il tempo

In ufficio mi hanno proposto un rinnovo temporaneo del contratto e io ho chiesto di poter avere un par-time.
Perchè?
Perchè voglio dedicarmi del tempo, mantenere i contatti con le agenzie con cui già lavoro, visitare mostre, formarmi, riposarmi.
Voglio imparare a gestire il mio tempo, godermi il vuoto, imparare a gestirlo senza paura.
Si cambia.
Si cresce.

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mai essere troppo ottimisti

Vado in farmacia ormai tutti i giorni.
E nel mentre di questa splendida convalescenza mi è venuta una laringite batterica.
Il che ha voluto dire: febbre, muco, linfonodi del collo e gola ingrossati, mal di gola, ma soprattutto sono stata afona.
Appunto, vado in farmacia perchè ho finito le fialette per l’aerosol.
Indico al mio AmatoFarmacista cosa mi serve.
“Ancora senza voce?” Io annuisco “Sei praticamente la donna perfetta da sposare”
Allora, lui sa che rimango senza voce almeno tre volte l’anno, non porto una fede al dito, forse siamo fatti per vivere felicemente insieme?

ogni giorno meglio

Ieri sono rientrata in ufficio dopo due settimane di malattia.
Concentrazione pari a zero, stanchezza infinita, un’ora per trascinarmi a casa, mi sentivo un lumino consumato.
Una cosa ho imparato dal mio corpo in questi anni: io ho bisogno di idratarmi costantemente e di integrare i sali minerali.
Sembra un’emerita sciocchezza, ma io funziono così se voglio stare in piedi.
E in effetti ieri sera ho comprato un energade (piuttosto che l’unica marca presente al supermercato) e mi ha restituito lucidità.
Tant’è che oggi quello diluito in acqua sciéta (in dialetto vuol dire liscia-inodore-incolore-insapore) mi ha cambiato la giornata.
Per carità, dopo il lauto pranzo a base di vellutata di zucca mi sono comunque addormentata in sala ristoro vicino al mio collega che giocava con la playstation e se fosse stato per me mi sarei accoccolata sulla sua spalla e avrei tirato almeno le 16.
E poi Lui mi ha detto che gli manco.
Ecco, forse è stato questo a migliorare il pomeriggio.

wonderwoman

Visita di controllo dal chirurgo.
“Allora, Amanda, niente piscina e niente addominali per un mese.”
Sorrido.
Chi non vorrebbe vedersi vietati gli addominali?
“Quindi posso tornare in palestra?”
“Con calma, sarai un po’ debole.”

Ho riso quando ha detto “sarai un po’ debole”.
Non ci credo, io sono iperattiva, ho una marea di cose da fare per rimettermi in pari, persone da incontrare…
Stamattina esco per andare a preparare una visita guidata non troppo lontano da casa.
Dopo un’ora non mi reggevo in piedi.
Mi sono dovuta sedere per recuperare energia.
E dopo il “lauto” pranzo ho dormito per dure ore.
Perchè in effetti sono un po’ debole.

l’onda delle emozioni

Sono in convalescenza a casa e, a dire il vero, speravo di non restare ferma ma di ributtarmi nel lavoro.
Uno dei miei problemi è affrontare il vuoto senza programmare migliaia di attività o in alternativa di usare il cibo come sostituto.
Ricordo di aver letto/sentito che il Disturbo Alimentare è al pari di una dipendenza, ma se un alcolista può smettere di bere alcolici, una persona normale non può smettere di mangiare. Soffrire di DCA significa lottare ogni giorno con la propria dipendenza.
Quindi stare a casa (anche se riordino i libri o spolvero) significa chiacchierare tutto il giorno con i miei demoni interiori, cavalcare quell’onda di emozioni e cercare di non farmi sopraffare.
Per carità, niente è impossibile.
Speravo solo che l’euforia post intervento durasse un po’ di più.
Ma come dicono tutti: l’intervento non era al cervello.

ora di tornare a casa

Finito il ricovero, fatte le medicazioni, sono stata dimessa.
Tutto era stato organizzato al millimetro e ovviamente tutto è stato scombinato dalla realtà.
Ma è ora di tornare nella vita vera, affrontare nuovi e vecchi demoni della mente che si rifanno vivi e sussurrano strane cose, di ricominciare di nuovo e soprattutto capire che ne sarà – ad esempio – del mio lavoro.