non è più quello di una volta

The rugrat ha avuto febbre e otite per tre giorni, ovviamente a Natale, ora si è ripreso alla grande, in compenso la famiglia è decimata tra bronchite, febbre, mal di testa, spossatezza e per fortuna abbiamo fatto tutti il vaccino antinfluenzale.

Ma non è solo la salute a non essere più quella di una volta, ma anche i ritmi (stare a letto a poltrire, stare a tavola a giocare a scarabeo durante le feste) e i soldi.
Mi faccio due conti in tasca e devo decidere cosa tagliare anche dell’indispensabile.
E fa male.

torneresti mai indietro?

E’ una domanda che ci si fa spesso.
Non tornerei agli anni della mia adolescenza neanche se mi pagassero.
Anni bui, difficili, tristi, pesanti.

La maternità mi ha cambiata?
Ovvio.
Voglio bene a the rugrat?
Certamente.
Tornerei indietro?
No. Quel 18 aprile avrei declinato l’invito, oppure avrei agito diversamente dopo, oppure…con il senno di poi avrei fatto mille cose diverse e ora, nel mio mondo parallelo, sono una donna single, felice, che lavora serenamente con i suoi turisti.
Nella realtà sono una madre sola, che deve cambiare casa, sopraffatta dalla burocrazia e dall’acqua alta, spesso stanca, un po’ triste, che lotta con un dca che si fa risentire.

Ecco, mi manca la lieta serenità di quei giorni perfetti.

cronache di un’alluvione – 1

C’è stata una marea eccezionale.
187 cm.
Io sto traslocando.
Da sola.
Con the rugrats.
Ho avuto paura.
Sono stata aiutata.
Ho levato l’acqua per tre volte e domani replicheremo.
Sono grata per l’aiuto, provata dalla stanchezza, impaurita quando partono le sirene, rassegnata.
E ho una paura fott*ta di cambiare casa.

c’era una volta e c’è ancora

C’era una volta un blog dove scrivevo tutti i giorni.
Poi alcune interferenze e la maternità mi hanno frenata, anche perchè non voglio scrivere solo per lamentarmi.
Tra i grandi cambiamenti in atto c’è l’inserimento al nido di The rugrat che dovrebbe consentirmi di riprendere ritmi e abitudini più umani.
Mi tengo stretti i miei turisti che fanno quattro passi fuori da Piazza San Marco e mi domandano se hanno cambiato città o se sono ancora a Venezia.
Queste, obiettivamente, sono le piccole cose che mi tengono a galla.

Identità

A Venezia il concetto di “cittadinanza” è piuttosto netto. Ci sono molti abitanti, ma pochi veneziani ovvero quelle persone che sono nate in centro storico da genitori e nonni residenti da illo tempore. Una mattina all’ufficio postale una signora si lamenta della coda causata da un signore sulla settantina. Un altro signore in coda si lamenta e chiede alla sua vicina se è veneziano.

“no xel na qua, ma staeo in fondo al campo, par là. Eo vedo poco manco de 60 ani.” (Non è di queste zone, ma vive in fondo al campo, da quella parte. Lo vedo da poco meno di 60 anni)

Gli utenti in coda decidono quindi di non lamentarsi anche se il signore che crea la coda non è veneziano. Fossi stata io che vivo qua da 12 anni (e parlo dialetto) o un turista avrebbero fatto il finimondo.