Archivi categoria: turisti e affini

il mondo è un po’ strano

Oggi fa un po’ meno caldo e così sono andata in ufficio a piedi.
Mi fermo in piazza San Marco per fare una telefonata e mi imbatto in questa tizia giapponese:
ImmagineRimango ovviamente perplessa, la osservo attentamente: ha un pupazzo in braccio e ogni tanto lo posa davanti ad una gondola o davanti ad una colonna e lo fotografa. 
Mi avvicino: ha pure una parrucca e un’aria assolutamente felice.
Arrivata in ufficio il mio collega (laureato in giapponese) mi dice che esiste un manga che si chiama Aria e Aqua.
Leggo da wikipedia: “Anno terrestre 2301: sono ormai passati 150 anni da quando Marte è stato terraformato. Al pianeta è stato dato il nuovo nome di Aqua a causa dello scioglimento della quasi totalità dei suoi ghiacci, cosa che gli ha anche portato il soprannome di “pianeta dell’acqua”, mentre alla Terra è stato dato il nuovo nome di Man-Home. Akari Mizunashi è una giovane terrestre che si trasferisce su Aqua per imparare il mestiere di Undine, le gondoliere che fanno da guida turistica a Neo Venezia, riproduzione dell’antica Venezia terrestre ormai completamente sommersa. 
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i complaiers

I turisti, ma non solo loro, ti minacciano sempre di fare “complain” ovvero di lamentarsi con chi ti ha dato il lavoro.
Le lamentele in ambito turistico spesso servono a spuntare uno sconto, anche se va tutto bene ed è secondo contratto.

Ero in aeroporto, me ne stavo quieta ad aspettare altri turisti e parlavo con un autista del più e del meno.
“Dovrebbero fare la lista dei complaiers” dice lui.
“Cioè?”
“Dai 18 anni, appena fai un complain vieni schedato, così so che se hai fatto 10 viaggi e hai fatto 10 complain sei solo un gran rompipalle.”

Santa verità.


io ci penso

Nei fine settimana mi dedico ai miei turisti e, quest’anno, cerco di fare cose che mi piacciono, che mi danno soddisfazione, che siano divertenti.
Questo vuol dire le gite in barca, inventare delle passeggiate a tema e poi farle, visite guidate…e studiare sempre qualcosa di nuovo.

WhatsApp Image 2017-05-28 at 21.03.49Sabato e domenica mi sono dedicata a queste attività e sono tornata a casa con le gambe stanche, la voce roca, caldo e tanta energia.
Adoro questo lavoro.
Anche se non è solo rose e fiori: non hai orari (ma comunque sei free lance), i turisti sono spesso tutt’altro che accomodanti, gli imprevisti catastrofici dietro l’angolo, non c’è una routine…. 
Poi, però, finisco una passeggiata proprio qui e credo che non ci siano dubbi.

Mi chiedo però che sostenibilità può avere questo lavoro.
E così mi ritrovo a pensare se mi piacerebbe restare nell’ufficio dove sono o se vorrei che mi lasciassero andare, se mi ci vedo a fare l’accompagnatore turistico tutta la vita.
E soprattutto se è un lavoro sostenibile visto che spesso le agenzie non pagano e se lo fanno hanno dei tempi biblici. 

Intanto mi accontento.


nomen omen

orenda


inizia la stagione

Questa mattina (o forse era notte, non mi è ancora chiaro) è iniziata la mia stagione con i turisti con quella che C. chiamava Navalba.

La perla di oggi non riguarda il fatto che fossi senza occhiali e quindi non vedessi niente intorno a me o che per soffiarmi il naso abbia tirato fuori dalla borsa un paio di mutande anzichè un fazzoletto, bensì due non-troppo-vecchietti che avevano prenotato un volo per gli Stati Uniti, ma non volevano prenderlo perchè la prima tratta per la coincidenza era operata da un’altra compagnia. 
Per convincerli  ci siamo messe sia io che la tizia del check-in.
Forse si aspettavano un diretto fino alla porta di casa loro.

Erano le 4.30.


la sicurezza percepita

Ne ho parlato altre volte e continuo a ripetere che io nel centro storico di Venezia mi sento sicura.
Di giorno, di notte, da sola o in compagnia, nel parco di Sant’Elena come nelle calli strette, in vaporetto. Ovviamente presto attenzione e ovviamente qualcosa può succedere, ma io a Venezia mi sento sicura.

Non mi sento più sicura da quando vedo i militari in mimetica (ammazza che mimesi in piazza San Marco!) e mitra, anzi mi faccio riguardi pure a starnutire, perché sia mai che tutti questi aggeggi siano senza sicura.

Non mi sento più sicura da quando per il carnevale hanno messo i varchi in Piazza San Marco: ieri sarebbe bastato un malore o un attacco di panico per creare l’apocalisse. 
Sembrava di stare in una gabbia per topi, ammassati uno contro l’altro.

Ecco, non mi sento sicura quando come durante il carnevale questa città è sempre più un parco divertimenti e non una città che vive e si diverte.
E lo dico: non per colpa del terrorismo.


consolidare gli stereotipi

Oggi avevo una visita guidata.
Sono ventinove donne e un uomo che fa loro da capogruppo.

Il signore si presenta.
Vengono da Israele.
“Sì, però mi fa lo sconto vero?”

Ecco, appunto.