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colori

Sono in “pausa non sigaretta” nel giardino dell’ufficio.
Passa davanti a me una turista vestita di nero con scarpe sportive e golf verde acido.
La guardo sogghignando e dico alla collega:
“Guarda quella lì!”
Lei aspira il fumo e impassibile commenta:
“Come te…”

Ero vestita tutta di nero, avevo scarpe e pullover rosa.

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affranta, cammino

LaStrizza continua a dirmi che non ho mezze misure: o vedo tutto nero o tutto bianco, o è una tragedia oppure niente…
Le mie gradazioni di colore non sono particolarmente varie in questo periodo, l’umore è in fase calante (anche per via del cambio di stagione) e poi ci sono le delusioni della vita, la stanchezza che a fine stagione turistica si fa sentire.
E mi sento intrappolata nella routine, negli impegni che ho preso senza considerare che ho bisogno di tempo per respirare, che un giorno ogni tanto dovrei riposarmi e dormire, prendermi cura di me.
Sono stanca.
Sono affranta.
Vorrei essere altrove.


l’eterno dilemma

Ogni tanto mi piace avere dei dilemmi frivoli: ma le scarpe nuove e belle perchè raramente sono anche comode? Esco comoda o con i piedi felici?

Oggi sono uscita con i piedi felici e le scarpe di ricambio in borsa!


rimescolamenti

Ho progettato due passeggiate per turisti per un’agenzia.
Le proverò entrambe nel fine settimana.
E a dire il vero ho un filino d’ansia.
Giusto un po’.
Ma forse è perchè devo sgomberare dei mobili.
O perchè casa mia sembra un magazzino di un accumulatore compulsivo e temo di non venirne mai più fuori.
O perchè voglio ridipingere delle pareti, ma l’istinto ce l’ho soprattutto di notte.
O perchè pensavo di aver sistemato tutte le scarpe che non faccio in tempo a distrarmi e ne trovo un altro paio e in tutto questo non so cosa mettermi.
O perchè il mio ciclo si sta coordinando con quello della mia collega: io piango e lei sbraita.
O perchè mi sento terribilmente e inesorabilmente…(no, non la scrivo quella parola).


non ho…

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…un paio di scarpe da mettere.
Alla faccia di Marie Kondo e del magico potere del riordino.


riconoscere i progressi

Secondo LaStrizza ho fatto dell’esaltazione del difetto la mia bandiera di battaglia.
Molto del lavoro che abbiamo fatto è stato focalizzato anche nell’accettazione dei moltissimi difetti ma anche nel riconoscere quelli che difetti o “cose brutte” non sono. 
E così, davanti allo specchio, mi domando: “oggi cosa non mi fa schifo di me?”
Per fortuna la frase è mutata lentamente in: “oggi cosa non è poi così brutto e inaccettabile di me?”
La strada da fare è ancora tantissima, sono ferma a piccole parti: talvolta i lobi delle orecchie, talvolta il collo, talvolta gli occhi.
Non sono mai andata oltre.
Ma stamattina ho messo i tacchi.
Erano anni che non camminavo con i tacchi senza avere male al piede, alla caviglia, alle ginocchia, senza slogarmi una caviglia, senza sentirmi inappropriata.
Oggi ho detto: “i miei piedi, con queste scarpe serie con il tacco, non sono brutti”.
E in realtà sono contenta, come lo sono della fatica che faccio in palestra.


sotto l’albero

Quest’anno mi sono fatta un regalo inatteso (oltre ad un inevitabile paio di scarpe): un lavoro, con un contratto, con i buoni pasto… 

E così ridimensiono i miei progetti, il mio “piano salute” cambiando palestra, riaprendo il tag “vita da segreteria organizzativa”, lasciando in cassetto la tuta e reiventandomi uno stile.