divento poliglotta

Ho sempre avuto una grossa difficoltà con le lingue, perchè prima di riuscire a parlare voglio essere sicura di non dire sciocchezze.
Temo il giudizio degli altri, anche degli stranieri, e per sbloccarmi con l’inglese ci ho messo più di 10 anni di corsi, esami, vacanze all’estero e figuracce.

Quest’anno una delle agenzie con cui lavoro mi ha dato molti turni con una compagnia che ha turisti che parlano tedesco, francese e troppi che capiscono solo lo spagnolo.

Oggi, dopo un momento di esaurimento della pazienza, ho imparato a dire:
no es mi problema
Es ist nicht mein Problem
ce n’est pas mon problème

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Signori, è stato un onore suonare con voi stasera

Nel film “Titanic” di James Cameron, durante il naufragio, i musicisti continuano a suonare e il violinista dice la battuta di cui sopra.
Oggi mi sono sentita come il violinista sul Titanic.
Oggi è stato l’ultimo giorno di lavoro nello stanzone, la società con cui lavoro ha perso l’appalto, un’altra azienda è subentrata e ci sostituirà dalla settimana prossima con delle audioguide.
Se fossi stata sostituita da un’altra guida non mi sarebbe dispiaciuto così tanto, ma da una registrazione è una cosa che fa male e poi mi domando come si possa interagire con un tablet che non ti guarda, non dimostra calore umano, non fa cose pazze come chiederti quali sono le tue preferenze e adeguare la visita guidata.
Oggi abbiamo dato sfogo alle nostre conoscenze, il nostro canto del cigno: visite lunghe, dettagliate, serene, a misura di visitatore (c’è da dire che ce n’erano anche ben pochi).
In realtà come dovrebbero essere sempre, in pratica come non si può fare per i tempi stretti.
Poi, in chiusura, ho rifatto un giro delle sale, ho salutato le mie opere, ho chiuso la biblioteca e ho detto addio.
E un po’ ho pianto.

la prima recensione negativa

Finora non ci sono mai stati particolari problemi con le passeggiate che ho progettato e fatto, certo c’è sempre qualcuno a cui non va bene mai niente, ma per la prima volta è arrivata una recensione negativa.
Sono stata definita “poco coinvolgente e a volte molto frettolosa nelle spiegazioni ed illustrazioni del percorso.” La visita che ho fatto è stata definita poco approfondita e senza aneddoti. 
Ecco, buon lunedì anche a me.
Mi sento una merdaccia (per usare un francesismo).

progettare è darsi speranza

Con un’agenzia faccio delle passeggiate tematiche che progetto direttamente, quindi sono le mie creature.
Su alcune credo poco e invece ottengo feedback stupendi, altre mi sembrano la quintessenza della bellezza e nessuno le prenota.
Ieri facciamo un riepilogo della stagione e pensiamo a nuove proposte per il 2018.
A me queste cose entusiasmano, addirittura mi propone date fisse e altri tour.
Poi penso al percorso medico che sto seguendo e alla svolta che dovrebbe esserci e sono terrorizzata e felice.
Poi penso alle altre agenzie, allo stanzone e a come potrei organizzarmi serenamente.
Poi penso a quell’idea sempre più necessaria di avere un figlio e devo solo stringere ai fianchi.
Poi torno in ufficio e siamo io, la mia compagna di banco, il mio capo, l’altra collega…e sale la tristezza.

inammissibile

Un’agenzia mi chiama all’ultimo minuto per un’escursione serale che a Venezia va letta come: buio (la città ha un’illuminazione piuttosto fioca), umido, nebbia, tutto chiuso.
Una cinquantina di persone divise sui taxi per poi fare il giro in città.
Ogni taxi contiene 10-12 persone.
I taxi sono barche.

Una coppia ha seri problemi di mobilità e ad un certo punto inizia la lamentela.
“E’ buio, non si vede niente, non c’è luce. E poi pensare di usare quelle barche così scomode, piccole, basse, ma lo sa che esistono gli autobus?”
La signora prende fiato.
“Veramente, signora, Venezia non ha strade, ma solo calli e canali. Non abbiamo le macchine.”
“E’ inammissibile una città senza strade e autobus comodi per i turisti e che il mio agente di viaggi mi abbia mandata qui!”
Inutile provare a spiegarle l’unicità di Venezia.

il mondo è un po’ strano

Oggi fa un po’ meno caldo e così sono andata in ufficio a piedi.
Mi fermo in piazza San Marco per fare una telefonata e mi imbatto in questa tizia giapponese:
ImmagineRimango ovviamente perplessa, la osservo attentamente: ha un pupazzo in braccio e ogni tanto lo posa davanti ad una gondola o davanti ad una colonna e lo fotografa. 
Mi avvicino: ha pure una parrucca e un’aria assolutamente felice.
Arrivata in ufficio il mio collega (laureato in giapponese) mi dice che esiste un manga che si chiama Aria e Aqua.
Leggo da wikipedia: “Anno terrestre 2301: sono ormai passati 150 anni da quando Marte è stato terraformato. Al pianeta è stato dato il nuovo nome di Aqua a causa dello scioglimento della quasi totalità dei suoi ghiacci, cosa che gli ha anche portato il soprannome di “pianeta dell’acqua”, mentre alla Terra è stato dato il nuovo nome di Man-Home. Akari Mizunashi è una giovane terrestre che si trasferisce su Aqua per imparare il mestiere di Undine, le gondoliere che fanno da guida turistica a Neo Venezia, riproduzione dell’antica Venezia terrestre ormai completamente sommersa. 
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i complaiers

I turisti, ma non solo loro, ti minacciano sempre di fare “complain” ovvero di lamentarsi con chi ti ha dato il lavoro.
Le lamentele in ambito turistico spesso servono a spuntare uno sconto, anche se va tutto bene ed è secondo contratto.

Ero in aeroporto, me ne stavo quieta ad aspettare altri turisti e parlavo con un autista del più e del meno.
“Dovrebbero fare la lista dei complaiers” dice lui.
“Cioè?”
“Dai 18 anni, appena fai un complain vieni schedato, così so che se hai fatto 10 viaggi e hai fatto 10 complain sei solo un gran rompipalle.”

Santa verità.