quello che mi manca

Gli aperitivi.
Le cene fuori.
Poter scegliere cosa fare senza programmare con settimane d’anticipo.
Uscire di casa solo con una borsa piccola e leggera.
Viaggiare.
Il silenzio.
Andare al cinema.
Lavorare tanto.
Le camicie accollate.
Le collane.
Leggere.
Andare in terapia.
La pasta e fagioli, l’hummus e le fave.
I miei antidepressivi.

E non solo questo e non necessariamente in quest’ordine,

non si nasce imparati

Non sono diventata figliocentrica, ma quando trascorri 7 giorni su 7, 24 ore su 24 con un neonato parlando con questa “cosa” di tutto e di niente…finisce che quando incontri degli adulti non ti metti a discutere di politica internazionale, bensì di tutto quello che ruota attorno al neonato.
In più, nonostante tutte le informazioni raccolte e la conoscenza reciproca, ogni giorno è diverso e si va a tentoni verso le esigenze di the rugrat che più che strillare non può fare.
Per dire che per la prima volta ha passato una notte in bianco urlando (secondo me di dolore) e io sono uno straccio.
Ecco.

tutto insieme

Ho un piano, me lo sono preparato accuratamente e i piani sono fatti per essere seguiti.

“Ciao Amanda, sei libera il 12?”
“Sì, certo.”
“Ok, ti operiamo il 12.”

Ecco, vado a rivedere il mio piano.
Tutto combacia, posso avere una degenza un po’ più lunga perché ho ancora un contratto.
Questo vuol dire che non dovrò cancellare date con le agenzie.
Bisognerà capire se una malattia a ridosso della scadenza del contratto inficerà la possibilità di un rinnovo, ma giuro non mi interessa: il piano esiste per far fronte a queste cose.
Ma in tutto questo pensare al lavoro e alla salute non ho fatto i conti con Lui, con la possibilità di frequentare una persona che mi piacesse e a cui io piaccio.
E non succederà come l’altra volta: non mi farò inseguire in ospedale, non mi farò curare, non mi farò vedere malata.
Forse non mi farò vedere più da Lui.
E dio solo sa quanto ci sto male.

rosa pallido

In ufficio stiamo cercando dei testi, mi si avvicina Ufficio Stampa e mi porge un bigliettino dicendomi che, forse, è mio.
Imbarazzo e sconcerto.
Avevo lasciato una cartolina/dichiarazione d’amore al tatuatore dentro un catalogo che lui non aveva voluto.
Faccio finta di niente.
Poi lo leggo nascosta in bagno qualche minuto dopo.
Per fortuna nulla di pornografico (questa volta), magari troppo melenso, ma non troppo incriminante.
E dire che l’ho scritto molto tempo prima di tutta la pessima letteratura erotica che circola negli ultimi anni…

downlodata

Facciamo una sintesi: il 4 ottobre il mio mondo sentimentale ha una svolta.
Ho incontrato il tatuatore, ci siamo fatti prendere dalla gioia e dalla passione.
Ho sempre pensato che Lui fosse l’unico uomo per me, anche perchè in tre anni di solitudine non ho trovato nessuno con cui condividere la mia vita se non quale cosa veramente occasionale.
Avevamo la sensazione di essere l’uno per l’altra.
Un senso di completezza difficile da spiegare.
Abbiamo messo dei paletti, abbiamo dato spazio a noi stessi, Lui si sta impegnando in un progetto. Ci siamo andati coi piedi di piombo perchè c’erano dei motivi validi per cui io l’avevo lasciato la prima volta.
Il tutto per non rifare gli stessi errori.
Vivevamo giorno per giorno, senza fare progetti a lungo termine, anche se quel paio di volte in cui ci siamo svegliati assieme ci siamo detti che era bellissimo.
E ieri: ti devo parlare.
Siamo diversi, io non verrò mai a teatro o all’opera con te, hai bisogno di una persona più simile a te, ti amo ma…
E per la prima volta nella mia vita io sono stata lasciata da un moroso/compagno/o quel che è.
Sono rimasta choccata, indecisa se ridere o piangere e la soluzione è stata telefonare a C. per rovesciarle addosso i miei pensieri.
E non sto soffrendo, anzi…ho avuto una sensazione di leggerezza quando me lo ha detto: non devo più programmare e cercare di far combaciare Lui con la mia vita.
E so che mi mancherà, soprattutto la sua fisicità e la sua presenza, ma ho visto troppe relazioni autodistuggersi per non sapere che questa è la soluzione migliore e che il mio piano B è sempre il migliore.
E stanotte ho dormito (strafatta di ansiolitici) ma ho dormito e questa giornata non mi sembra posì così brutta e per fortuna viene mia mamma oggi a trovarmi.

il presente post è catalogato sotto “cuore infranto”, ma io sto bene. Sul serio!

i batteri ce li passiamo via internet

Il tatuatore da lunedì ha la febbre e un pessimo umore.
E io, tapina, nelle nostre chiacchierate serali via skype l’ho preso in giro.
Ed ecco che ieri sera ho avuto mal di gola.
E stanotte la febbre.
Che va e viene.
Freddo.
Caldo.
Sotto la coperta di pile.
Con il ventilatore acceso.
Su e giù da stanotte.
Tant’è che stamattina non sono andata a lavorare e solo ora sto cominciando ad avere una posizione eretta.
Ma sono già stanca.

 

gli effetti della pioggia

Lunedì e martedì Venezia ha visto il diluvio universale.

Il buon tatuatore, che non aveva un ombrello perchè tanto lui è grande e grosso e “cosa vuoi che mi faccia la pioggia”, si è bagnato e ora è moribondo a casa (sua) con la febbre.

Io sommo alla pioggia il ciclo e vorrei solo dormire. Anche 14 ore mi bastano per essere in forma…ma non si può.

Mamma sente il tempo…neanche fosse autunno.

Come ogni anno c’è l’heineken festival e piove. Aspettiamo solo la tromba d’aria.
 

le diete degli altri

Ho un rapporto molto conflittuale con il cibo, le diete, con il mio corpo e soprattutto con le diete degli altri. Come tutti ho periodi in cui riesco a controllare bene l’alimentazione e altri in cui va tutto a scatafascio. A poco è servita la psicoterapia, lo scoglio del mio cervello è una cosa pazzesca.

Qualche mese fa dissi al buon tatuatore: sto seguendo un regime alimentare equilibrato (se non la chiamo dieta vado meno in crisi).
Glielo dissi per avere un minino di supporto da parte sua visto che nei fine settimana è a casa mia e si cucina per due.
Lui mi ignorò bellamente continuando a cucinare come se niente fosse.
Io lo ignorai e il mio bel regime funzionava candidamente dal lunedì al venerdì per poi andare a scatafascio nel fine settimana.

Ora il tatuatore si è messo a dieta: pollo, riso e pomodori. Niente alcool.
Andiamo ad una festa? No, non posso mangiare? Andiamo ad un aperitivo? No, non posso bere. Prendiamo il vaporetto? No, devo camminare.
Insomma la sua dieta è diventata la mia dieta.
L’altra sera eravamo sul divano, la sua pancia brontolava e io mi sono bevuta un bacardi breezer lime e sgranocchiata dei salatini, mentre lui…brontolava.
“Ah, grazie per il supporto” ha detto.
“Prego. E’ lo stesso che hai dato a me.”

c.r.a. – centro recupero astemi

Ieri gita, finalmente!
Io e il buon tatuatore siamo partiti di buon ora per andare alla sagra del carciofo violetto di sant’Erasmo.
Per arrivare, come sempre, abbiamo preso due vaporetti stracarichi di persone, poi abbiamo fatto una bella passeggiata sotto il sole e in mezzo ai campi per raggiungere la torre massimiliana, pranzo in spiaggia e poi tanti assaggi di vino prodotto dalle vigne del centro storico.
Una meraviglia.
Si stava d’incanto.
E poi siamo tornati indietro e abbiamo preso un vaporetto bis: eravamo 6 in tutto dentro e ha fatto sant’erasmo-fondamente nove senza fermate intermedie.
Il tatuatore si è scottato le spalle.
Io non ho pensato al lavoro.
E’ stata una giornata meravigliosa.
E ci voleva.