Archivi categoria: secondi e terzi lavori

progettare è darsi speranza

Con un’agenzia faccio delle passeggiate tematiche che progetto direttamente, quindi sono le mie creature.
Su alcune credo poco e invece ottengo feedback stupendi, altre mi sembrano la quintessenza della bellezza e nessuno le prenota.
Ieri facciamo un riepilogo della stagione e pensiamo a nuove proposte per il 2018.
A me queste cose entusiasmano, addirittura mi propone date fisse e altri tour.
Poi penso al percorso medico che sto seguendo e alla svolta che dovrebbe esserci e sono terrorizzata e felice.
Poi penso alle altre agenzie, allo stanzone e a come potrei organizzarmi serenamente.
Poi penso a quell’idea sempre più necessaria di avere un figlio e devo solo stringere ai fianchi.
Poi torno in ufficio e siamo io, la mia compagna di banco, il mio capo, l’altra collega…e sale la tristezza.

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inammissibile

Un’agenzia mi chiama all’ultimo minuto per un’escursione serale che a Venezia va letta come: buio (la città ha un’illuminazione piuttosto fioca), umido, nebbia, tutto chiuso.
Una cinquantina di persone divise sui taxi per poi fare il giro in città.
Ogni taxi contiene 10-12 persone.
I taxi sono barche.

Una coppia ha seri problemi di mobilità e ad un certo punto inizia la lamentela.
“E’ buio, non si vede niente, non c’è luce. E poi pensare di usare quelle barche così scomode, piccole, basse, ma lo sa che esistono gli autobus?”
La signora prende fiato.
“Veramente, signora, Venezia non ha strade, ma solo calli e canali. Non abbiamo le macchine.”
“E’ inammissibile una città senza strade e autobus comodi per i turisti e che il mio agente di viaggi mi abbia mandata qui!”
Inutile provare a spiegarle l’unicità di Venezia.


affranta, cammino

LaStrizza continua a dirmi che non ho mezze misure: o vedo tutto nero o tutto bianco, o è una tragedia oppure niente…
Le mie gradazioni di colore non sono particolarmente varie in questo periodo, l’umore è in fase calante (anche per via del cambio di stagione) e poi ci sono le delusioni della vita, la stanchezza che a fine stagione turistica si fa sentire.
E mi sento intrappolata nella routine, negli impegni che ho preso senza considerare che ho bisogno di tempo per respirare, che un giorno ogni tanto dovrei riposarmi e dormire, prendermi cura di me.
Sono stanca.
Sono affranta.
Vorrei essere altrove.


io ci penso

Nei fine settimana mi dedico ai miei turisti e, quest’anno, cerco di fare cose che mi piacciono, che mi danno soddisfazione, che siano divertenti.
Questo vuol dire le gite in barca, inventare delle passeggiate a tema e poi farle, visite guidate…e studiare sempre qualcosa di nuovo.

WhatsApp Image 2017-05-28 at 21.03.49Sabato e domenica mi sono dedicata a queste attività e sono tornata a casa con le gambe stanche, la voce roca, caldo e tanta energia.
Adoro questo lavoro.
Anche se non è solo rose e fiori: non hai orari (ma comunque sei free lance), i turisti sono spesso tutt’altro che accomodanti, gli imprevisti catastrofici dietro l’angolo, non c’è una routine…. 
Poi, però, finisco una passeggiata proprio qui e credo che non ci siano dubbi.

Mi chiedo però che sostenibilità può avere questo lavoro.
E così mi ritrovo a pensare se mi piacerebbe restare nell’ufficio dove sono o se vorrei che mi lasciassero andare, se mi ci vedo a fare l’accompagnatore turistico tutta la vita.
E soprattutto se è un lavoro sostenibile visto che spesso le agenzie non pagano e se lo fanno hanno dei tempi biblici. 

Intanto mi accontento.


rimescolamenti

Ho progettato due passeggiate per turisti per un’agenzia.
Le proverò entrambe nel fine settimana.
E a dire il vero ho un filino d’ansia.
Giusto un po’.
Ma forse è perchè devo sgomberare dei mobili.
O perchè casa mia sembra un magazzino di un accumulatore compulsivo e temo di non venirne mai più fuori.
O perchè voglio ridipingere delle pareti, ma l’istinto ce l’ho soprattutto di notte.
O perchè pensavo di aver sistemato tutte le scarpe che non faccio in tempo a distrarmi e ne trovo un altro paio e in tutto questo non so cosa mettermi.
O perchè il mio ciclo si sta coordinando con quello della mia collega: io piango e lei sbraita.
O perchè mi sento terribilmente e inesorabilmente…(no, non la scrivo quella parola).


La sottile ironia della vita

Antefatto
La mattina con LaStrizza e il mio medico facciamo un po’ il punto della situazione sulla mia salute e sul mio percorso.
E io, in un flusso di coscienza sincopato, domando: “ma se pensassi a questo punto alla chirurgia bariatrica?”
Fine dell’antefatto.

Nel tardo pomeriggio, dopo l’ufficio, vado a lavorare per un evento serale.
Sono carina, composta, vestita tutta di nero.
So come funzionano queste cose: loro mangiano e bevono e raramente si interessano al resto.
Arrivo ed è un convegno internazionale di “chirurgia dei grassi”.


il buon proposito

pugniPer questa stagione turistica ho preso una decisione: lavorare mrosaa non arrivare al punto di rottura o al punto in cui sono talmente stanca da non riuscire ad alzarmi dal letto.
Voglio avere il tempo per vivere e vedere Venezia anche quando il cielo è rosa fashion, per tutti i miei lavori, per i miei turisti, per la famiglia, per il volontariato culturale, per la mia salute, per le gite in montagna.
E i buoni propositi si pagano: con un male alle gambe atroce per essere stata troppo spavalda su un sentiero. In confronto la palestra è una sciocchezza.