un’estate volata via

Sì, per me l’esatte è finita.
A Venezia sono state posizionate le passerelle per l’acqua alta, io ho messo la coperta, le giornate sono corte, i vaporetti al mattino o saltano le corse o sono pieni (o tutte e due), al bar hanno ricominciato a fare la pasta al forno per pranzo, la palestra ha riaperto, io esco con il soprabito. 

Estate che avrebbe dovuto esserci, ma che non c’è stata o che avrebbe dovuto essere diversa.

Quest’anno doveva andare diversamente: tempi, lavori, modi e attitudini diversi. 
Rimando al prossimo, ma la sensazione di non avere abbastanza tempo per fare tutto mi resta.

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perseverare è diabolico

Dopo il fallimentare viaggio in Sicilia per prendere un’abilitazione da guida, ci riprovo in un’altra regione, insieme ad una masnada di gente che ha capito che è inutile attraversare l’Italia per farsi del male, ma conviene stare vicino a casa.
Qui sì ho l’ansia da prestazione.
Per fortuna questo viaggio – oggi – è solo esplorativo.


anamnesi

La nuova psicologa mi ha dato i compiti da fare, se non che poi si è dimenticata del mio appuntamento e questo dovrebbe farmi riflettere.
Comunque, devo scrivere, buttarmi nel flusso di coscienza e scrivere.
E una cosa alla quale sto pensando per vari motivi che si collegano e creano un cortocircuito nel mio cervello.

Sto facendo delle visite mediche per una cosa che ho in testa e il medico di turno mi chiede la storia clinica familiare (argomento sul quale sono un po’ carente).
“Beh, mamma ha un po’ la pressione alta…papà…devo essere sincera non lo so. Penso sia vivo, ma non so come stia. Penso bene, mi avrebbero avvisato se fosse passato a miglior vita.” Il medico mi fissa, indaga. “Guardi, non ho notizie da 15 anni. Allora stava bene. E no, lui non c’entra più nulla con la mia depressione.”
E si passa ad uno strano sguardo un po’ compassionevole e un po’ ah, i tempi che corrono! per poi concentrarsi nuovamente su di me.

Me la cavo decisamente meglio con la psicogenealogia.


il mondo è un po’ strano

Oggi fa un po’ meno caldo e così sono andata in ufficio a piedi.
Mi fermo in piazza San Marco per fare una telefonata e mi imbatto in questa tizia giapponese:
ImmagineRimango ovviamente perplessa, la osservo attentamente: ha un pupazzo in braccio e ogni tanto lo posa davanti ad una gondola o davanti ad una colonna e lo fotografa. 
Mi avvicino: ha pure una parrucca e un’aria assolutamente felice.
Arrivata in ufficio il mio collega (laureato in giapponese) mi dice che esiste un manga che si chiama Aria e Aqua.
Leggo da wikipedia: “Anno terrestre 2301: sono ormai passati 150 anni da quando Marte è stato terraformato. Al pianeta è stato dato il nuovo nome di Aqua a causa dello scioglimento della quasi totalità dei suoi ghiacci, cosa che gli ha anche portato il soprannome di “pianeta dell’acqua”, mentre alla Terra è stato dato il nuovo nome di Man-Home. Akari Mizunashi è una giovane terrestre che si trasferisce su Aqua per imparare il mestiere di Undine, le gondoliere che fanno da guida turistica a Neo Venezia, riproduzione dell’antica Venezia terrestre ormai completamente sommersa. 
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i complaiers

I turisti, ma non solo loro, ti minacciano sempre di fare “complain” ovvero di lamentarsi con chi ti ha dato il lavoro.
Le lamentele in ambito turistico spesso servono a spuntare uno sconto, anche se va tutto bene ed è secondo contratto.

Ero in aeroporto, me ne stavo quieta ad aspettare altri turisti e parlavo con un autista del più e del meno.
“Dovrebbero fare la lista dei complaiers” dice lui.
“Cioè?”
“Dai 18 anni, appena fai un complain vieni schedato, così so che se hai fatto 10 viaggi e hai fatto 10 complain sei solo un gran rompipalle.”

Santa verità.


bookcrossing

Non trovo corretto condividere libri “brutti”, ma è ancora più scorretto buttare via un libro, anche se scritto male.
E così, dopo aver letto “Ischia” di Gianni Mura ho deciso che quel libro l’avrei lasciato sull’autobus che porta in aeroporto, con la speranza che lo trovi qualcuno che ha dimenticato le parole crociate a casa.
Però ho deciso anche di appuntare qualcosa, per lo meno chi lo avrà in mano è avvisato.
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le tradizioni

DSCN1286.jpgDa qualche anno abbiamo deciso che a ferragosto ci possiamo dedicare a Venezia e riscoprirla.
Se non fosse per il caldo e l’umido, probabilmente, faremmo di meglio.
Intanto abbiamo preso un vaporetto, poi un autobus che è stato imbarcato su una motonave e siamo approdate a Pellestrina.
Un viaggio.
Letteralmente.