-working.
Arrivo, non si sa come, a Treviso: ma sì, treni e bus! che problemi di orario hai? investi sul tuo futuro! gli ex studenti hanno dei portfoli meravigliosi e tu non sarai da meno!
Insomma, tra tutte le cose che mi piacciono e che potrebbero darmi un futuro scelgo il web design.
Scelgo una scuola che ha ottimi feedback, seria e via dicendo.
Investo i miei ultimi euro e mi preparo a questa nuova fase della mia vita.
Inizio il corso, non ho gran feeling con il docente, io sono un po’ lenta di comprendonio, ci metto dalle 12 alle 20 ore per fare i compiti per casa che non vengono neanche poi così bene e poi…trovo un lavoro.
E a fatica sono arrivata alla fine, con mamma che veniva fino in laguna per portarmi la macchina, i compiti sempre meno fatti, gli occhi sempre più stanchi, il senso di inadeguatezza.
E poi ieri sera l’esamino con il mio compagno di banco che mi passa direttamente una parte della prova.
Mi devo vergognare?
No, devo solo festeggiare e tenere tutto da parte per quando mi potrò lamentare della vita da free lance. 


salutisti alla riscossa

L’ufficio è al terzo piano e così perchè non fare le scale?
Una mela campeggia sulla mia scrivania e mi guarda torva.
Il caffè dovrebbe essere decaffeinato, ma c’è un limite a tutto.
Ho cambiato la palestra e ieri mi sono dedicata a fit-boxe (coinvolgendo la Bestiaccia).
Oggi la pago: contro ogni previsione mi fanno male le ginocchia e gli addominali.


oggi tutto bene

Ho paura a dirlo a voce alta ma: non sto male.
Erano mesi che non mi sentivo così possibilista: questa pausa momentanea dal lavoro, dalla mia vita, dagli amici può essere solo positiva.
Non solo per ricaricarmi, ma anche per ritrovare un equilibrio perso tanto tempo fa, per seguire l’istinto, per ritrovare il ritmo della vita e la voglia di fare le cose con entusiasmo.
E’ il periodo sabbatico che sognavo dall’università.
Devo però fare i conti con la pigrizia.
Ma questa è un’altra storia.
E per cominciare oggi sono a lavorare e studiare per il mio corso in biblioteca, come i gggiovani.
E sento che ce la posso fare ad affrontare il prossimo futuro.


il rito delle chiavi

I grandi cambiamenti belli e brutti hanno tutti una costante: le chiavi.
Cambiare le chiavi di casa dopo una separazione.
Avere delle chiavi nuove quando si entra in una nuova abitazione.
Farsi restituire le chiavi quando le cose cambiano.
Restituire le chiavi per andare avanti e aprire nuove porte.

Oggi ho restituito le chiavi dell’ufficio.
Se da un lato mi sento finalmente leggera dall’altro ho una paura che è difficile descrivere.