Archivi categoria: se non fossi pigra

in vaporetto non sai mai

Ore 8.
In vaporetto sale il controllore.
Gli dò la mia tessera.
Mi guarda.
Era quella della palestra.
Ma tanto andiamo tutti nella stessa.

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ridatemi le mie endorfine

La Bestiaccia, ma non solo lei, ha una teoria: se fai movimento scateni le endorfine, quindi stai bene, quindi vai in palestra soprattutto quando sei giù che la chimica del tuo corpo fa il resto.

Ecco. Non è così.

Sono diverse settimane che sono proprio fiacca, fatico ad alzarmi, ad andare al lavoro, a vivere, principi di agorafobia (yeah! erano sei anni che mancavano dalla lista!) e claustrofobia, di terrore. Di prassi tutti diamo la colpa alla povera primavera, in pratica è la depressione che sta dando il meglio di sé durante il cambio di stagione.
Per carità, so come funziona e cerco di non virare verso il panico.
Dicevo, dopo dieci giorni di stop decido di andare in palestra nonostante tutto.
Vado, mi preparo, scelgo walking che è tosto e scarica tensioni ed energie.
Ma se uno le energie non le ha finisce k.o.
Ora, può essere che avessi mangiato pochi carboidrati ma anche che ero sul tapis roulant in preda allo sconforto.
Io che di solito salto, corro, mi scateno anche se sono scoordinata non ho retto.
E me ne sono andata dopo 25 minuti.
L’unica nota positiva è che non sono rimasta a farmi del male e senza giudicarmi mi sono ritirata a vita privata.

Ridatemi le mie endorfine.


assestare i progetti

A gennaio dello scorso anno ho fatto un piano triennale della mia vita, l’età è quella che è, il bisogno di sicurezza anche e ho cambiato rotta.
Mi sono data due grandi progetti tra loro consequenziali, speravo di condividere questi progetti con C. ma lei sta seguendo la sua vita e io, a questo punto, devo solo occuparmi della mia e assestare il milestone di progetto senza rimpianti.
Per realizzare il progetto A e il progetto B (chiamiamoli con molta fantasia così) ho rivoluzionato la mia vita iniziando a curare la depressione, tornando in terapia, rendendo la mia vita più salutare, mangiando meglio, facendo movimento e anche accettando di lasciare il mio vecchio lavoro senza troppi rimpianti.
E’ stata ed è tuttora una enorme faticaccia.
Il progetto A, che sta avendo una lunga preparazione, avrebbe dovuto iniziare il 27 marzo e finire indicativamente i primi di maggio.
Niente di eclatante: è un viaggio.
Particolare.
Personale.
Lungo.
Faticoso.
Forse ne scriverò quando partirò, a questo punto tra ottobre e novembre.
Mi sono resa conto che quando ho accettato questo nuovo lavoro, l’idea di posticipare il progetto mi ha rallentato, mi ha creato disagio…e quindi ieri, dopo un mese di riflessione, dopo aver capito che i miei impulsi non devono essere repressi, mi sono data il progetto “A-1”, cioè una tappa intermedia.
E quindi mancano 17 settimane…


il mio corpo non si capisce

Il mio corpo non si capisce con un si riflessivo.

Non inizierò a lamentarmi del fatto che dopo un exploit delle prestazioni ora sia in un periodo di stallo, ma del fatto che dopo una lezione sfiancante di walking in cui non mi sono rotta niente, alla fine di tutto, nell’ultimo scatto di corsa su quello stramaledetto tappetino sento una canzone anni Novanta che mi piace e che ho sempre cantato e improvvisamente il mio corpo corre come se nulla fosse, come se i 45 minuti precedenti fossero stati altrove a coglier margherite.
Se non che quando sono uscita dalla palestra sono stramazzata su una panchina.


salutisti alla riscossa

L’ufficio è al terzo piano e così perchè non fare le scale?
Una mela campeggia sulla mia scrivania e mi guarda torva.
Il caffè dovrebbe essere decaffeinato, ma c’è un limite a tutto.
Ho cambiato la palestra e ieri mi sono dedicata a fit-boxe (coinvolgendo la Bestiaccia).
Oggi la pago: contro ogni previsione mi fanno male le ginocchia e gli addominali.


cose nuove

Mai come in questa occasione posso dire “anno nuovo, vita nuova”.
Ma nulla accade per caso e così cerco di rassicurarmi del fatto che mi sono preparata a questo momento di passaggio come meglio potevo.
Quindi lavoro nuovo e piscina nuova.
Non posso perdere un’ora ad andare e un’altra a tornare in terraferma e non sapere se farò in tempo a fare tutto.
Ho scelto di spendere qualche euro in più e tornare in centro storico, ma visto che bisogna reinventarsi mi sono iscritta ad un corso di hydrobike.
Ce la posso fare.
Anche a pedalare in acqua.


oggi tutto bene

Ho paura a dirlo a voce alta ma: non sto male.
Erano mesi che non mi sentivo così possibilista: questa pausa momentanea dal lavoro, dalla mia vita, dagli amici può essere solo positiva.
Non solo per ricaricarmi, ma anche per ritrovare un equilibrio perso tanto tempo fa, per seguire l’istinto, per ritrovare il ritmo della vita e la voglia di fare le cose con entusiasmo.
E’ il periodo sabbatico che sognavo dall’università.
Devo però fare i conti con la pigrizia.
Ma questa è un’altra storia.
E per cominciare oggi sono a lavorare e studiare per il mio corso in biblioteca, come i gggiovani.
E sento che ce la posso fare ad affrontare il prossimo futuro.