il dolore

Chi mi legge sa che ho un rapporto strano con il dolore: inutile provarlo, ci sono gli antidolorifici e tanto vale usarli.
A volte nella mia vita anche abusarne.
Da che sono rimasta incinta non ho più potuto usare il mio arsenale e quelle poche volte che mi sono concessa qualcosa, beh era il paracetamolo che per una come me è come usare i fiori di Bach* per la gastrite.
Per preparmi al parto ho firmato tutte le carte possibili e immaginabili per la peridurale, poi arrivo in ospedale e alla domanda “mah, posso avere qualcosa?” il medico di guardia guarda fuori dalla porta e risponde candidamente: “Signora, doppio festivo.”
Eh, sì, perchè se a Venezia partorisci naturalmente dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, purchè non festivo, puoi sperare di incontrare quel figo dell’anestesista, altrimenti affidati all’assoluto (come dice l’ostetrica).
Eppure in tutto questo ambaradan io sono sopravvissuta, anche se ora desidero solo un prosecco e una buona droga.

* sì, non credo nè all’omeopatia nè ai fiori di Bach, mi dispiace.

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maternità e dca

Sopravvisuta alla gravidanza con un dca e una sleeve gastrectomy ora sto affrontando la maternità, anzi, sto affrontanto la famosa quarantena.
Facile?
Non direi.
Impossibile?
Non direi.
Più che altro è cercare ogni giorno di convivere con la paura e con l’unico modo che conosce il mio corpo per arginarla, ovvero mangiare.
Paura dell’inatteso, della capacità che ha the rurgat di evolversi e crescere ogni giorno, con la consapevolezza di non essere spesso “abbastanza” per lei, paura che lei mangi troppo/troppo poco/male, paura di non capirla…
E poi bisogna conciliare il tutto con la fame, i bisogni di sostanze che il mio corpo richiede in fase di allattamento, con questo “nuovo” corpo capace di produrre “cose” che fanno crescere the rugrat.
E quando sono sola un’ondata di emozioni che in parte conosco e in parte sono nuove e inesplorate mi travolge e lì ci si confronta con il dca.

Benvenuta in questo nuovo mondo!

la smanfara

A Venezia si usa il termine “smanfara” per indicare una persona che ha un caratterino non indifferente, dice sempre la sua, si fa valere, si fa amare, è un po’ ammaliatrice, riesce a fare quello che vuole.
Non è un termine cattivo, ma indica un tratto del carattere piuttosto da vecchia comare.
Ecco, the rugrat è così.
Ieri, dopo una giornata di lacrime e strilli, ha avuto visite e ha fatto la splendida e i suoi fan a dire “ma è deliziosa, buonissima…”
Ecco.
Appunto.

questa vita a due

Prima che the rugrat venisse al mondo non mi consideravo madre, ho aspettato che emettesse il suo primo strillo per dire al mondo che esisteva veramente.
Adesso le mie giornate sono scandite dai suoi tempi e io sono diventata “la mamma di…” e così sono andata in Comune a registrarla, all’agenzia delle Entrate per il codice fiscale, all’open day del nido, al gruppo del consultorio.
Perdo la mia identità?
Probabilmente no, semplicemente ne acquisto un’altra e per una parte del mondo sono una mamma.
Intanto aspetto di sentirmi veramente dentro “mamma”.

date rosse

Ricordo che AnnastaccatoLisa quando si è sposata ha detto: voglio una data rossa.
Nel mio lavoro le date rosse sono quelle in cui c’è troppo da fare e mille agenzie ci cercano per la stessa ora per cento servizi diversi.
Per le persone normali invece si intende data rossa le festività non mobili che sono sempre colorate di rosso sul calendario: Natale sarà sempre il 25 dicembre, ferragosto il 15 agosto, l’Immacolata l’8 dicembre.
Tra le date rosse c’è anche l’Epifania che solitamente tutte le feste si porta via ma che in questo caso mi ha portato the rugrat alle 13.04.

 

normalmente incasinata

Ok, manca poco.
Io sono tecnicamente in maternità, faccio analisi su analisi, frequento corsi di preparazione alla nascita, frequento altre donne gravide, compro prodotti omeopatici che dovrebbero aiutare qualcosa.
Insomma, faccio quello che la società si aspetta che io faccia.
Eppure sono terrorizzata non tanto del parto, quanto del non volere bene a the rugrat, ho paura di aver voglia di non avere niente a che fare con questo nuovo essere, ho paura che non sia sano, che non lo sia abbastanza, che io non sia abbastanza per lui.

Ce ne faremo una ragione.

cose di cui non vorreste leggere

Avere un disturbo alimentare è come convivere con una dipendenza ma senza scorciatoie o surrogati.
Io convivo con il mio DCA da 21 anni, è parte di me, è la mia zona di sicurezza e sto lavorando da anni su come far sì che non mi rappresenti.
Mai avrei immaginato la mia vita con un DCA e una gravidanza in corso, soprattutto non dopo un intervento di chirurgia bariatrica. Continua a leggere