anche i single hanno una vita

Sembra strano, a volte un po’ paradossale, ma ho provato sulla mia pelle che essere single può significare anche avere una vita di tanto in tanto: cene, cinema, aperitivi, serate quasi romantiche, danni collaterali.
I single però tendono a restare tali.
Gli uomini sempre scapoli.
Le donne un po’ più zitelle e senza più la pretesa di dire che hanno il cuore infranto.
Ecco.

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tornare con i piedi per terra

Seduta da LaStrizza, le dico che è stata una settimana buona, di questa nuova liaison e lei prontamente mette il dito nella piaga (perchè è il suo lavoro).

Io ho la ferma convinzione che quelli che dimostrano un interesse per me devono avere un problema, una parafilia di qualunque tipo.
Fondamentalmente credo di non avere il diritto di essere apprezzata così come sono e diciamocelo: anni di terapia, di disturbi alimentari, di depressione.
Neanche io uscirei con me.

E poi mette in discussione due grandi cose: mangiare insieme e il tema del rifiuto.
Sulla prima questione servirà un post ad hoc, sulla seconda ci sto facendo il callo.
Non voglio essere assillante, non ho 15 anni, devo accettare il fatto che se non mi richiama è perchè non mi vuole.
Punto.
Quindi torno con i piedi per terra, metto in stand-by le farfalle nella pancia, respiro, mi concentro sul lavoro e cerco di non generalizzare questo rifiuto, anche se dimostra che quello che io penso ha delle basi di profonda verità.

ora ricordo cosa non mi piace dell’amore

L’attesa.
La stramaledetta attesa in cui passo la mia giornata a guardare sul cellulare e ad aspettare che mi scriva.
Poi ritorno con i piedi per terra: io lavoro, lui lavora.
Io ho la mia vita, lui ha la sua.

Ma da quando gli uomini si fanno desiderare?
Dovrebbero essere le donne a tirarsela, non gli uomini.
Dovrebbe essere qui a dirmi: ti prego, usciamo! baciami ancora!

Maledetta infatuazione.

sveglia! è ora

Mi sveglio di soprassalto.
Penso che ho ancora troppo sonno.
Faccio colazione svogliatamente.
Mi lavo i denti.
Pantaloni.
Maglietta frugando nell’armadio.
Calzini.
Scarpe.
Prima di uscire guardo l’ora, giusto per capire che vaporetto prendere.

Erano poco meno delle 2.30.
Del mattino.
Mi sono spogliata e sono tornata a letto.

rimescolamenti

Ho progettato due passeggiate per turisti per un’agenzia.
Le proverò entrambe nel fine settimana.
E a dire il vero ho un filino d’ansia.
Giusto un po’.
Ma forse è perchè devo sgomberare dei mobili.
O perchè casa mia sembra un magazzino di un accumulatore compulsivo e temo di non venirne mai più fuori.
O perchè voglio ridipingere delle pareti, ma l’istinto ce l’ho soprattutto di notte.
O perchè pensavo di aver sistemato tutte le scarpe che non faccio in tempo a distrarmi e ne trovo un altro paio e in tutto questo non so cosa mettermi.
O perchè il mio ciclo si sta coordinando con quello della mia collega: io piango e lei sbraita.
O perchè mi sento terribilmente e inesorabilmente…(no, non la scrivo quella parola).

investire in competenze

Ho fatto un corso di Web Design.
La storia inizia a inizio luglio quando, consapevole che il mio futuro lavorativo stava definitivamente cambiando, ho deciso di investire in nuove competenze.
L’idea era di dedicare un anno al Grande Progetto, a fare l’accompagnatore turistico e a trovare nuove soluzioni lavorative come free lance.
Avevo anche trovato una scrivania in co-working.
Arrivo, non si sa come, a Treviso: ma sì, treni e bus! che problemi di orario hai? investi sul tuo futuro! gli ex studenti hanno dei portfoli meravigliosi e tu non sarai da meno!
Insomma, tra tutte le cose che mi piacciono e che potrebbero darmi un futuro scelgo il web design.
Scelgo una scuola che ha ottimi feedback, seria e via dicendo.
Investo i miei ultimi euro e mi preparo a questa nuova fase della mia vita.
Inizio il corso, non ho gran feeling con il docente, io sono un po’ lenta di comprendonio, ci metto dalle 12 alle 20 ore per fare i compiti per casa che non vengono neanche poi così bene e poi…trovo un lavoro.
E a fatica sono arrivata alla fine, con mamma che veniva fino in laguna per portarmi la macchina, i compiti sempre meno fatti, gli occhi sempre più stanchi, il senso di inadeguatezza.
E poi ieri sera l’esamino con il mio compagno di banco che mi passa direttamente una parte della prova.
Mi devo vergognare?
No, devo solo festeggiare e tenere tutto da parte per quando mi potrò lamentare della vita da free lance. 

tornare a scuola

Bisogna rinserirsi nel mercato, specializzarsi, aggiornarsi, ma seguire le proprie intuizioni.
Un giorno penso che mi piaccia trafficare con i siti internet, i templates, html…sono un po’ autodidatta e nulla più.
Trovo un buon corso, mi ci iscrivo, torno a scuola.
E mi ritrovo ad essere quasi l’ultima della classe.
Il prof mi mette accanto ad un tizio che mi può dare una mano, copiamo l’uno dall’altra e viceversa, facciamo anche un po’ casino in ultima fila, ci metto ore a fare gli esercizi a casa con i programmi di grafica che non ho mai usato.
Poi ho un’intuizione:
a) queste “cose” le ha pensate un maschio e quindi, come tali, sono semplici, metodiche, intuitive. Ma soprattutto: l’idea più semplice è quella più giusta
b) la sintassi html è come quella latina a carciofo del buon vecchio Cicerone e se l’ho tradotto al liceo…che problemi ci sono.
E quindi si ricomincia a studiare.
Con abbastanza leggerezza d’animo.