Le buone intenzioni

Top ten delle buone intenzioni per quest’autunno
1. chiudere il buco nero che ho sotto al letto
2. andare in palestra
3. andare in piscina
4. trovare una buona postazione di co-working
5. iniziare il corso al quale mi sono iscritta e fare la secchiona
6. trovare un lavoro serio
7. studiare Venezia andando a visitare tutto quello che mi manca
8. non comprare scarpe e vestiti
9. riordinare le bollette pagate
10. capire che la vita sta cambiando

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rimasugli di adolescenza

C’è da dire che da adolescente io mi vestivo come una persona normale, prevalentemente di nero, a parte una volta in cui tradicamente comprai un paio di jeans a zampa d’elefante bianchi e blu in un negozio dell’usato (ma su questo stendiamo un velo che non verrà più rialzato).

Stamattina vado al lavoro un po’ prima, ho il mio berretto di lana, il cappotto, lo zaino eastpak sulle spalle, jeans neri a sigaretta e le Adidas bianche nuove…come metà dei ragazzini che stavano andando a scuola.
Ah, sì, ovviamente ho anche 20 anni di più di loro.

scarpifera

E’ un periodo un po’ duro, ma tra LaStrizza, la chimica ben dosata e chi mi sta intorno riesco quasi a vivere delle giornate normali.
C. mi ha portato fuori a fare spese, in mezzo alla gente, di sabato pomeriggio.
Il nostro bottino principale sono state 4 paia di scarpe: 2 a testa.
adidas_original.b063d104035.originalUn paio di scarpe da ginnastica (esistono ancora?): no, non voglio darmi al fitness e neppure diventare una salutista, ma trovo sconveniente non avere neanche un paio di scarpe sportive. Sono stata da foot locker e per fortuna C. si è sostituita alla pessima commessa che ho trovato, la scelta è carina: in saldo ma, comunque, di moda. Quello che mi lascia perplessa è che sono bianche…vedo un lento ritorno agli anni Ottanta…orrore!

0;47;149;101Nella ricerca di un paio di scarpe calde-comode e con la punta da dr martens ma che non fossero tali (per C.), io sono incappata in un paio di eleganti ballerine color oro e crema. E’ stato amore. Un po’ meno per la carta di credito. Ma come si fa a resistere?

Se la mia salute dipendesse da un paio di scarpe mi comprerei un intero negozio.
Ogni tanto mi domando se riuscirò ancora ad essere “felice”, anzi, normale.

lentamente

Sono stati i soliti giorni pieni di lavori con, da un lato, una stanchezza fisica da far invidia e, dall’altra, notevoli mal di pancia per delle gaffe colossali che ho fatto.
Ieri mi sono trascinata al lavoro per inerzia, oggi, sono arrivata in ufficio alle 11.
C’è un limite a tutto, ma soprattutto dovevo andare a prendere dei biglietti a teatro.
Vicino al teatro c’è un negozio di scarpe e così sono entrata e me ne sono provate diverse paia, per fortuna quelle che mi piacevano di più non mi stavano bene.
Sono uscita da lì sollevata.
Poi sono andata a comprarmi un paio di calzini nel negozio di fronte e finalmente mi sono diretta verso l’ufficio.

cose storte

Avevo bisogno di scarpe nuove.
Non una necessità oggettiva, bensì di natura psicologica.
Trovare un paio di scarpe, anzi di sandali, non è facile: è passata l’epoca dei tacchetti, delle punte, delle forme chic; devo prediligere comodità e praticità senza dimenticare una leggera frivolezza.
Trovare la scarpa giusta significa accettare di non essere perfetti, di confrontarsi con commessi di ogni sorta, di spendere del tempo, di essere pronti alla delusione.
Comprare un paio di scarpe è come andare in terapia, serve a focalizzare i pensieri sull’obiettivo, a incanalare il rancore e la rabbia (e altri sentimenti negativi).
Ecco, ho avuto una settimana schifosa, dei colleghi che meriterebbero un’onomatopea per essere descritti, tanti impegni, umore pessimo, una vita di corsa, le calze smagliate e un paio di ballerine hanno perso la suola.
Oggi ho comprato due paia di scarpe.