l’arte del parafulmine

Oggi il mio capo ha una giornata no.
Io, per fortuna sua, ho dormito poco e in modo non naturale, ma soprattutto fino a dieci minuti fa sono stata sommersa di lavoro.
Sprecare energie per litigare con lui non mi è sembrata una buona idea.
E così sono stata il suo parafulmine per un trasporto mal riuscito, per un fornitore che non rispondeva alle sue mail, un architetto che si fa negare al telefono, una carta scelta male, una scatola di tonno troppo piccola e altre piccole facezie.
Lui ha alzato la voce e io mi sono bevuta un tea.
Lui ha detto “non ce la faccio più” e ho pensato che volevo andarmene pure io.
Lui si è rassegnato e io ho letto un giornale on-line.
Per una volta non mi sono fatta cogliere dall’angoscia (neanche male dopo 7 anni) o forse non è successo perché ho un’ansia a livello costante che mi accompagna e mi culla.

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alto profilo

Levataccia mattiniera: pronta a combattere questa giornata.
Mi aspettavano una riunione superaffollatanoiosa, dei trasportatori, gli allestitori.
Ero pronta.
“Abbiamo un’emergenza!” Mi dicono ad un certo punto.
Quale potrebbe essere mai?
Portare delle giappe a scegliere dei tovaglioli abbinabili ad un tovagliato mai visto, ad un cuoco zen, ad un palazzo storico.
Quattro ore!
Stremate le ho portate a mangiare da un bacaro, ci sarebbe stata bene una birra, ma non era il caso.

vi prego non maggio

Ecco, il mese di maggio è cominciato.
Angoscia, paura, ansia, sesto senso all’erta, nausea, stanchezza, agenda sovraffollata, insonnia e brufoli si sono manifestati tutti insieme questa mattina.
Non sono pronta.
Ho rinunciato alla piscina, alla palestra, ho ancora una domenica per fare scorte alimentari in frigo, un piano pranzi/cene sulla lavagnetta in cucina e lasciare che la mia vita per un mese vada a scatafascio.
Vorrei risvegliarmi a metà giugno.
Un anno più vecchia, con le mostre iniziate, la baraonda passata, tutti i problemi risolti.
Non sono pronta.

Per dirne una: penso ad una pratica amministrativa che va fatta. In quel preciso momento entra la mia collega in ufficio. Lei sa che siamo in ritardo, glielo dico da settimane…eppure ho un groppo lì, alla bocca dello stomaco, come fosse solo colpa mia, mi tremano le mani e sono prossima all’iperventilazione.

Non sono pronta.

come ogni volta

Ogni volta penso che non ci possa essere una mostra più difficile di quella che sto facendo in quel preciso momento.
Poi ci sono quei momenti di pausa con le mostre facili che stanno in piedi da sole e tutto sembra splendido, tutti sono in armonia, tutto torna.
E poi…e poi arriva una mostra ancora più complicata sotto tutti i punti di vista rispetto all’ultima.
E ci sono problemi di contratto, di umidità, di temperatura, di protocolli, di personale, di allestimento, di autorizzazioni, di relazioni…dite un argomento e c’è un problema.
CapoCuratore che ha ancora i nervi abbastanza saldi ma è prossimo al crollo ha cominciato con il ritornello “o sarà un atroce fallimento o un grande successo” e poi sembra il bianconiglio “siamo in ritardo su tutto!” e accidenti se ha ragione.
Io comincio lentamente a cedere: ho paura di rispondere al telefono.
Oggi ho risolto un problema che poteva essere disastroso causato da un trattino tra due numeri (-) solo perchè ho fatto casualmente una telefonata. Ma non sarà nè il primo, nè l’ultimo.
E dunque…se la prossima grande mostra sarà più difficile di questa…dove andremo a finire? alla neuro…nella migliori delle ipotesi.

quando le cose si collocano da sole

Adoro i giorni in cui i problemi trovano naturalmente la loro soluzione come in un fluire di qualcosa di più grande.
Quando trovo persone elastiche con cui saltare la corda.
Quando gli impegni non si sovrappongono e si riorientano sull’agenda come per magia.

E così la lezione dei preti è stata spostata inaspettatamente e giovedì andrò a cuor leggero alla laurea della Bestiaccia (ma soprattutto non dovrò mendicare degli appunti altrui).
E così un trasporto che sembrava complicato si è risolto.
Una consegna ha trovato il modo di partire e di arrivare in tempo.
Un’artista ha preso probabilmente la sua dose di xanax e oggi è molto più tranquilla.
Un libro che ho ordinato da am#zon (per la prima volta) è arrivato senza problemi.

Fossero tutti i giorni così.

a volte l’intuito

Stiamo tagliando il capello in quattro su un contratto.
Appunti, note, riferimenti incrociati…
E poi…
E poi mi accorgo che manca una cosa fondamentale e gongolo perchè sono l’unica tra qui e l’altro museo che se ne è accorta.
Adesso sarà dura, ma mi godo i cinque minuti di gloria (e i contatti nel cassetto dato che ci avevo pensato diversi mesi fa).

Il drago di Komodo

Una specie di artista ha un bambino di 5 anni iperattivo. Dopo averlo intrattenuto ieri per 40 minuti parlando di dinosauri e draghi di Komodo (argomento che come e’ ovvio mi appassiona e sul quale e’ evidente una mia conoscenza enciclopedica) oggi ho chiesto a sua madre e agli amici di codesta donna se c’era un modo chimico per placarlo. Hanno proposto una canna….
Ad un certo punto l’ho trovato che si lanciava contro un muro, ma mi sono preoccupata più per le foto appese e per le pratiche dell’assicurazione, allora l’ho minacciato di buttarlo nel pozzo in corte e poi ho detto al mio capo: esercita una volta tanto il tuo potere con uno sguardo truce e fai qualcosa. Ecco, il capo curatore se ne e’ andato, io ho isolato il bambino in corte e non lo tiro fuori finche non e’ finito tutto.
E ho fatto presente che a me i bambini non piacciono decisamente…posso sempre dimenticarmelo in corte, farei un favore anche a sua madre.