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io ci penso

Nei fine settimana mi dedico ai miei turisti e, quest’anno, cerco di fare cose che mi piacciono, che mi danno soddisfazione, che siano divertenti.
Questo vuol dire le gite in barca, inventare delle passeggiate a tema e poi farle, visite guidate…e studiare sempre qualcosa di nuovo.

WhatsApp Image 2017-05-28 at 21.03.49Sabato e domenica mi sono dedicata a queste attività e sono tornata a casa con le gambe stanche, la voce roca, caldo e tanta energia.
Adoro questo lavoro.
Anche se non è solo rose e fiori: non hai orari (ma comunque sei free lance), i turisti sono spesso tutt’altro che accomodanti, gli imprevisti catastrofici dietro l’angolo, non c’è una routine…. 
Poi, però, finisco una passeggiata proprio qui e credo che non ci siano dubbi.

Mi chiedo però che sostenibilità può avere questo lavoro.
E così mi ritrovo a pensare se mi piacerebbe restare nell’ufficio dove sono o se vorrei che mi lasciassero andare, se mi ci vedo a fare l’accompagnatore turistico tutta la vita.
E soprattutto se è un lavoro sostenibile visto che spesso le agenzie non pagano e se lo fanno hanno dei tempi biblici. 

Intanto mi accontento.


nomen omen

orenda


inizia la stagione

Questa mattina (o forse era notte, non mi è ancora chiaro) è iniziata la mia stagione con i turisti con quella che C. chiamava Navalba.

La perla di oggi non riguarda il fatto che fossi senza occhiali e quindi non vedessi niente intorno a me o che per soffiarmi il naso abbia tirato fuori dalla borsa un paio di mutande anzichè un fazzoletto, bensì due non-troppo-vecchietti che avevano prenotato un volo per gli Stati Uniti, ma non volevano prenderlo perchè la prima tratta per la coincidenza era operata da un’altra compagnia. 
Per convincerli  ci siamo messe sia io che la tizia del check-in.
Forse si aspettavano un diretto fino alla porta di casa loro.

Erano le 4.30.


la sicurezza percepita

Ne ho parlato altre volte e continuo a ripetere che io nel centro storico di Venezia mi sento sicura.
Di giorno, di notte, da sola o in compagnia, nel parco di Sant’Elena come nelle calli strette, in vaporetto. Ovviamente presto attenzione e ovviamente qualcosa può succedere, ma io a Venezia mi sento sicura.

Non mi sento più sicura da quando vedo i militari in mimetica (ammazza che mimesi in piazza San Marco!) e mitra, anzi mi faccio riguardi pure a starnutire, perché sia mai che tutti questi aggeggi siano senza sicura.

Non mi sento più sicura da quando per il carnevale hanno messo i varchi in Piazza San Marco: ieri sarebbe bastato un malore o un attacco di panico per creare l’apocalisse. 
Sembrava di stare in una gabbia per topi, ammassati uno contro l’altro.

Ecco, non mi sento sicura quando come durante il carnevale questa città è sempre più un parco divertimenti e non una città che vive e si diverte.
E lo dico: non per colpa del terrorismo.


consolidare gli stereotipi

Oggi avevo una visita guidata.
Sono ventinove donne e un uomo che fa loro da capogruppo.

Il signore si presenta.
Vengono da Israele.
“Sì, però mi fa lo sconto vero?”

Ecco, appunto.


la conta dei mariti

Sto facendo assistenza ad una signora in aeroporto che ha voglia di chiacchierare.

“Sa, io sono peruviana, ma vivo da trent’anni negli Stati Uniti. Questa è mia nipote, la figlia di mio figlio. Però mio figlio è del mio primo marito peruviano.”

“Il mio primo marito è morto.”
Silenzio.
“Poi ho un secondo marito americano: io sola con quattro figli, lui senza figli, abbiamo fatto un’unica famiglia.”
Sto per dire qualcosa.
“Anche lui è morto.”
Silenzio.
“E anche il terzo marito.”
Silenzio.
“Non cerco più un marito.”

Mi sa che è meglio così.


il mio primo reclamo

Vediamo, sono circa tre anni che lavoro con i turisti.
Tre anni di aneddoti, mal di pancia, felicità, alcune cose per il verso giusto e altre un po’ meno.
Tre anni nei quali, comunque, nessun turista ha mai avuto nulla da ridire sul mio operato.
Tranne ieri, quando un turista tedesco è sceso dall’aereo con il piede sinistro e si è lamentato con me di qualunque cosa, ma soprattutto si è lamentato di me.
“Farò un reclamo alla compagnia!” Mi ha urlato salendo sull’autobus.
Io me ne sono fatta una ragione e quando il bus è partito io ho festeggiato con i miei colleghi il mio primo complain.

Era ora.