l’ultimo giorno

In questo lavoro d’ufficio mi sono abituata ad avere tanti “ultimi giorni” perché ho avuto tutta una serie di contratti a tempo determinato.
Non ho mai avuto struggimenti d’animo, sono sempre stata piuttosto fatalista tra un rinnovo e l’altro, ma oggi è proprio l’ultimissimo giorno di lavoro.
Da domani sarò in ferie, tra due settimane in maternità e l’ultimo giorno di dicembre scadrà il mio contratto.
Non sono preoccupata, ho un buon piano per il 2019: fare la guida e l’accompagnatore turistico, ovvero ricominciare a fare quello che veramente mi piace e mi fa stare bene.
Certo, uno stipendio mensile, i buoni pasto e la malattia sono una gran cosa, ma a volte credo che la felicità valga ben di più.
E quindi: arrivederci!

la cena annuale

E anche questa stagione turistica per me è terminata.
In realtà alcuni colleghi continuano a lavorare, ma io sinceramente sono stanca e non sono molto predisposta a fare le corse in questo momento.
Come ogni anno è stata organizzata una cena, questa volta in un ristorante indiano e come sempre abbiamo mangiato molto, abbiamo parlato di lavoro e scattato una foto di gruppo.

tutto come sempre

Qualche tempo fa una collega mi ha chiesto di condividere con lei una visita guidata e ho accettato senza pormi troppo problemi.
Poi, un paio di settimane fa, mi dice che il gruppo ha scelto Palazzo Ducale e mi sono resa conto che dovevo assolutamente ripassare per non fare una figuraccia.
E così mi sono armata di libri, quaderno, penna e molte visite a palazzo per ripassare e ristudiare quello che non mi ricordavo.
Sono anche stata lì lì per rinunciare al lavoro.
Poi oggi mi sono lanciata.
E sono stata contenta.
E ogni volta mi stupisco che mi capiscano, che mi seguano, che non ci siano problemi e che finche faccio questo lavoro io stia bene.
E’ stata una buona mattina che è terminata con un buon pranzo, pronta a preparare una nuova visita guidata al Museo Navale.

divento poliglotta

Ho sempre avuto una grossa difficoltà con le lingue, perchè prima di riuscire a parlare voglio essere sicura di non dire sciocchezze.
Temo il giudizio degli altri, anche degli stranieri, e per sbloccarmi con l’inglese ci ho messo più di 10 anni di corsi, esami, vacanze all’estero e figuracce.

Quest’anno una delle agenzie con cui lavoro mi ha dato molti turni con una compagnia che ha turisti che parlano tedesco, francese e troppi che capiscono solo lo spagnolo.

Oggi, dopo un momento di esaurimento della pazienza, ho imparato a dire:
no es mi problema
Es ist nicht mein Problem
ce n’est pas mon problème

il tempo

In ufficio mi hanno proposto un rinnovo temporaneo del contratto e io ho chiesto di poter avere un par-time.
Perchè?
Perchè voglio dedicarmi del tempo, mantenere i contatti con le agenzie con cui già lavoro, visitare mostre, formarmi, riposarmi.
Voglio imparare a gestire il mio tempo, godermi il vuoto, imparare a gestirlo senza paura.
Si cambia.
Si cresce.

Signori, è stato un onore suonare con voi stasera

Nel film “Titanic” di James Cameron, durante il naufragio, i musicisti continuano a suonare e il violinista dice la battuta di cui sopra.
Oggi mi sono sentita come il violinista sul Titanic.
Oggi è stato l’ultimo giorno di lavoro nello stanzone, la società con cui lavoro ha perso l’appalto, un’altra azienda è subentrata e ci sostituirà dalla settimana prossima con delle audioguide.
Se fossi stata sostituita da un’altra guida non mi sarebbe dispiaciuto così tanto, ma da una registrazione è una cosa che fa male e poi mi domando come si possa interagire con un tablet che non ti guarda, non dimostra calore umano, non fa cose pazze come chiederti quali sono le tue preferenze e adeguare la visita guidata.
Oggi abbiamo dato sfogo alle nostre conoscenze, il nostro canto del cigno: visite lunghe, dettagliate, serene, a misura di visitatore (c’è da dire che ce n’erano anche ben pochi).
In realtà come dovrebbero essere sempre, in pratica come non si può fare per i tempi stretti.
Poi, in chiusura, ho rifatto un giro delle sale, ho salutato le mie opere, ho chiuso la biblioteca e ho detto addio.
E un po’ ho pianto.