Archivi categoria: vita da segreteria organizzativa

al negozio bio

Una collega, durante una cena, raccontava che aveva trovato uno spasimante davanti alle carote al supermercato bio.

Oggi ero al supermercato bio, stavo comprando la tapioca, quando un bel tizio domanda alla commessa se c’è un tipo particolare di avena per il porridge.
Io: “anche questo è buono…io lo faccio…”Lui: “questa roba è per mia moglie”

Colpita e affondata.
Megli ritorni nel mio guscio.


sotto l’albero

Quest’anno mi sono fatta un regalo inatteso (oltre ad un inevitabile paio di scarpe): un lavoro, con un contratto, con i buoni pasto… 

E così ridimensiono i miei progetti, il mio “piano salute” cambiando palestra, riaprendo il tag “vita da segreteria organizzativa”, lasciando in cassetto la tuta e reiventandomi uno stile.


sei meravigliosa ma…

Dopo un lungo scambio di e-mail con un tizio dall’estero per dei documenti che non mi vuole mandare, mi arriva l’ennesima missiva.

“Cara AmandaBlack,
che bel nome che hai, è una bella combinazione di suoni che si addice ad una persona empatica, intelligente e forse un po’ troppo autoritaria a volte. Io non ti mando quei documenti!” (e prosegue per altre dieci righe)


ordinaria amministrazione

Litigo con lo spazzino (o meglio con l’operatore ecologico) che minaccia di chiamare il “gestore”. Chi sia codesta entità superiore non è dato sapersi, ma io mi adeguo.
“Me diga coxa goi da far eo fasso.”
“Bon, xe vedemo doman.”
Perché alla fine per risolvere un problema a volte basta parlare la stessa lingua.

La sveglia suona alle 6,30, troppo presto per fare colazione, mando un sms alla collega che mi sostituisce in aeroporto, mi vesto ed esco di casa.
Il mio capo è in ritardo, mi avvisa e mi dice “allora fai te i report”.
Andrebbe tutto bene se non fossero almeno due anni che non li faccio da sola, allora con gli allestitori segnalo ogni macchietta, ogni pelucco e alla fine vengo mandata a comprare delle lampadine.
Meglio così.
Dieci minuti dopo la mia dipartita aprono un imballaggio e il vetro è rotto.

Marco il barista mi ha offerto il caffè, nel frattempo mi godo 5 minuti di silenzio e mi preparo…


questioni di dress code

La notizia positiva è che da questa mattina non ho ancora smagliato le calze.
Argomenti seri nel post di oggi, ovviamente.

Ieri, consapevole di dover stuccare, scartavetrare e spostare “cose” avevo una maglietta sbrindellata, i jeans (che mi cadevano) e le all-star.
Oggi, invece, ho fatto più o meno le stesse cose, soprattutto ho spostato “cose” ma indosso una gonna a tubino, una magliettina carina, le calze, uno smalto chanel (non uno: il 505) e soprattutto le scarpe con il tacco.
Non so dire se erano peggio i pantaloni cadenti di ieri o l’equilibrio incerto di oggi.

Sopravviveremo anche a questa biennale, l’importante è avere le proprie certezze: male ai piedi, mal di testa, sonno, fame, stress diffuso, un capo paranoico, un piano abbigliamento per una settimana, un piano pasti in frigorifero e la certezza che tutto questo, come sempre, avrà una conclusione. 


scrivanie scabrose

In ufficio arriva il tecnico dei pc per installare la mia nuova postazione.
Per sveltire il tutto decido di dargli una mano.
Ad un certo punto dico
“Io vado sotto alla scrivania, Lei sopra e me lo passa.”
Il cavo, ovviamente.
Ho bisogno di ironia nella mia vita se questo sta diventando il livello delle mie conversazioni.


l’arte del parafulmine

Oggi il mio capo ha una giornata no.
Io, per fortuna sua, ho dormito poco e in modo non naturale, ma soprattutto fino a dieci minuti fa sono stata sommersa di lavoro.
Sprecare energie per litigare con lui non mi è sembrata una buona idea.
E così sono stata il suo parafulmine per un trasporto mal riuscito, per un fornitore che non rispondeva alle sue mail, un architetto che si fa negare al telefono, una carta scelta male, una scatola di tonno troppo piccola e altre piccole facezie.
Lui ha alzato la voce e io mi sono bevuta un tea.
Lui ha detto “non ce la faccio più” e ho pensato che volevo andarmene pure io.
Lui si è rassegnato e io ho letto un giornale on-line.
Per una volta non mi sono fatta cogliere dall’angoscia (neanche male dopo 7 anni) o forse non è successo perché ho un’ansia a livello costante che mi accompagna e mi culla.