le tradizioni

DSCN1286.jpgDa qualche anno abbiamo deciso che a ferragosto ci possiamo dedicare a Venezia e riscoprirla.
Se non fosse per il caldo e l’umido, probabilmente, faremmo di meglio.
Intanto abbiamo preso un vaporetto, poi un autobus che è stato imbarcato su una motonave e siamo approdate a Pellestrina.
Un viaggio.
Letteralmente.


cambiamenti

I cambiamenti non mi piacciono, ma cerco di affrontarli, sto imparando ad affrontarli.

LaStrizza ha cambiato studio e ieri ho conosciuto la sua sostituta. Non è stato facile, ma ho pianto ugualmente bene.

L’esame è stato un fallimento, non per questo non tornerò mai più in Sicilia (forse a Messina no), ma ho il piano B e C per prendere questa maledetta abilitazione come guida.

Il lavoro sta cambiando: mi hanno chiesto di dimettermi per poi riassumermi a settembre. Tecnicamente sono disoccupata ma l’ufficio ha un diritto di prelazione su di me. Non mi sento in vacanza, ma neppure disoccupata.

La bestiaccia ha problemi al lavoro, forse andrà via da Venezia e io sarò un po’ più sola o forse definitivamente sola.

Sto affrontando una grande paura che potrebbe portare ad una svolta nella mia salute.


La debacle

A volte, anzi spesso, le cose non vanno come dovrebbero, o meglio come vorremmo. Sfidiamo la sorte, le nostre capacità e succede che il mondo ci è contromano e si fa un tonfo. Io ho fatto un grande tonfo, c’è ancora il buco per terra, cerco di analizzare dove ho sbagliato, perché nel momento topico mi sono fatta travolgere da un attacco di panico che mi ha bloccato il respiro, la voce, gli occhi, la mente. Cerco di non incolparmi degli errori, delle mie debolezze, del flusso della vita. Mi ripeto che è solo un momento della vita, che le persone che mi hanno esaminato non le rivedrò mai più, ch può succedere, che io non sono questo momento. Però non è facile, per lo meno non di fronte alle sfide che ho di fronte.

E vorrei solo dormire e non svegliarmi per non pensarci mai più.


Una grande verità

Purtroppo siamo famosi nel mondo anche per qualcosa di negativo, quelle che voi chiamate piaghe. Una terribile, e lei sa a cosa mi riferisco…. è L’Etna, il vulcano che quando si mette a fare i capricci distrugge paesi e villaggi. Ma è una bellezza naturale…… eee ma c’è un’altra cosa, e questa è veramente una piaga grave che nessuno riesce a risolvere, lei mi ha già capito… è La Siccità… da queste parti la terra d’estate brucia… è sicca, una brutta cosa… Ma è la natura… e non ci possiamo fare niente… Ma dove possiamo fare e non facciamo perchè, in buona sostanza purtroppo non è la natura ma l’uomo… dov’è?? E’ nella terza e più grave di queste piaghe, che veramente diffama la Sicilia ed in particolare Palermo agli occhi del mondo….eee lei ha già capito, è inutile che io glielo dico, mi vergogno a dirlo…….. è Il Traffico… troppe macchine… è un traffico tentacolare, vorticoso che ci impedisce di vivere e ci fa nemici famiglia contro famiglia…..».

Da Johnny Stecchino (1991)


per fortuna che conduco una vita sana

Da un paio d’anni ho ripreso in mano la mia vita e la mia salute, mangio bene, non mi strafogo più di lavoro con turni improbabili, mi prendo il mio tempo.
Insomma, dovrei essere un fiore.

Febbre a 39, nausea, mal di testa (anzi giramenti).
E così mi faccio da sola i test neurologici di base (naso-indice, mingazzini, muscoli facciali).
Sicura che tutto è in ordine mi nascondo a letto sotto le coperte.
Mi trascino dal mio medico inutile che mi sta alla larga “sei virale” e diagnostica “tonsillite batterica” e mi prescrive di bere tanta acqua e cinque giorni di antibiotico.

“Posso tornare al lavoro giovedì?”
“No.”
“Venerdì?”
“No e neanche sabato o domenica”


due settimane

Ho due settimane per recuperare un anno di studio e appunti che sono finiti nel dimenticatoio della mia mente che straborda come il magazzino di un accumulatore compulsivo.

Mi sento come a scuola, quando l’ultimo mese si cercava di recuperare un annata bruttina o come alla fine delle vacanze in cui si copiavano tutte le versioni di latino e greco che non erano state fatte.

Mi domando perchè non ho seguito la strada già battuta dai miei colleghi.

Oggi ho troppo mal di testa per piangermi addosso, devo solo sperare di non avere un attacco di panico come l’altra volta e di non avere troppe aspettative.
In fondo è solo un altro esame.


non è un abbandono (dice)

Io e gli abbandoni non abbiamo un buon rapporto.
Cerco di proteggermi, cerco di reagire, cerco di sopravvivere.
Sempre.
Ci sto lavorando anche su da quindici stramaledetti anni.

Andare in terapia è aprire il proprio stato più intimo ad un estraneo, gli concedi quello che non daresti neanche ad un amante o al tuo simbionte, parli di cose che non hai il coraggio di tirare fuori altrove e con chiunque altro, sei in una relazione così protetta che tutto il mondo fuori non può capire.
Nella terapia può, per un breve periodo, esistere un attaccamento forte al proprio terapeuta, quasi di patologica dipendenza, ma poi ci si lavora su e si trova un equilibrio e quando si è pronti ci si lascia serenamente.
E’ un percorso graduale e naturale.
Non è che si è guariti, ma si chiude un ciclo.
Anche qui, solo chi l’ha fatto può capire veramente.
A volte terapista e paziente non sono compatibili, come nei matrimoni, e allora ci si lascia, si divorzia spesso in modo emotivamente violento (come con AmataAnalista).

Io, la mia terapista giusta per questo momento, l’ho trovata.
Lei, con la sua solita voce bassa e gentile, oggi mi dice che lascia lo studio di Venezia, ma che se lo desidero una soluzione la troviamo, abbiamo tempo per prepararci, la tecnologia può venire in nostro aiuto.

E allora devo decidere se rescindere questo rapporto in modo drastico e doloroso come faccio di solito (con il rischio molto forte di tornare punto e a capo), se sostituirla o se prendermi il mio tempo e una volta ogni 20 giorni prendere un treno e andare da lei.

Nella mia testa so già la risposta.

Io merito di stare bene.