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buon lunedì

Oggi è il blue monday, cioè il lunedì triste, il più triste di tutto l’anno.
Pare ci sia un’equazione del 2005 che ha identificato la malinconia nelle condizioni meteo, nelle giornate corte, il natale lontano, lo stipendio pure, il fatto che sia lunedì e che si lavori.
Ma io non sono particolarmente triste oggi.
Anzi, questa mattina pensavo di adottare un cormorano; le bestiole fanno sosta a Venezia tra dicembre e gennaio per far nascere i piccolini e poi ripartire. Alcuni sono già partiti, i soliti ritardatari ci osservano e fanno i bagagli.

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la palestra

Ho rinunciato al pilates e alle cose che mi piacciono nella palestra vicino all’ufficio per andare in quella a 50 metri da casa. Quando un tizio che conosco diceva che la palestra migliore è sempre quella sotto casa io non ci volevo credere…ed invece…
Inevitabilmente d’inverno sono più pigra e poi mi piace fare la strada dall’ufficio con la mia collega, cambiarmi a casa, metterci due minuti netti da porta a porta.
Il problema è che dove vado ora non ci sono i “miei” corsi e soprattutto funziona la sala pesi.
Qualcuno prova a dialogare, io sono comunque prevenuta…
“allora sei nuova? Perchè hai deciso di fare pesi?”
“Perchè è l’unico posto sotto casa.” 
Gelo, silenzio e continuo a contare, perchè tra le altre cose, io perdo anche il conto e non so mai dove sono arrivata con le ripetizioni.


per dire cosa ho deciso nel 2018

Le inchieste su Amazon si sprecano, siamo partiti da Report ben 5 anni fa che sollevava la questione delle tasse che non venivano pagate certo in Italia, all’hub piacentino con i contratti a chiamata, i turni massacranti e tutto quello che sentiamo in questi giorni.

Lo ammetto: non mi ero mai domandata cosa ci fosse dietro ad un click.
E ora come molti mi domanda se e quanto sia giusto comprare tramite amazon?

Credo che la differenza sia come quella tra gli onnivori che comprano tutto/comunque/ovunque, i vegetariani che evitano la carne ma mangiano uova e pesce, i vegani e i fruttariani.

Io non credo riuscirei ad essere intransigente: da un lato vivo in una città che ha delle serie difficoltà nell’offerta di prodotti e nella loro reperibilità (per non parlare del trasporto). Provate a immaginare di voler comprare, ad esempio, una stampante. Prendere due o tre mezzi di cui uno è un vaporetto, andare in un centro commerciale in terraferma e poi portare a casa il tutto senza avere un mezzo di trasporto.
Dall’altro è anche vero che per l’acquisto di beni standard mi reco comunque in un grande magazzino (aperture festive, domenicali, serali…c’è anche questa questione) e quindi mi affido alle catene.

Se amazon sfrutta i suoi lavoratori è anche vero che i commessi della grande distribuzione non se la passano particolarmente bene.

Acquistare on-line attiva l’economia (trasporti su terra, acqua, consegne) e incide sull’inquinamento,  acquistare nei negozi salvaguarda – in parte – l’economia del territorio però le grandi catene fagocitano comunque i piccoli commercianti.

Acquistare on-line consente un risparmio spesso notevole che grava però sulle spalle dei piccoli produttori. E come cerco di comprare verdura a Km 0 così posso farcela con una televisione?

Io non voglio essere una di quelle che boicotta per principio le multinazionali, voglio solo provare a fare un acquisto critico.

E quindi il mio buon proposito per il 2018 è: evitare gli acquisti on-line. 
Viaggi esclusi.


lista di galleggiamento

A Venezia pare ci sia un termine tecnico per indicare la possibilità di fare un esame medico senza sapere quando.
Un giorno telefono al centro di prenotazioni e dopo una lunga telefonata mi dicono che l’esame da me richiesto si più prenotare solo di persona.
Allora mi reco in reparto e uno strano signore molto cinematografico mi dice che non può darmi un giorno, che mi chiameranno e mi diranno, intanto si fa fotocopie delle mie carte (tra un po’ anche della suola delle mie scarpe) e mette tutto in una cartellina.
“E’ la lista di galleggiamento…”
E mi invita a uscire.
Questo accadeva a settembre.
Sono basita, ma domani uscirò da questo limbo!


per favore, smetti di studiare

Ecco, ho fatto un esame per me molto importante e ho preso l’abilitazione come guida nazionale.
Al di là delle lotte intestine nel mondo del turismo tra guide locali e neo-guide nazionali, è un bel traguardo, desiderato e soprattutto sudato.   Continua a leggere


progettare è darsi speranza

Con un’agenzia faccio delle passeggiate tematiche che progetto direttamente, quindi sono le mie creature.
Su alcune credo poco e invece ottengo feedback stupendi, altre mi sembrano la quintessenza della bellezza e nessuno le prenota.
Ieri facciamo un riepilogo della stagione e pensiamo a nuove proposte per il 2018.
A me queste cose entusiasmano, addirittura mi propone date fisse e altri tour.
Poi penso al percorso medico che sto seguendo e alla svolta che dovrebbe esserci e sono terrorizzata e felice.
Poi penso alle altre agenzie, allo stanzone e a come potrei organizzarmi serenamente.
Poi penso a quell’idea sempre più necessaria di avere un figlio e devo solo stringere ai fianchi.
Poi torno in ufficio e siamo io, la mia compagna di banco, il mio capo, l’altra collega…e sale la tristezza.


inammissibile

Un’agenzia mi chiama all’ultimo minuto per un’escursione serale che a Venezia va letta come: buio (la città ha un’illuminazione piuttosto fioca), umido, nebbia, tutto chiuso.
Una cinquantina di persone divise sui taxi per poi fare il giro in città.
Ogni taxi contiene 10-12 persone.
I taxi sono barche.

Una coppia ha seri problemi di mobilità e ad un certo punto inizia la lamentela.
“E’ buio, non si vede niente, non c’è luce. E poi pensare di usare quelle barche così scomode, piccole, basse, ma lo sa che esistono gli autobus?”
La signora prende fiato.
“Veramente, signora, Venezia non ha strade, ma solo calli e canali. Non abbiamo le macchine.”
“E’ inammissibile una città senza strade e autobus comodi per i turisti e che il mio agente di viaggi mi abbia mandata qui!”
Inutile provare a spiegarle l’unicità di Venezia.