inammissibile

Un’agenzia mi chiama all’ultimo minuto per un’escursione serale che a Venezia va letta come: buio (la città ha un’illuminazione piuttosto fioca), umido, nebbia, tutto chiuso.
Una cinquantina di persone divise sui taxi per poi fare il giro in città.
Ogni taxi contiene 10-12 persone.
I taxi sono barche.

Una coppia ha seri problemi di mobilità e ad un certo punto inizia la lamentela.
“E’ buio, non si vede niente, non c’è luce. E poi pensare di usare quelle barche così scomode, piccole, basse, ma lo sa che esistono gli autobus?”
La signora prende fiato.
“Veramente, signora, Venezia non ha strade, ma solo calli e canali. Non abbiamo le macchine.”
“E’ inammissibile una città senza strade e autobus comodi per i turisti e che il mio agente di viaggi mi abbia mandata qui!”
Inutile provare a spiegarle l’unicità di Venezia.

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colori

Sono in “pausa non sigaretta” nel giardino dell’ufficio.
Passa davanti a me una turista vestita di nero con scarpe sportive e golf verde acido.
La guardo sogghignando e dico alla collega:
“Guarda quella lì!”
Lei aspira il fumo e impassibile commenta:
“Come te…”

Ero vestita tutta di nero, avevo scarpe e pullover rosa.


affranta, cammino

LaStrizza continua a dirmi che non ho mezze misure: o vedo tutto nero o tutto bianco, o è una tragedia oppure niente…
Le mie gradazioni di colore non sono particolarmente varie in questo periodo, l’umore è in fase calante (anche per via del cambio di stagione) e poi ci sono le delusioni della vita, la stanchezza che a fine stagione turistica si fa sentire.
E mi sento intrappolata nella routine, negli impegni che ho preso senza considerare che ho bisogno di tempo per respirare, che un giorno ogni tanto dovrei riposarmi e dormire, prendermi cura di me.
Sono stanca.
Sono affranta.
Vorrei essere altrove.


sveglia! è ora

Mi sveglio di soprassalto.
Penso che ho ancora troppo sonno.
Faccio colazione svogliatamente.
Mi lavo i denti.
Pantaloni.
Maglietta frugando nell’armadio.
Calzini.
Scarpe.
Prima di uscire guardo l’ora, giusto per capire che vaporetto prendere.

Erano poco meno delle 2.30.
Del mattino.
Mi sono spogliata e sono tornata a letto.


gli esami non finiscono mai

E neppure le buone abitudini, vorrei dire.
Sto dando l’affondo finale allo studio per l’esame da guida, per fortuna un’agenzia mi ha disdetto questa domenica lavortiva e quindi ho 24 ore quasi ininterrotte per studiare o per lo meno per arrivare al punto di svolta.
Una delle strategie che ho per studiare bene è: non essere immersa nel silenzio e cucinare.
La cucina impone un tempo di attesa, alzarsi, controllare, lasciar riposare e poi c’è il profumo.
Inizia il freddo e con l’occasione di questa giornata studiosa ho messo in forno una ciambella senza tutto (senza uova, senza latte, senza burro…) che probabilmente non mangerò, perchè a me basta cucinare, e che porterò in ufficio domani.

Purtroppo per gli esami medici cucinare non serve.


un’estate volata via

Sì, per me l’esatte è finita.
A Venezia sono state posizionate le passerelle per l’acqua alta, io ho messo la coperta, le giornate sono corte, i vaporetti al mattino o saltano le corse o sono pieni (o tutte e due), al bar hanno ricominciato a fare la pasta al forno per pranzo, la palestra ha riaperto, io esco con il soprabito. 

Estate che avrebbe dovuto esserci, ma che non c’è stata o che avrebbe dovuto essere diversa.

Quest’anno doveva andare diversamente: tempi, lavori, modi e attitudini diversi. 
Rimando al prossimo, ma la sensazione di non avere abbastanza tempo per fare tutto mi resta.


perseverare è diabolico

Dopo il fallimentare viaggio in Sicilia per prendere un’abilitazione da guida, ci riprovo in un’altra regione, insieme ad una masnada di gente che ha capito che è inutile attraversare l’Italia per farsi del male, ma conviene stare vicino a casa.
Qui sì ho l’ansia da prestazione.
Per fortuna questo viaggio – oggi – è solo esplorativo.