conta fino a 11

Mentre preparo la valigia per partire si blocca la caldaia.
Niente acqua calda e niente riscaldamento.
Neanche male finche sono via, peggio quando torno e vorrei lavarmi.

Sono altrove, devo andare ad una fiera.
Sciopero dell’unica linea che collega il centro alla fiera.
Seguo l’orda di persone che come me stanno andando, con qualcuno chiacchiero e con qualcun altro no, ma soprattutto non mi perdo.

Compro una tazza bellissimissima.
La metto male in valigia e mi arriva frantumata.
Vado sul sito del negozio dove l’avevo acquistata e ne compro un’altra che arriverà via posta e ben imballata.

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lentamente

Sono stati i soliti giorni pieni di lavori con, da un lato, una stanchezza fisica da far invidia e, dall’altra, notevoli mal di pancia per delle gaffe colossali che ho fatto.
Ieri mi sono trascinata al lavoro per inerzia, oggi, sono arrivata in ufficio alle 11.
C’è un limite a tutto, ma soprattutto dovevo andare a prendere dei biglietti a teatro.
Vicino al teatro c’è un negozio di scarpe e così sono entrata e me ne sono provate diverse paia, per fortuna quelle che mi piacevano di più non mi stavano bene.
Sono uscita da lì sollevata.
Poi sono andata a comprarmi un paio di calzini nel negozio di fronte e finalmente mi sono diretta verso l’ufficio.

questione di mele esperienziali

Orbene, come interloquiva il mio prof di italiano, morto un mac se ne fa un altro.
L’acquisto in un apple store è la summa di un libro di marketing: ambiente rilassante con  grandi tavoli con sgabelli, buona illuminazione, design accattivante; commessi gentili, disponibili ma non assillanti, iperconnessi che anziché chiedersi le cose in modo normale comunicano tramite auricolare anche quando sono a 1 metro di distanza, il cliente non sembra mai stupido (anche quando sono io e anche quando fa le domande più assurde e banali); assenza di barriere in entrata, in uscita, ovunque, non c’è neppure una cassa e tutto è wireless, wifi, connesso, smart.
Quando sei lì ti scontri con l’aspetto tecnologico (e tutto viene semplificato e detto con parole tue), l’evoluzione che va più veloce di te e così non esiste più il concetto di ram, bensì di memoria flash, le porte usb sono quasi obsolete perché tutto sarà wireless (dillo alla mia stampante), il CD-ROM è in fase di obsolescenza come è stato per il floppy disc (oddio, me ne ero quasi scordata!) anche se tutta la tua vita è ancora su cd e dvd (ma no signora! vada sull’apple store e c’è tutto!…signora a chi???).
Poi ti domandi: ma ho veramente bisogno di questo?
E la risposta è sì: non tanto perché quando sei lì nasce una strana necessità di avere tutto dettata dall’esperienza acquisto (come faccio a vivere senza un i-phone quando c’è una lezione sull’uso dell’agenda? o senza una maglietta logata come quella del commesso? come faccio senza una mela? come???), ma perché ti rendi conto che se il tuo vecchio mac ha lavorato 7 anni ininterrottamente senza dare segni di cedimento forse qualcosa di buono c’è.

L’unico difetto? Per fare un’esperienza del genere una trent…enne come me ha ancora bisogno di sua madre.

cose storte

Avevo bisogno di scarpe nuove.
Non una necessità oggettiva, bensì di natura psicologica.
Trovare un paio di scarpe, anzi di sandali, non è facile: è passata l’epoca dei tacchetti, delle punte, delle forme chic; devo prediligere comodità e praticità senza dimenticare una leggera frivolezza.
Trovare la scarpa giusta significa accettare di non essere perfetti, di confrontarsi con commessi di ogni sorta, di spendere del tempo, di essere pronti alla delusione.
Comprare un paio di scarpe è come andare in terapia, serve a focalizzare i pensieri sull’obiettivo, a incanalare il rancore e la rabbia (e altri sentimenti negativi).
Ecco, ho avuto una settimana schifosa, dei colleghi che meriterebbero un’onomatopea per essere descritti, tanti impegni, umore pessimo, una vita di corsa, le calze smagliate e un paio di ballerine hanno perso la suola.
Oggi ho comprato due paia di scarpe.

lo stato dell’ansia

Saranno nell’ordine:
la primavera, lo stato confusionario degli ormoni, l’assenza di acqua calda nella doccia, gli idraulici, il tecnico della caldaia, la signora delle pulizie che non pulisce, un tecnico che aspetto e non richiama, l’agenda che comincia a riempirsi, il mezzo lavoro che scombina gli appuntamenti, i turisti, il conto che comincia a languire e io che ho voglia di spendere, la paura che suoni il telefono, l’apprensione per un Amico che sta male, l’approssimarsi della biennale e il mio capo che rischia di perdere la testa, quel senso di inadeguata stanchezza che ho in ufficio.
Ciò non toglie che ho proprio un grumo d’ansia lì, che preme.

scrivi!!

Ci sono un paio di cose che sobbollono in pentola, ma l’idea di scriverne mi inquieta.
Per carità, si tratta di facezie come comprare un divano nuovo che, comunque, comporta che io pensi nell’ordine:
a) come smaltire il divano vecchio
b) come pagare il divano nuovo
c) calcolare tutte le ore che dovrei fare in aeroporto per pagare il divano nuovo
d) domandarmi se vale la pena essere così frivola
e) di che tessuto prenderlo
f) di che colore prenderlo
g) coordinare il trasporto per risparmiare
…cioè una noia mortale per chiunque.
Che poi fosse solo questione di divani…