cambio d’abito

Dopo un paio d’anni e più cambio template.
Questo a riprova della mia elasticità, apertura al mondo e del fatto che il karma gli ha fatto rompere il gomito cadendo in bici.
La prossima volta vedi che esce con me.

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il mio piede sinistro (cit.)

Questa mattina non avevo voglia di alzarmi, ho commesso un errore imperdonabile: ieri gli ho chiesto di uscire e mi sono dimenticata che, intanto, c’è la champions ma soprattutto è san valentino. 
Passi per il calcio che semplicemente mi fa passare per una donna che non si interessa del calendario delle partite, ma l’impressione che rischio di dare è quella di una pazza che vuole fiori e cioccolatini e amore eterno. 
Giuro, per me oggi è solo mercoledì. Anzi, sono le ceneri, diciamocela tutta.
Mi ero completamente dimenticata.
E quindi, con questa consapevolezza, sono rimasta cinque minuti in più a letto e ho visto l’inizio di un programma politico.

La domanda è: perché quando sono arrabbiata mi viene voglia di votare Adinolfi?
Speriamo mi passi entro il 4 marzo.

tornare con i piedi per terra

Seduta da LaStrizza, le dico che è stata una settimana buona, di questa nuova liaison e lei prontamente mette il dito nella piaga (perchè è il suo lavoro).

Io ho la ferma convinzione che quelli che dimostrano un interesse per me devono avere un problema, una parafilia di qualunque tipo.
Fondamentalmente credo di non avere il diritto di essere apprezzata così come sono e diciamocelo: anni di terapia, di disturbi alimentari, di depressione.
Neanche io uscirei con me.

E poi mette in discussione due grandi cose: mangiare insieme e il tema del rifiuto.
Sulla prima questione servirà un post ad hoc, sulla seconda ci sto facendo il callo.
Non voglio essere assillante, non ho 15 anni, devo accettare il fatto che se non mi richiama è perchè non mi vuole.
Punto.
Quindi torno con i piedi per terra, metto in stand-by le farfalle nella pancia, respiro, mi concentro sul lavoro e cerco di non generalizzare questo rifiuto, anche se dimostra che quello che io penso ha delle basi di profonda verità.

ora ricordo cosa non mi piace dell’amore

L’attesa.
La stramaledetta attesa in cui passo la mia giornata a guardare sul cellulare e ad aspettare che mi scriva.
Poi ritorno con i piedi per terra: io lavoro, lui lavora.
Io ho la mia vita, lui ha la sua.

Ma da quando gli uomini si fanno desiderare?
Dovrebbero essere le donne a tirarsela, non gli uomini.
Dovrebbe essere qui a dirmi: ti prego, usciamo! baciami ancora!

Maledetta infatuazione.

Signori, è stato un onore suonare con voi stasera

Nel film “Titanic” di James Cameron, durante il naufragio, i musicisti continuano a suonare e il violinista dice la battuta di cui sopra.
Oggi mi sono sentita come il violinista sul Titanic.
Oggi è stato l’ultimo giorno di lavoro nello stanzone, la società con cui lavoro ha perso l’appalto, un’altra azienda è subentrata e ci sostituirà dalla settimana prossima con delle audioguide.
Se fossi stata sostituita da un’altra guida non mi sarebbe dispiaciuto così tanto, ma da una registrazione è una cosa che fa male e poi mi domando come si possa interagire con un tablet che non ti guarda, non dimostra calore umano, non fa cose pazze come chiederti quali sono le tue preferenze e adeguare la visita guidata.
Oggi abbiamo dato sfogo alle nostre conoscenze, il nostro canto del cigno: visite lunghe, dettagliate, serene, a misura di visitatore (c’è da dire che ce n’erano anche ben pochi).
In realtà come dovrebbero essere sempre, in pratica come non si può fare per i tempi stretti.
Poi, in chiusura, ho rifatto un giro delle sale, ho salutato le mie opere, ho chiuso la biblioteca e ho detto addio.
E un po’ ho pianto.

parole tabù n.2

E’ qualche giorno che ho un umore ballerino.
In realtà proprio lagnosetto.
Ho controllato il calendario e non sono in SPM che a proposito di parole tabù vuol dire Sindrome Pre Mestruale.
Tradotto non ho la luna storta per gli ormoni.
O meglio c’entra un ormone: la serotonina.
E qui sarebbe da parlarne con il mio dottore che a proposito di parole tabù è il mio psichiatra che ha avuto l’idea di abbassare il dosaggio dell’antidepressivo.
LaStrizza dice che forse è una questione più di paura di stare male e di indeterminatezza della mia vita. E’ stata una seduta complessa quella di ieri. Catartica come non lo era da tempo.
Fatto sta che oggi sono arrabbiata, rabbiosa, vagamente aggressiva e con la lacrima in tasca.