Cose che non si dimenticano

Esattamente un anno fa accettavo un invito per un aperitivo che si concludeva con un addio senza rimpianti, senza lacrime, senza troppe ansie.

Esattamente un anno fa the rugrat veniva concepito.

Resta la grande domanda: come saremmo noi ora se, per caso, fossi andata al cinema?

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memorie

Leggo sui quotidiani on-line che oggi ricorre il 20mo anniversario della morte di Lucio Battisti.
Non è tanto la scomparsa del cantante che mi lascia in sospeso, ma il ricordo legato alla sua dipartita, perché a quei tempi bazzicavo (o meglio mi imbucavo..in quanto minorenne non avrei potuto accedere alle proiezioni) al Festival del Cinema di Venezia. 
E mi ricordo che improvvisamente tutti sono diventati tristi e Gianni Ippoliti, anziché domandare opinioni sui film, chiedeva a tutti ricordi di Battisti. 

Quello che mi turba è che sono passati 20 anni, non sono una cineasta come immaginavo da adolescente, ora abito a Venezia e al Festival non riesco più ad andare…

non mi manca

Stavo tornando a casa e ho visto il portone della Galleria dove allestivo le mostre appena accostato.
Ho bussato e sono entrata, perchè quello spazio per 9 anni è stato casa mia nel bene e nel male, e ho salutato il mio ex capo coperto di polvere e pittura, stanco e soprattutto sotto pressione.
Sta allestendo una brutta mostra che sarà a ridosso della Biennale. Una volta esponevamo Nomi dell’arte contemporanea (De Luigi avrebbe detto “gente di un certo livello”) adesso rimasugli di pessimi giovani artisti.
Una volta però c’ero anche io che fungevo da capro espiatorio e da valvola di sfogo alle sue ansie.
Nostalgia?
Assolutamente no.
Mi basta la puzza dei gelsomini in fiore per ricordarmi che c’è la Biennale anche quest’anno.

dieci

Il 4 marzo di dieci anni fa spostavo la mia vita, la mia valigia e la mia lampada a Venezia.
Sono arrivata in una catapecchia bellissima, sul canale, con un divano che valeva il trasloco, una terrazza di legno splendida su un giardino messo male.
Ho incontrato delle persone che sono entrate a far parte della mia vita per quasi dieci anni e l’hanno cambiata.
Ho avuto un gatto par-time.
Ho avuto un moroso disfunzionale.
Due traslochi.
Una decina di lavori spesso sovrapposti.
Una tesi.

Fare l’elenco sarebbe difficile.

Però so una cosa: di quello che è stato – anche di fronte alle recenti vicende – non cambierei assolutamente niente.

la regina è morta

E’ stato difficile trovare un titolo a questo post.
Sono stata alla tappa italiana di Queen + Adam Lambert e questo concerto ha avuto tanti significati: realizzare un sogno, fare pace con il mio passato, affrontare la folla…
Mio padre adorava i Queen e anche a me piacciono da morire, li ascolto da tempo immemore, ricordo come fosse ieri quel giorno di novembre quando annunciarono la morte di Freddy Mercury, ho quasi tutti i cd, adoro il Live at Wembley, so quasi tutte le canzoni (dall’84 in poi) a memoria, i Queen sono la mia suoneria sul cellulare, sono nella mia top list sull’ipad…insomma, fanno parte della mia vita.
Queen + Adam Labert non è andare a sentire i Queen.
Su questo non ci piove.
Brani riarrangiati, estensioni vocali diverse, uno sfruttamento della figura di Mercury.
Adam Lambert è una discreta imitazione di un genio, non un genio lui stesso.
Però c’era tanto tanto cuore…e le emozioni sono arrivate dritte lì, dove dovevano essere.

 

rosa pallido

In ufficio stiamo cercando dei testi, mi si avvicina Ufficio Stampa e mi porge un bigliettino dicendomi che, forse, è mio.
Imbarazzo e sconcerto.
Avevo lasciato una cartolina/dichiarazione d’amore al tatuatore dentro un catalogo che lui non aveva voluto.
Faccio finta di niente.
Poi lo leggo nascosta in bagno qualche minuto dopo.
Per fortuna nulla di pornografico (questa volta), magari troppo melenso, ma non troppo incriminante.
E dire che l’ho scritto molto tempo prima di tutta la pessima letteratura erotica che circola negli ultimi anni…

rimasugli di adolescenza

C’è da dire che da adolescente io mi vestivo come una persona normale, prevalentemente di nero, a parte una volta in cui tradicamente comprai un paio di jeans a zampa d’elefante bianchi e blu in un negozio dell’usato (ma su questo stendiamo un velo che non verrà più rialzato).

Stamattina vado al lavoro un po’ prima, ho il mio berretto di lana, il cappotto, lo zaino eastpak sulle spalle, jeans neri a sigaretta e le Adidas bianche nuove…come metà dei ragazzini che stavano andando a scuola.
Ah, sì, ovviamente ho anche 20 anni di più di loro.